BANDA OSIRIS, E TI DIVERTI

Banda Osiris
Banda Osiris

MONSUMMANO. Meglio di così, il teatro di Monsummano, la stagione teatrale non avrebbe potuto chiuderla. All’insegna dell’ironia, del sarcasmo, della spensieratezza, tutto condito da una possente melodia, assicurata dai toni semiseri, ma professionali, della Banda Osiris, che con lo spettacolo di ieri sera, Le dolenti note, ha definitivamente chiuso il sipario dell’Yves Montand, rimandando abbonati e curiosi alla prossima stagione.

Quattro ragazzacci in su con l’età, con alle spalle anni e anni di studi musicali e un appeal naturale: la voglia di divertirsi, che diviene automaticamente divertire e che si trasforma, con un sottofondo live da polistrumentisti capaci di rimbalzare dal swing al jazz, spettacolo.

E di spettacolo si è trattato, con i fratelli Marx de noantri a non prendersi sul serio, raccomandandosi, fino allo sfinimento, soprattutto con i più giovani, di non intraprendere mai la carriera del musicista, personaggio ambiguo, questo, introverso, permaloso, presuntuoso e, quasi mai, amato.

Ma non si è trattato di un sermone, naturalmente, ma di una carrellata di luoghi comuni, travestimenti impossibili, giochi di parole, doppifondi, sempre a suon di musica: con un mandolino e un trombone, con un sax portentoso e una voce modulata e modulabile per ogni tipo di sound, un pianoforte, le percussioni, il mandolino e il bassotuba, uno degli strumenti, quest’ultimo, particolarmente sconsigliabile. Sono in pochi a conoscerne il nome; difficilissimo da trasportare.

Hanno le facce da Banda Osiris, i fratelli Gianluigi e Roberto Carlone, Giancarlo Macrì (tutti di Vercelli) e la new entry toscana, Sandro Berti. Perché se suonassero e basta – ed è una gran cosa, chiedetelo a Stefano Bollani, che appena può ci si esibisce insieme –, nonostante i singoli e rispettivi background, l’effetto sarebbe meno notevole. Hanno bisogno di sorridere sulle loro sventurate carriere, i quattro ragazzi devoti alla mitica Wanda, perché devono aver avuto la folgorazione, quando tutti e quattro potevano sfoggiare fluenti chiome, che il musicista, in realtà, non è un mestiere, anche se loro, con la musica, riescono fortunatamente a sopravvivere.

Un’ora e mezzo di risate a crepapelle, con gag improvvisate da oggi le comiche, con rischi tangibili di scontrarsi con i rispettivi strumenti o cadere tramortiti sotto battute al limite del trash o in virtù di aliti al limite del respirabile. Senza scadere mai, senza mai perdere di vista il buon senso, il buon gusto, senza dimenticare mai che ai loro spettacoli, i loro non più giovanissimi ammiratori portano, spesso, anche i loro figli più piccoli, assicurandoli, in fila alla biglietteria, che appena inizia lo spettacolo, il sonno e il freddo scompariranno, perché con quelli della Banda Osiris ci si diverte.

Questo loro ultimo spettacolo poi è figlio di una divagazione, di una fuga verso l’editoria, visto e considerato che lo show prende spunto dal libro che hanno scritto a otto mani, Le dolenti note appunto (edito da Ponte alle Grazie), dove si sono divertiti a dissacrare e sconsacrare il loro mestiere.

Un quartetto didattico, da portare nelle scuole e nella vita di ognuno di noi; casomai anche in uno dei nuovi canali Rai, quelli sperimentali che nasceranno, come dicono, senza pubblicità, come ai tempi della loro partecipazione al talkshow di Serena Dandini. Ideali per fare da colonna sonora ad un altro cult televisivo, ci viene in mente, che vi suggeriamo, sulle ali della nostra tuttologa fantasia, di affidare a Renzo Arbore: se ci fosse ancora lui, nei palinsesti, la fuga dal canone sarebbe meno emorragica.

Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT64H0306913834100000008677 su Intesa San Paolo Spa - Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento