avanti, c’è posto! HITACHI E SINDACATO, RAPPORTI “GLEBALIZZATI”

«Di giapponese c’è veramente poco: l’allure del processo socio-produttivo di via Ciliegiole odora molto più di renzismo che di politica industriale rispettosa della voce e dei diritti dei lavoratori»
 

Il Tirreno, 6 novembre 2019. 1
 

Il Tirreno, 6 novembre 2019. 2
 

Il Tirreno, 6 novembre 2019. 3
 

Il Tirreno, 6 novembre 2019. 4

Cancelleranno la libertà di espressione e di pensiero e ci faranno chiudere

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SPOON RIVER: DORMONO TUTTI
SULLA COLLINA DELL’AMIANTO?


Il Tirreno 6 novembre 2019. Cosa significa di preciso?

 

PISTOIA. Diego Fusaro, a proposito del mondo sconclusionato che stiamo vivendo, pubblica un libro che fotografa perfettamente cosa è successo, grazie alla sinistra, da Berlino in giù.

Il titolo – ormai lo sanno anche i gatti di Vicolo Miracoli – è Glebalizzazione, ovvero come prendere degli esseri subalterni (il popolo, secondo il Marchese del Grillo, «non è un cazzo») e, da affrancati com’erano grazie alla legge Brodolini (Psi), Statuto dei lavoratori, ridurli in pezzenti non con i pantaloni rotti sul culo, ma con il culo rotto nei pantaloni: e in culo al politically correct!

Servi della gleba, oggi i lavoratori di Hitachi non sono affatto gli Umpa Lumpa che producono il cioccolato nella fabbrica di Willy Wonka: sono gli unti o meglio ungibili del signore che, dalla stanza dei bottoni, decide motu proprio chi investire con il cavalierato dei nuovi soviet (coccarde e medaglie, come per i vitelli e i montoni da concorso in fiera), onorificenza che altro non è che la carota attaccata allo spago del bastone, utilizzata per far camminare il ciuco senza che si accorga che sta tirando la carretta per chi, di quattrini, ce n’ha e ne ha sempre avuti fin troppi.

E qui – sia chiaro – di giapponese c’è veramente poco: l’allure del processo socio-produttivo di via Ciliegiole odora molto più di renzismo che di politica industriale rispettosa della voce e dei diritti dei lavoratori.

D’altronde va detto subito che alla gran parte degli hitacensi-exbredini certe divine maledizioni stanno bene e sono la logica conseguenza di quella che è stata l’infinita lottizzazione comunistico-democristiana degli anni ruggenti in cui in Breda (Mazzino Gargini, il vecchio del giornalismo pistoiese, la chiamava «la Broda») era regno assoluto del Pci del Circolo Garibaldi, quando Vannino decideva non la politica delle campane del prete del suo paese, ma le sorti (scriviamolo così: ma-le sorti o male sorti) della classe subalterna di Pistoia, iscritta, perlopiù, alla Cgil (cinghia di trasmissione del partito, come allora si pensava) e alla Cisl, dove si annidavano anche certe sinistre fin troppo sinistre, tant’è che alla fine la vera saldatura c’è stata attraverso un campo di margherite che, se fossero state almeno di camomilla, avrebbero fatto bene ai nervi e al tubo digerente.

Renzi ha sempre amato via Ciliegiole

Oggi, grazie a Renzi, amico di via Ciliegiole che gli sganciava dineros per le feste di Santomato,
1. la Breda è stata venduta (quando lo scrivevo, nel 2010, mi ricoprivano d’insulti perché il Pd garantiva [???] che la vendita non ci sarebbe mai stata – rileggetevi tutto quello che trovate su Quarrata/news);
2. peggio, sono stati venduti i lavoratori e i loro diritti.

E a fare tutto questo immane casino, è stata proprio la forza che aveva scagliato il popolo lavoratore (come la locomotiva di Guccini) contro il sistema: ma solo per impossessarsi del sistema stesso e… gelebalizzarlo.

Gli incentivi ai sindacalisti (a quel che ci risulta, due Cgil e uno Cisl), poi estesi al «pueblo unido lo que siempre sera vencido» (dai quattrini, ovviamente), ma solo al 18% – come lamenta la Simona Gigetti della Uilm, quella che i due volponi Cgil-Cisl hanno fatto parlare con Il Tirreno (le volpi abbaiano solo quando sono ben nascoste: a farsi vedere ci mandano gli altri…) – la «forcata di concio» in bocca agli affamati, in una perfetta logica padronale magnificata come una conquista dell’industria punto 4 (ovviamente 4 ceri intorno alla bara del morto), è solo il mezzo per dividere il mondo dei subalterni e per farli accanire, l’uno contro l’altro, intorno a un osso spolpato di prosciutto: fate i bravi, ché poi vi faremo annusare la ciccia (se ci pare…).

Irraggiungibile, lavoratori Hitachi!

Qualcuno – si legge sul Tirreno – cambierà anche le mansioni, in azienda. Ma scorrendo il testo dell’articolo, non si trova riscontro più chiaro ed esplicativo. La frase sembra che sia una profezia del ritorno dell’età dell’oro…

E se invece fosse una mazzata mortale sulla testa di chi è sgradito al sistema perché rompe i corbelli?

E torno ancora lì: nonostante il tema Hitachi sia di primo piano e di somma importanza e gravità, tacciono tutti. C’è, evidentemente, l’ordine di tacere. Chi lo dà? L’Europa? La sinistra Pd o renzista? La politica in generale? La voglia del quieto vivere? I piccoli privilegi distribuiti a pizzicotti da chi tutto può e fa per dividere la plebe di Roma affamata?

Tutto il resto tace. E per la terza volta è il caso di dire: prefetto, ma che fai? Dormi? Sindaco, stai zitto? Senatori e deputati pistoiesi post-ideologici, di qualsiasi pelle, antirazzisti e no, avete perso la favella? Sindacati ufficiali (i due volponi silenti) vi siete cuciti la bocca?

Ma soprattutto: signori delle stanze dei bottoni, perché non intendete “sbottonarvi” per spiegarci una buona volta in maniera chiara che cosa state realmente facendo dentro quei capannoni?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritto di critica
[anche se tutti lo vogliono cancellare]


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