“ARTISTI MALEDETTI”, INCONTRO SU CHARLIE PARKER ALLA SAN GIORGIO

La biblioteca San Giorgio

PISTOIA. Torna in biblioteca, ad alcuni anni dalla fortunata prima edizione del 2012, il ciclo “Artisti maledetti”, a cura di  Maurizio Tuci e Giuseppe Previti.

Realizzato nell’ambito delle attività di YouLab, con la collaborazione dell’Associazione Giallo Pistoia, il ciclo torna con “Bird: l’uccello che suonava il jazz. Vita, morte e miracoli di Charlie Parker”.

L’ incontro è in programma giovedì 12 aprile alle 17 in auditorium Terzani.

Riprendendo il format degli incontri su Caravaggio, Chet Baker e Van Gogh, Maurizio Tuci dal punto di vista dell’arte e Giuseppe Previti dal punto di vista biografico, condurranno il pubblico alla scoperta della vicenda di questo genio assoluto della musica  jazz, col supporto di documenti, audio e videoproiezioni d’epoca.

Charlie Parker è morto a New York all’età di 34 anni. Secondo il dottore che effettua l’autopsia il corpo del musicista sembra quello di un uomo di 65 anni. Charlie Parker insieme al suo talento e alla sua arte era bruciato velocemente, come una cometa, vittima dell’eroina e di molte altre droghe. Nato il 29 agosto del 1920 a Kansas City, grazie al padre pianista, prende confidenza con la musica fin dall’infanzia, esercitandosi nel canto prima di interessarsi alle note jazz. A 11 anni scopre il sassofono ed è un colpo di fulmine. Estremamente talentuoso, il giovane Charlie impressiona i suoi professori per la maestria con cui suona lo strumento. In pochi anni perfeziona la sua arte ispirandosi a Louis Armstrong e riesce ad entrare nell’orchestra di Jay McShann con la quale parte per New York, terra di futuri successi. Nel 1942 lascia il gruppo e con altri giovani musicisti si dedica alla creazione del be-boop, una variante del jazz. L’obiettivo è quello di superare i maestri della generazione precedente con temi complessi come “Cherokee”. Su questa linea compone opere faro del genere: “Parker’s Mood” (1950) o “Groovin’High” (1945). Mozart del jazz, “genio” come l’hanno definito i tanti che l’hanno visto suonare (Kerouac, Sartre, Stravinsky tra gli altri), lascia un’eredità musicale ancora da finire di scoprire.

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