bacini (avvelenati). ACQUA DEL SINDACO AL PESTICIDA?

Siamo stati informati di una insolita visita di una pattuglia di ispettori di Usl Centro al cavo Briganti di Agliana. Che cosa ci facevano in quattro di sabato mattina? Forse esaminavano il bucolico lago, circondato da vivai ben trattati con i pesticidi?
Il cartello del “bacino idrico” riporta ancora il marchio di Amag

 

AGLIANA. Intorno a mezzogiorno di sabato 9, ci viene data notizia che una pattuglia di ispettori di Usl Centro (ben riconoscibili dalla auto di servizio) era nella prossimità del bacino idrico del cavo Briganti ad Agliana, un bucolico laghetto che abbiamo fotografato nella successiva mattina e che ricordiamo alle cronache di un lustro fa, per essere utilizzato per il rifornimento dell’acqua del Sindaco, con tanto di fontanello collegato.

Era forse una pattuglia del Dipartimento di Prevenzione della Paola Picciolli e Renzo Berti che faceva una ricognizione? Se sì, perché? Forse per l’attenzione riportata sui nostri schermi a seguito della denuncia sulla possibile ricaduta di inquinanti fitofarmaci provenienti dai vivai di prossimità al bacino?

Abbiamo dunque fatto una visita sul luogo e trovato delle evidenti anomalie, se rapportate alle prescrizioni richieste dall’utilizzo di fitofarmaci pesticidi, divenuti un’evidente criticità per l’intero territorio, coperto da numerosi vivai – tutti ben trattati da pesticidiche formano il più esteso distretto vivaistico d’Italia.

Il dirigente Usl 3 Dott.ssa Paola Picciolli,che cosa pensa del pasticciaccio “pesticidi” nella fascia di sicurezza dei 200 metri?

Intorno al bacino idro potabile ci sono numerose abitazioni e anche una pista ciclabile, transitata da pedoni, ciclisti e residenti, oltre la quale si trovano i vivai in questione, aperti al pubblico e comunque certamente trattati dai fitofarmaci pesticidi, visto come si presentano puliti dalle erbacce, sicuramente non eradicate a mano e senza ombra di pacciamatura.

Le immagini che abbiamo ripreso sono eloquenti e permettono di comprendere il quadro ambientale, come sensibile, per la sussistenza di residenti, sportivi e semplici pedoni o ciclisti di passaggio.

Le immagini, permettono di comprendere in modo empirico – ma a infallibile colpo d’occhio – per la forte differenza che sussiste tra la fascia perimetrale lungo la strada principale, con bei ciuffi di erba folta e quella di coltivazione a vivaio, ben pelata e pulita da gramigne.

Monumento di Lindo Meoni sul giardino di prossimità al cavo e al vivaio

Bucolica veduta del cavo Briganti, ma l’acqua è inquinata da pesticidi o no?

La fascia perimetrale sul lato strada è piena di erbe, ma non il campo del vivaio

Panoramica di via Giovannella e i vivai

Panchine pubbliche di riposo per aerosol occasionali a base di glifosate

Pista ciclabile a ridosso di campi trattati con pesticidi o puliti a mano?

Il cartello con l’indicazione della fascia di rispetto dei 200 metri per la proibizione dell’uso di pesticidi: mai rispettato

Pedoni sulla pista ciclo-pedonale

Indicazioni segnaletiche della pista

Viale ciclo pedonabile sul bacino d’acqua, con corridore

Il quartiere residenziale a ridosso dei campi trattati a pesticidi

Foto zenitale del cavo Briganti

La faccenda prende un interessante risvolto, se riprendiamo la relazione che Arpat fece alla Usl Centro nel 2015 (vedi link nel margine inferiore): in tale documento si richiamava la pericolosità di numerosi formulati chimici usati nelle colture, accennando la incapacità dei laboratori Arpat di disporre di metodiche efficienti per la rilevazione analitica di detti formulati velenosi.

La metodica, riguarderebbe anche l’accuratezza della misurazione laboratoristica che dovrebbe essere tarata al livello di diluizione – molto alta – dei formulati da ricercare.

Renzo Berti, Dirigente del Dip Prevenzione, ha svolto le indagini sul fenomeno denunciato nel 2015?

Interessante rilevare anche la trascurabile esistenza di un canale perimetrale di raccolta delle acque piovane: una fossetta ridotta e comunque inutile, quanto aleatoria, considerando la permeabilità del terreno alle acque e dunque ai veleni impiegati, che però ci risulta come artatamente illustrato in Commissione ambiente – nella precedente consiliatura Mangoni – come un efficiente canale di raccolta delle acque contaminate!

La faccenda si compromette ulteriormente, se si considera come, nel 2017, la Procura della Repubblica provvide ad archiviare un esposto appositamente elaborato da tre associazioni ambientaliste (Wwf, Comitato antinceneritorista e Legambiente) che denunciava la criticità dell’ameno laghetto potenzialmente, da anni esposto all’inquinamento (il Decreto di archiviazione è consultabile nel margine inferiore del testo).

Viene da chiedersi dunque:

– Come mai l’Usl Centro è stata tanto efficiente nel disporre la pattuglia di ispettori, solo oggi? Gli ispettori hanno visto anche le tre casette di legno affittate dalle precedenti amministrazioni ( che ricordiamo costruite con fondi per l’emergenza della protezione civile) che sono state costruite proprio a ridosso dei vivai? E le hanno censite agli effetti delle potenziali esposizioni a pesticidi?

Venne interpellato il Dip. Prevenzione nelle indagini aperte nel 2015 dalla competente Procura? In caso affermativo, cosa relazionò ai Magistrati inquirenti?

La stampa organica si è accorta dell’inquinamento solo da due settimane: noi, invece da 5 anni!

– È regolare l’uso massiccio di fitofarmaci nella prossimità dei quartieri di residenti e, sopratutto, della pista ciclo-pedonale (anche segnalata con apposito cartello?).

– La Magistratura che indagò sull’esposto del 2015, specificamente redatto e sottoscritto per il cavo Briganti, escluse l’inquinamento delle acque del bacino? Come fece a raggiungere tale pronunciamento così caratteristico e necessario per una archiviazione su un evento di “inquinamento”?

– Se Arpat dice che non ha le metodiche per rinvenire i suddetti formulati dispersi in quantità ignote nel terreno e certamente dilavati nelle acque di attingimento, chi le rilevò e come?

Andrea Poggi, Direttore di Arpat Pistoia, ci può dire se i suoi  laboratori riescono a fare le analisi del caso?

Ci potrà rispondere il Direttore Andrea Poggi?

Insomma fermo restando che la fascia dei 200 metri di “sicurezza” da considerare come misura preventiva è ignorata, Publiacqua, ci può spiegare come può escludere un potenziale inquinamento delle acque, anche trattato nel Consiglio comunale, con ampie rassicurazioni?

“Chi deve fare cosa?” e comunque, in un caso come questo non varrebbe l’applicazione diretta di un provvedimento di “ordinanza contingibile” atto a impedire ogni irrorazione di veleni e il conseguente potenziale inquinamento, con esposizione diretta dei cittadini ai veleni?

Serve esercitare una richiesta di “accesso agli atti” o i dirigenti di Usl Centro e Arpat, vorranno replicare con un comunicato stampa dedicato?

Vedi relazione Arpat 2015
Vedi decreto di archiviazione della Procura della Repubblica di Pistoia

Alessandro Romiti
[alessandroromiti@linealibera.info]


Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT08V0306913833100000001431 su CariPt di Porta San Marco-Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email

One thought on “bacini (avvelenati). ACQUA DEL SINDACO AL PESTICIDA?

Comments are closed.