ARSENICO E VECCHI TROMBONI: IL MIRAGGIO DI UNA STRADA

La Nazione, 4 ottobre 2014
La Nazione, 4 ottobre 2014

CUTIGLIANO-MONTAGNA. Sala congressi del Rondò Priscilla di Cutigliano e convegno  “La Strada per il futuro, quale futuro senza strada”, organizzato dalla Nazione e Confcommercio  Pistoia.

Fin troppi i rappresentanti politici intervenuti, quasi solo di loro. C’erano i Sindaci della Montagna con Tommaso Braccesi in prima linea, Silvia Maria Cormio, Giampiero Danti, Luca Marmo e Fabio Micheletti di Sambuca. C’era il Presidente della Provincia di Pistoia Federica Fratoni; i due consiglieri regionali Aldo Morelli e Gianfranco Venturi; gli On. Caterina Bini e Edoardo Fanucci. Un convegno che si poteva tranquillamente scambiare per un direttivo del Pd, insomma.

Nella scaletta degli interventi, non un esponente ascrivibile a un partito diverso da quello egemone: alla fine arsenico e… vecchi tromboni. Al centro della discussione un progetto di nuova viabilità montana, ma redatto 10 anni fa dall’ingegner Roberto Pinelli – e quindi in parte superato –, che lo ha illustrato ai presenti.

La situazione viaria della Montagna Pistoiese è sintetizzata all’Abetone , dove ai lati della odierna Strada Statale 12 dell’Abetone e del Brennero, sono poste due piramidi le cui epigrafi ricordano l’accordo di costruzione della strada Modenese o Giardini-Ximenes  –  dal nome dei due ingegneri che la realizzarono  –  tra Pietro Leopoldo di Lorena, Granduca di Toscana e Francesco III d’Este, Duca di Modena e Reggio.

Una viabilità viaria ferma al 700 voluta dagli austriaci, per poter disporre di una via di comunicazione che collegasse agevolmente il Nord Italia con il Granducato di Toscana, senza passare attraverso gli Stati Pontifici.

Non diverse sono le vicende legate alla costruzione della “Strada Ferrata dell’Italia Centrale”, realizzata anch’essa per volere degli austriaci con un accordo con il Granducato di Toscana, stipulato nel 1851.

La locandina del convegno
La locandina del convegno

Lo sviluppo che ne conseguì, nonostante le due guerre mondiali, fu tanto rapido che San Marcello divenne, negli anni 60 del secolo scorso, il Comune montano d’Italia più industrializzato e frequentato dal turismo prima estivo e poi invernale.

Poi il lento e inesorabile declino, dovuto a un immobilismo politico non riscontrato nelle zone circonvicine, le cui scelte si sono indirizzate seguendo due direttive parallele: la prima di breve periodo incentrata sul mantenimento e salvaguardia del posseduto; la seconda di medio-lungo periodo più progettuale e che facesse fronte alle nuove esigenze di spostamento.

Sulla Montagna Pistoiese è mancata proprio la visione del futuro, alla cui base c’è un’altra mancanza: quella dell’analisi dell’esistente e della rispondenza o meno alle necessità del territorio e dei suoi abitanti. Una visione miope, giustificata dai politici di carriera, con argomentazioni purtroppo riproposte anche durante il lungo dibattito di ieri dalla coppia Morelli-Venturi, già presidenti della Provincia di Pistoia e attuali consiglieri regionali.

Un tentativo goffo per cercare forse di giustificare le scelte fatte e i milioni spesi sulla ex-Statale 66, dove ora le curve sono più curve e i tempi di percorrenza sono rimasti inalterati.

La priorità ha detto Morelli è la Statale 64 con i suoi neanche 30 km di pertinenza Toscana, che da Pistoia portano a Sambuca Pistoiese al confine con l’Emilia Romagna, perché – ha spiegato – c’è un progetto esecutivo ancora da terminare.

Gli ha fatto eco il consigliere e compagno di partito Venturi, secondo il quale i rapporti e le relazioni si sviluppano in maniera prioritaria verso il nord e quindi con – ancora, n.d.r.  –  il collegamento Pontepetri-Signorino verso la 64, dimenticando che la Montagna Pistoiese era consideratala montagna dei fiorentini e che la città di riferimento è Pistoia o Firenze e non certo Bologna.

La solfa è la stessa di trent’anni fa: per realizzare gallerie e varianti presenti nel progetto dell’ingegner Pinelli, ci vogliono, oltre che tanti soldi, tanti anni. Nel frattempo cosa si fa? Prima che la strada sia realizzata la montagna sarà già morta?

Con questa logica chiusa sul presente, senza una prospettiva se non quella di mettere toppe, siamo arrivati all’oggi in cui la Montagna è agonizzante e non ha quelle infrastrutture realizzate e in corso di realizzazione nei territori confinanti come il bolognese, il modenese o il versante della Garfagnana.

La sala e il pubblico (per gran parte Pd)
La sala e il pubblico (per gran parte Pd)

Qui varianti, viadotti e gallerie per abbattere i tempi di percorrenza sono stati realizzati tenendo distinta la logica del “tappare le buche” o della manutenzione ordinaria da quella della costruzione o degli investimenti.

Una difesa a spada tratta del lavoro svolto dalla Provincia di Pistoia, sia in passato che oggi, è arrivata ovviamente dalla Presidente Fratoni, che più volte ha sottolineato gli enormi costi sostenuti sulla Sr 66 per il taglio dell’erba, come se questa fosse una caratteristica solo delle strade di montagna: essa è manutenzione ordinaria come sono manutenzione ordinaria lo spalare la neve e il tappare le buche. Discorso diverso ed altre valutazioni dovrebbero essere fatte per gli interventi di adeguamento straordinario per la fluidificazione del traffico messi in ponte da 10 anni a questa parte sulla 66, i cui tratti nuovi sono più volte franati.

I lavori si sono conclusi con gli interventi dei due onorevoli presenti. Apprezzabile l’intervento di Caterina Bini, che, ricevuto il progetto dell’ingegner Pinelli si è offerta di esplorare la possibilità di una realizzazione presso il ministero competente. Interessante la proposta di legge in via di definizione per la Montagna che la stessa Bini sta predisponendo per calibrare la tassazione e renderla più equa tra le aree svantaggiate con pochi servizi e le aree forti, i cui servizi sono pagati anche dalle aree deboli.

L’unica certezza è che tra 10 anni, saremo sempre al bivio “Tappare le buche o strada nuova”, come se l’una cosa escludesse l’altra.

Cosa ne pensa la gente di tutto questo? Andate sulla piazza virtuale di Facebook dove si è formato un crocchio di persone che propone un progetto per “un porto a Pontepetri e per una nuova era di viabilità fluviale sulla Montagna Pistoiese” (vedi).

L’acqua è vita, passato presente e futuro insieme.

Il nuovo progetto per ridare spinta alla Montagna Pistoiese: il porto di Pontepetri
Il nuovo progetto per ridare spinta alla Montagna Pistoiese: il porto di Pontepetri

La viabilità marittima e fluviale è una delle più antiche forme di trasporto nella storia dell’uomo, al contrario dell’anti-romantico trasporto su gomma; il fiume è alternativo e trasversale alla strada asfaltata.

L’utilizzo del Reno in questo senso aprirà la strada ad un nuovo e finora impensabile sviluppo della Montagna Pistoiese.

Una nuova era di commerci e incremento demografico è ora a portata di mano con la realizzazione di questo progetto, che avrà ripercussioni positive in tantissimi altri campi, compreso il trasporto sanitario, con conseguente ulteriore potenziamento del già potenziato Ospedale Pacini di San Marcello. La portata storica della realizzazione del nuovo porto fluviale di Pontepetri è paragonabile a quella dell’apertura della via della seta di oltre 1000 anni fa.

Francesco Dell’Anna Peccarisi, ammiraglio della marina mercantile, e Giovanni Andrea Hawksworth Impallomeni, ingegnere capo della società realizzatrice del progetto, ne parleranno con i cittadini lunedì 13 ottobre alle ore 21:00 presso le ex scuole S.M.I. di Campotizzoro.

Intervenite numerosi e portate amici e familiari. Il nostro futuro ci aspetta!

Un progetto, questo, che – forse – dovrebbe essere sponsorizzato sùbito anche dalla Confocommercio Pistoia e dal suo Presidente, Stefano Morandi, a tutela delle realtà montane, se non altro per non lasciar passare un’ulteriore opportunità di far rinverdire i secchi rami del commercio appenninico.

Ma quale sarà il convegno più producente? Ai posteri – come si dice – l’ardua sentenza…

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2 thoughts on “ARSENICO E VECCHI TROMBONI: IL MIRAGGIO DI UNA STRADA

  1. Rileggiamo il Passato per vedere il Futuro.
    Repetita iuvant, ma delle molte parole, discorsi, promesse e chiacchiere degli imbonitori di turno siamo veramente stufi.
    Da tempo l’effetto anestetico è finito insieme alla credibilità delle persone che hanno guidato e guidano spesso indegnamente questa Repubblica, nessuna parte esclusa.
    L’esperienza ci dice che i convegni servono soprattutto a chi li fa, quasi sempre per acquisire consensi che raramente sono serviti a tradurre in fatti concreti le parole spese con dovizia.
    Non vogliamo più promesse di pane, vogliamo il pane. Siamo stufi di questa politica dei numeri che ha assassinato la Montagna riducendo una zona operosa e prosperosa come il deserto dei tartari.
    La Montagna Pistoiese è una malata gravissima, caduta in un coma praticamente irreversibile, strangolata dall’immobilismo, soffocata dalla mancanza di scelte terapeutiche, oppressa dalla lentezza e dai ritardi, infiacchita dalla superficialità irresponsabile nell’affrontare le problematiche e la realtà anche quotidiana, trascurata da questi “ medici ” di sempre, che non l’hanno amata, anzi tradita, sempre sottovalutando, come continuano a sottovalutare la situazione patologica, proseguendo e perseverando imperterriti, quanto irresponsabilmente, a curare il palese collasso cardiocircolatorio con l’aspirina e l’acqua calda, come se fosse un banale raffreddore. Non siamo i medici che curarono Pinocchio, tuttavia, dopo aver letto la Nostra Storia, che ci ha ricordato e suggerito il rapporto fra causa e effetti, crediamo che questa sia la medicina da prescrivere e da ricercare con estrema urgenza:
    – A ) intervenire sulla viabilità principale esistente in modo tale da dare in tempi brevi, tempi di percorrenza certi, rimuovendo i pericoli esistenti e non perdendo tempo ulteriore in fantasiose e oniriche strade panoramiche di carta ( leggi … Pontepetri – Signorino, 1970 );
    – B ) riequilibrare l’alterazione del rapporto città – montagna ( aree forti – aree deboli ) con apposite leggi e provvedimenti come all’art.44 della Costituzione, al giusto fine di non continuare a pagare più tasse per avere meno servizi e di incoraggiare, rendendo appetibili e favorevoli gli investimenti in montagna, i vari settori economici possibili e sostenibili, da quello agrosilvopastorale, a quello artigianale, commerciale e turistico.

    E’ opportuno infine ricordare e ben considerare il fatto che le principali vie di comunicazione della Montagna Pistoiese, dalla strada regia granducale Capostrada-Abetone oggi s.r. 66, alla strada regia granducale Capostrada-Ponte alla Venturina oggi s.s. 64, alla ferrovia Transappenninica Porrettana, alla strada Mammniano-Marliana oggi s.p. 633 (con la sola eccezione della ferrovia F.A.P., le cui vicende sono ben note) sono state volute e realizzate tutte dagli austriaci ASBURGO LORENA.
    Credo poi sia utile riproporre questo filmato registrato 25 anni fa, in occasione del Convegno sulla F.A.P. tenutosi a San Marcello Pistoiese il giorno 8 agosto 1988.
    Sembra proprio … che sia fatto … DOMANI!
    https://www.youtube.com/watch?v=ajmimzTNhmM&list=UU7LA5wOQYx52TnGtWQv27Lg
    https://www.youtube.com/watch?v=FzY_PwLw49U&list=UU7LA5wOQYx52TnGtWQv27Lg

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