ARTE DI PADRE IN FIGLIA

Adua-e-Peppino-Biagioli
Adua e Peppino Biagioli

PISTOIA. Buon sangue non mente e sarà dipeso anche da questo codice non scritto se ieri pomeriggio, 18 ottobre, nell’atrio del Tribunale di Pistoia, Peppino Biagioli e sua figlia Adua abbiano allestito la loro personale-familiare. Quaranta quadri circa, divisi a metà, con l’ingresso alla mostra riservata alla figlia e negli stand più nascosti quella del padre.

Due stili letteralmente differenti, che fanno onore ad entrambi. La passione, però, è la stessa, soprattutto se si considera che il papà, 74enne, pensionato Breda in qualità di architetto collaudatore di bus e treni, dipinge da sempre, seppur con pochissimo tempo a disposizione; così come la figlia, 42 anni compiuti a luglio, che però, accanto alla passione dei colori riflessi sulle tele ha anche quella di imprimerli nei versi, nonostante la vita, per ora, le offra da sopravvivere facendo la vigilessa nel Comune di Quarrata.

“Dovrebbe uscire a momenti, ma non mi pronuncio oltre per scaramanzia, la mia prima raccolta di versi – ci racconta Adua Biagioli Spadi (il secondo cognome è quello della mamma, ci tiene) –. Le due attività artistiche sono nate insieme e sono sempre andate di pari passo. L’ispirazione è la medesima, cambiano solo le modalità, ma non c’è alcuna differenza tra il comporre un quadro e buttare giù versi: le necessità sono le solite”.

Non erano ancora le 17; non era ancora tempo di inaugurazione. Peppino, vecchio pittore navigato, lascia la scena all’adrenalina della figlia, decisamente più emozionata. I suoi fiori rossi, garofani, viole, papaveri sono una sequenza naturale di speranza, di colori, di impressioni. Prima che sui separé trovino spazio le tele paterne, Adua piazza qualche effetto collaterale: corpi di donna irriconoscibili perché mutili del viso, comunque immersi tra i fiori.

Peppino aspetta che la nostra curiosità si faccia viva e appena la esterniamo, scende nei dettagli.

“La pittura è la mia vera passione – racconta – . Architetto sono diventato per circostanze necessità, così come per gli stessi motivi ho lavorato fino a 50 anni. Ma ogni volta che ho potuto ed è sempre successo raramente, mi sono tuffato nella pittura”.

Il suo tratto è decisamente variegato: riproduce Caravaggio con estrema disinvoltura, ma poi, memore dell’amore per la corrente dei Macchiaioli e delle lezioni ricevute dai maestri come Vivarelli, Mariotti, Bugiani e Bartolini, si fonde e confonde in paesaggi rurali e campestri dove in primo piano campeggiano sperdute distese d’erba e fiori. Ci sono anche rtitratti, addirittura di nudi femminili.

“Mia moglie non ha mai obbiettato – aggiunge papà Biagoli – ,ma detestava rimanere sola a casa e tutte le volte che andavo ad eseguire questi ritratti, restava ad aspettarmi in macchina”.

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 17 novembre; un mese intero perché in piazza del Duomo, anche se nell’atrio del Tribunale, nella città delle piante e dei vivai, almeno disegnato, qualche fiore ci sia!

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