ARIANNA ANTINORI, LA REINCARNAZIONE DI JANIS JOPLIN

Arianna Antinori
Arianna Antinori

SANTOMATO. Si spara le pose, ma se lo può permettere e poi lo fa con naturalezza, con un senso di candido bipolarismo. Arianna Antinori, però, ieri sera, sul palco del Santomato live, in compagnia dei suoi cinque strumentisti, i Turtleblues, ha dimostrato ancora una volta come l’autodidattismo, che spesso significa dare libero e completo sfogo alla propria intimità, è una cosa che trascende. Tutto. E tutti.

E oltre a possedere un diaframma non comune, la romana cresciuta ai Castelli e trasferitasi, in piena adolescenza, a Vicenza, Arianna Antinori è una donna-impresa, una manager girl che fa rabbrividire. Dopo aver folgorato la platea attonita della sala da ballo del circolo di via Sestini e aver distribuito, con chirurgica partecipazione, abbracci e baci a quanti, tutti, si siano voluti complimentare con lei e con la sua carica esplosiva, Arianna, asciugamano attorno al collo, ha lasciato l’angusto palco e si è diretta all’angolo del salone, dove ha riposato, con profitto, il suo stand: fruits, spille, bracciali, il suo Cd, semplicemente nome e cognome e alcune immagini della sua musa ispiratrice, Janis Joplin.

“Canto da sempre – ci ha raccontato Arianna dopo aver distribuito, con la stessa intensità, una saluto fraterno a chi si è messo in fila per farselo autografare, il suo cofanetto –. Mio padre è un compositore, Walter Antinori e ho sempre respirato atmosfere musicali, in casa. Poi, l’estate che ha preceduto la separazione dei miei genitori e il trasferimento dai coli romani a Vicenza, a Livorno, dove trascorrevo le vacanze, un ragazzo mi ha fatto sentire Janis Joplin. E la mia vita è cambiata”.

A questo incontro virtuale e tuttora presente (parla di Janis, Arianna, come se l’avesse vista nel pomeriggio e avesse con lei un appuntamento il giorno successivo), aggiungiamoci anche la ciliegina, che è quella che un suo zio americano, con la cantautrice americana, abbia diviso i banchi di scuola. Il cerchio, dopo aver toccato Nadir, torna a Zenit e Arianna inizia a studiare Joplin. Ma non la musica, l’animo e stabilisce con l’icona del rock blues morta per overdose il 4 ottobre 1970 un contatto privilegiato. Arianna è poco più che una ragazza, ma dopo aver sentito alcuni suoi brani (letali quelli con Jorma Kaukonen, dei Jefferson Airplain), decide che la sua vita non possa essere che un’autentica riproduzione della ragazza di Port Arthur.

Arianna e i Turtleblues
Arianna e i Turtleblues

E crescendo, oltre che assimilarne le vibrazioni acustiche e l’assuefazione alla rabbia compulsiva, Arianna tende a somigliarle: è meno emaciata della sua fonte battesimale artistica, ma solo perché con la droga stabilisce distanze preventive e parallele, che non si incontreranno mai.

“Volevo essere lei, conoscendola – aggiunge Arianna Antinori – ma poi ho scoperto che la droga le aveva distrutto la vita. E allora ho deciso che la mia rabbia e la mia forza dovessero dirigersi in un’altra direzione, quella dove invece che demolire si pensa e si prova a costruire”.

È attorno a questo inossidabile principio che Arianna ha costruito la propria esistenza. È una professionista della musica, da otto anni. Le note e i solfeggi continua ad ignorarli, come ha sempre fatto: non è spocchia, come le pose che si spara sul palco, ma è la sua natura; se dovesse addomesticare la propria carica sonora alle ferree leggi dello spartito e dei vocalismi, Arianna finirebbe per perdere qualcosa in creatività.

Arianna mentre firma il suo Cd
Arianna mentre firma il suo Cd

Gli strumentisti che le gravitano attorno lo sanno, di avere a che fare con una piacevole anarchica e allora si adeguano loro, ai suoi battiti cardiaci, perfettamente sintonizzati sulle note che sono l’arco dal quale partono dardi velenosi verso il pubblico, che segue, muove dapprima la testa, poi le gambe e infine si alza, per abbandonare quel tavolino piccolo borghese attorno al quale hanno consumato la bevuta compresa nel prezzo e si mettono a ballare.

Durante la serata di Janis Joplin memory, Valeria Neri, un’altra voce che deve avere la pazienza di aspettare, ha letto alcune lettere che la giovane Janis, lontano da casa e alle prime esperienza artistiche, scrisse alla madre: le ha tradotte non per l’occasione, ma per una tesi di laurea, un’amica di Arianna e fanno ormai parte del pacchetto-Antinori, quello che vi consiglio di acquistare, a scatola chiusa: al resto, a trasformare la serata in un eccesso di emozioni, ci penserà lei, con tanto di pose sparate al seguito. Che fanno parte del gioco.

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