aria di crisi. «PESCIA MUORE, SIGNOR SINDACO!»

Tempi duri per Oreste Giurlani, Sindaco di Pescia
Tempi duri per Oreste Giurlani, Sindaco di Pescia

PESCIA. Ho pensato molto se intervenire a questo Consiglio Comunale, poi mi sono detta che era mio dovere in quanto cittadina e vicina ai Consiglieri che mi rappresentano Angelo Morini e Paolo Varanini. La mia è una considerazione più che una domanda, ci vorrebbero forse due settimane e non basterebbero.

Mi rivolgo a Lei, signor Sindaco, in quanto principale rappresentante di questa amministrazione. La sua campagna elettorale, impostata su mille promesse regolarmente disattese, non ha portato alcun beneficio alla cittadinanza, anzi. Lo si percepisce dal malumore che aleggia fra la gente, la più povera, naturalmente, perché chi si può permettere ancora di passare le vacanze al mare, non fa molto caso all’andamento della Sua amministrazione.

Promise il decoro della città, se per decoro si intendono le fioriere, diventate ormai grandi portaceneri, o, peggio, gabinetti per cani, non ci vedo niente di tanto decoroso. Promise di non aumentare le tasse e quelle sui rifiuti sono raddoppiate, ricevute delle bollette alla mano, aveva promesso che si sarebbe interessato al Business Park, ma mai visto niente che lo riguardasse, ma si propongono gli alberghi orizzontali, dove nessuno con un po’ di intelligenza investirebbe i propri capitali di questi tempi.

Alle domande dirette si risponde con sotterfugi, addirittura all’ultimo Consiglio Comunale, dove i nostri rappresentanti chiedevano trasparenza su chi compone il Consiglio Comunale, siamo quasi stati derisi e poi ignorati, tanto che un consigliere ha dovuto richiamare all’ordine persino Lei signor Sindaco, ricorda? Io molto bene, anche questo è decoro.

Il programma di bilancio è stato presentato con delle slide, che da dove sono seduti i cittadini non si leggevano, ma il Vicesindaco, seppur tenendo in mano il microfono ci ha tenuto a parlare a bassa voce, cosicché noi poveri Vostri datori di lavoro, non capissimo niente. Non sono stati affrontati mai i problemi delle famiglie, eppure signor Sindaco, Lei è venuto nelle case dei Pesciatini e nei negozi a promettere ciò che già sapeva di non poter mantenere, e in città ci sono famiglie che non arrivano a fine mese e si rivolgono ai banchi alimentari, per sopravvivere. Un ospedale che sta andandosene pezzo per pezzo, ma che chi di dovere ben si guarda dal fare azioni che contrastino questo andamento. Lei era con i cittadini, disse, allora perché non ci resta? Cos’è che Le fa prendere le distanze?

Perché non ritorna oggi, ad esempio, alle Capanne che si degradano ogni giorno di più, come altri quartieri di Pescia, perché si pensa all’apparire, piuttosto che all’essere e al Pronto Soccorso le infermiere fanno una colletta ad una mamma che non aveva soldi per ritirare gli esami del figlio? Una società civile si basa sulla salute, casa e lavoro, previsti dalla nostra Costituzione, testo ormai polveroso e pieno di ragnatele, ma che per noi sessantenni è stato materia di studio a scuola e oggi appetitoso testo da cambiare rivolgendolo ad altri interessi.

Pescia muore, signor Sindaco, ma sembra che al momento attuale, interessi più Pinocchio e l’Expo, che le famiglie bisognose, che vengono aiutate da persone appartenenti a gruppi a Voi invisi.

Già, Pinocchio: lui sì che ne diceva di bugie.

Fulvia Pratesi

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