badogliate. ILVA E ARCELOR MITTAL, L’ITALIA NON CONOSCE IL VALORE DELLA PAROLA DATA

I giallorossi credono di poter governare con cause in tribunale e con il codice in mano, ma il mondo è assai più complesso di una “decrescita felice” prospettata da un comico e di una gazzosa venduta in uno stadio da chi ora fa il ministro degli esteri. E ci meravigliamo che una masnada di schizofrenici faccia saltare i nervi agli investitori?

 

A certi bambini si devono mettere in mano solo i giochini della Chicco

 «FOEDERA NON SUNT MUTANDA»


Il problema dell’Ilva non finirà mai?

 

«QUANDO avrai tempo e voglia mi farebbe piacere leggere qualcosa di tuo in merito! Giusto per avere una visione più “umana” e terrestre, visto tutto il fumo che passa da televisione e giornali. Un caro saluto!».
Così, sull’Ilva, ha scritto Riccardo, un mio carissimo parente che cerca di ragionare con il buonsenso. Come fare a deluderlo?


 

IL CASO ILVA è la prova provata di uno stato che fa acqua e schifo da ogni parte: un’ulteriore “badogliata” – l’Italia procede alla Badoglio anche ottant’anni dopo – ed è per questo che fa, al contempo, pena e schifo, schifo e pena.

Imbrogliona, ambigua, insicura, incerta, impreparata, supponente, boriosa e tutto il resto in fila, l’Italia non procede come un ingegnere che disegna il progetto della sua macchina o del suo componente essenziale a una macchina: è semplicemente una prostituta che si trova, mettiamo, lungo il raccordo anulare di Roma. E sta lì pronta a vendersi a chiunque si ferma, abbassa il finestrino e chiede «quanto vuoi?»:

politici al miglior offerente (all’America, alla Russia, alla Cina e a tutto il malaffare possibile e immaginabile)

burocrazia al miglior offerente (tra i decreti Bassanini e la riforma Brunetta, i dirigenti – lo si vede dagli scandali – sono i nuovi ladri di stato che prosciugano qualunque discarica di quattrini, anche se alta come un Everest)

Lotti, Mattarella, Palamara. Questa è la giustizia in Italia: vi piaccia o no

forze dell’ordine della disgrazia (toppe ai pantaloni e macchine senza benzina)

sanità allo sbando, oppressivo-repressiva che dà solo calci in culo ai pazienti e punizioni ai dipendenti: non a tutti, solo a quelli che non si prostrano dinanzi al potere politico che governa una regione (l’Umbria, vi basta? Non meglio la Toscana del democraticissimo Rossi…)

magistratura in molti casi scodazzante, impreparata, ideologica, venduta e svenduta (Palamara-Lotti-Mattarella può essere sufficiente a ricordarlo? Altrimenti ci aggiungiamo Patronaggio che incula Salvini, che io non adoro affatto, ma poi, con le Ong, se gli telefoni e gli dici che è in atto un sequestro di persona, la segreteria telefonica risponde automaticamente «il dottore è fuori stanza».

Dategli Mortadella!

E si potrebbe continuare all’infinito. Ma mi fermo qui. Fatto è che da 20 anni, e precisamente dal governo Berlusca troncato da Di Pietro a Napoli e da quello Mortadella, inaugurato dall’intellighenzia di sinistra e finito tranquillamente nel cesso con tutte le storie con-seguenti e il barbiere di Gallipoli con le scarpe da (allora) 2 milioni e i vestiti di velluto cuciti in Sardegna e solo in Sardegna e il piccolo veliero a disposizione (abitava in una casa dell’Inps a poche decine di migliaia di lire al mese, eppure veniva dal Pci!); fatto è che da 20 anni la repubblica è una schizofrenia assoluta e senza controllo. E tutto cominciò con Basaglia e Pirella negli anni 70, quando abolirono la pazzia per decreto e liberarono tutti i matti. I risultati eccoli qua: da una parte Bibbiano, anche, e dall’altra il Fiesoli violentatore seriale del Forteto, assai gradito ai giudici di sinistra e ai servizi sociali.

Tra ladri di stato e stato di ladri (università stracolme di gente con la tessera di partito e solo con quella: non importa il pezzetto di carta, basta il patto di sangue sottoscritto col diavolo; tutti, come la puttana di Lucio Dalla in Disperato erotico stomp, «ottimisti e di sinistra» (e prova ne è Luciano Canfora, che a Bari ha messo tutta la famiglia al caldo, gatto escluso perché non aveva sufficienti pubblicazioni), in questo mondo di ladri, come diceva Antonello Venditti, l’invenzione migliore è stata quella di un comico della cacca, Grillo, che con la cacca del vaffanculo ha costruito la sua fortuna e un insieme di turlupinati, attratti dalla voglia di veder cambiare qualcosa in meglio.

In Europa ci vedono così

Schizofrenico anche lui, il Joker che mandò affanculo Renzi per poi andare a farci un governo (che in toscano è anche sinonimo di «concio, concime») come lo stato in cui viviamo: di merda.

Chi spende 5 miliardi di € in Italia per l’Ilva, desidera, quantomeno, non essere preso per il culo. Men che mai da una Banda Bassotti di gallettini Vallespluga allevati a vaffanculo e pizza, venditori di gazzose allo stadio e assetati di fama perché… affamati. Gente – Feltri è da mo’ che lo dice – impreparata e incapace che intenderebbe riportare l’orologio della storia ai moti del 1820-21 (che peraltro ignora). Gente che bacia il sangue di San Gennaro o i santini di Padre Pio e che, come Nerone dello Sculacciabuchi da San Rocco, «fattasi fare in terra un buco tondo, | fantasticò di rinculare il mondo». Gente, insomma, fuori non solo della storia, ma soprattutto di testa. Il mondo non si fa inculare da dei Pisellini come quello di Braccio di Ferro.

Salsa Napolitana, quattro governi imposti come il muro di Berlino

Se a un disastro planetario come questo si aggiunge, oltre alla benedizione di Papa Francesco, facente funzione (legittima?) di Benedetto, anche la bollinatura della ragioneria dello stato su un Napolitano che ci appioppa quattro governi non eletti (non era, quello di Monti, un governo incostituzionale e anticostituzionale, e tale da configurare un vero e proprio attentato alla Costituzione?) e di un Mattarella eletto da un parlamento illecito (lo aveva detto lui stesso in toga da giudice tutore del sacro libro della Genesi della repubblica), un non-presidente che si esibisce non come un pavone, ma come un uccello del paradiso e ci affibbia un «culimonio» (cito Sgarbi) gay come il governo giallo-rosso, tenuto a battesimo anche da Renzi, quel signore che porta il gagliardetto, oltre che degli scout anche dei traditori (Dante da Rignano lo farebbe tornare di casa all’Inferno accanto al conte Ugolino, che gli roderebbe il codrione come all’arcivescovo Ruggeri): se, cioè, si riguarda attentamente quello che è accaduto in questi ultimi vent’anni, ci meravigliamo che questa masnada di schizofrenici faccia saltare i nervi a Arcelor-Mittal a cui avrebbe dovuto lavare i piedi il giovedì santo del prossimo anno, con la lingua e non con l’acqua, e asciugarglieli con le bianche bende della loro cresima?

Adora il sangue del santo…

Poi, per carità! Andiamo pure in tribunale e troveremo, magari, anche un giudice illuminato che darà ragione a Conte Pio e Di Maio Gennaro: perché certi giudici, in Italia, si possono attaccare tranquillamente alla campanella del padrone quando e come si vuole, perché, qualsiasi stronzata facciano, la loro carriera scorre automatica e arrivano comunque alla pensione e al massimo livello retributivo (una delle solite falsità della sinistra: tutti uguali – un corno!).

Il fatto è – come diceva il mio maestro Vasco Gaiffi al liceo – che «quelli che non hanno remore morali fanno legge, perché in legge tutto è relativo». Credo che avesse ragione: io, ad esempio, con gente di questo genere ho pagato due volte una casa che mi era stata promessa, senza condono, e che mi era stata sottratta con un giro di vendite fasulle per cui, alla fine, è tornata (grazie a giudici attenti e ad avvocati delinquenti) in mano al figlio di chi me la aveva promessa: evidentemente tutte mosse pulite, limpide e trasparenti come quelle del governo (?) italiano di ora e di questa repubblica che fa patti con il suo popolo (pensioni etc.) e con gli altri (Ilva etc.) e poi non li rispetta.

«Foedera non sunt mutanda», dicevano i latini nel loro diritto romano a mio avviso fin troppo comunistico e statualista: i patti vanno rispettati, non devono essere mutati per strada.

Ma questa banda di schizofrenici glebalizzati, amici della decrescita felice, sostenitori della defecazione assistita del vaffanculo, fissati con l’accoglienza (da affibbiare agli altri, però) e col culo al caldo che hanno scoperto a Roma; degni di stare con le capre di Sgarbi e somari di tutto e in tutto (con il massimo rispetto per gli asini veri a quattro zoccoli), nonostante il prof. Conte Pio, credono, con il loro cervello da cozza, che l’espressione latina che ho citato sopra significhi solo che «le federe non sono mutande».

Lo credono perché la loro visione del mondo non va oltre il vicolo di Napoli in cui vivono e da cui vedono non l’orizzonte, ma solo i panni stesi da facciata a facciata: grembiuli, canovacci, federe e mutande – appunto.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Libertà di critica
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