serravalle. BARDELLI (FDI-AN): «E BASTA GENDER NELLE SCUOLE!»

Simona Querci
Simona Querci

SERRAVALLE. Su ReportPistoia abbiamo appreso  alcuni giorni fa che “le  classi II D e III B della scuola secondaria di I° grado di Casalguidi hanno aderito al progetto della Provincia di Pistoia volto alla decostruzione degli stereotipi di genere nella formazione scolastica e nelle scelte professionali”.

Al di là di tutte le numerose iniziative previste, condivisibili o meno, come la realizzazione di un orto didattico nel giardino della scuola, la visita ad alcune aziende agricole del territorio, la lettura di alcuni libri e la visione di film, ci chiediamo quanti lettori conoscano davvero la finalità e l’intento del progetto.

La decostruzione degli stereotipi di genere è infatti lo scopo fondamentale della teoria del gender, spesso veicolata attraverso attività didattiche apparentemente utili e apprezzabili, come il contrasto al bullismo e alla discriminazione in ambiente scolastico, ma apertamente non lo dice mai nessuno: tale pensiero nega la diversità tra maschile e femminile, affermando che il sesso biologico non ha necessaria importanza nello sviluppo dell’identità personale e che il dato naturale – essere maschi o femmine per nascita – è solo una convenzione sociale e culturale da eliminare per costruire una società senza differenze tra uomini e donne.

Si tratta quindi di materia pericolosa e delicata, afferente alla sfera psico-affettiva e sessuale dei ragazzi, su cui hanno diritto di scelta educativa soltanto i genitori. All’assessore  alla pubblica istruzione Querci, che è anche  docente nella stessa scuola media, chiediamo pertanto se in qualità di garante del diritto allo studio – tra cui rientra per i minori la corresponsabilità educativa dei genitori con l’istituzione scolastica – abbia diffuso  attraverso i canali comunicativi  istituzionali del Comune tutte le informazioni necessarie  circa le reali finalità di tali progetti formativi  e il diritto delle famiglie al consenso informato da parte delle scuole, in cui si puntualizzino con dovizia di particolari i contenuti di apprendimento, gli obiettivi educativi, la metodologia e gli strumenti di lavoro.

Ricordiamo che la Regione Toscana per il 2016/17 ha destinato la cifra stratosferica di 500mila euro (divisi equamente tra le dieci province) per l’attivazione “di azioni di sensibilizzazione/formazione nelle scuole toscane per la lotta agli stereotipi di genere e alla equa distribuzione del lavoro di cura all’interno della famiglia, anche in prosecuzione con quelle finora realizzate”, in cui si cela spesso il tentativo delle associazioni Lgbt di diffondere il pensiero gender, secondo una ben precisa strategia governativa.

Ci dispiace constatare che le amministrazioni  toscane, compreso il Comune di Serravalle, invece di protestare per l’impiego inutile o deleterio di queste ingenti somme,  che potrebbero essere utilizzate più proficuamente per l’ampliamento dei servizi alla persona o, rimanendo in tema, per l’edilizia scolastica – a Pistoia  in gravissime condizioni – si affrettino invece a firmare i vari piani territoriali di genere contenenti convenzioni con la Provincia oppure rimangano inerti a guardare tutto questo spreco di soldi pubblici.

Elena Bardelli
Consigliere Comunale Fdi-An

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18 thoughts on “serravalle. BARDELLI (FDI-AN): «E BASTA GENDER NELLE SCUOLE!»

  1. Quanti soldi si buttano via????? E stiamo tutti zitti???? Se alla mi figliola propongono cose del genere vado dalla preside!
    Ai presidi della toscana va bene che i soldi vengano spesi così??? Non si ribellano? Perché non vengono dati per aiutare i ragazzi disabili, per esempio? Non sarebbero spesi meglio?

  2. In quanto insegnante delle elementari, non però qui a Serravalle, per esperienza mi sento in dovere di invitare i genitori a vigilare bene e ad informarsi bene presso le scuole su queste attività didattiche, che spesso si presentano sotto forma di lezioni accattivanti per gli studenti, poiché non si sta in classe sui quaderni e sui libri.
    Attraverso attività lavorative di gruppo si veicolano messaggi tesi a vanificare l’identità maschile e femminile dei bambini, educandoli all’indifferenza sessuale e alla scelta dell’orientamento sessuale anche in contrasto con il proprio sesso biologico. Si vuole inculcare loro l’idea che il ruolo dell’uomo e della donna sono una creazione dell’ambiente culturale e sociale in cui vivono. Per cui i ruoli sarebbero intercambiali ed è giusto e doveroso intercambiarli.

  3. Volevo aggiungere che questi progetti di istituto portano una denominazione tecnica, forse di difficile comprensione per le famiglie: progetti per la decostruzione degli stereotipi di genere.
    Se i genitori spesso non capiscono, i dirigenti scolastici e i docenti conoscono però il significato della terminologia e hanno il dovere di chiarirlo e di informare le famiglie circa l’attivazione dei corsi, circa i contenuti, gli strumenti e gli obiettivi.

  4. NEL 2010 si sentivano padroni della caciaia, guai a chi ostacolava questi stupendi e fotogenici amministratori , massimo potevano sopportare un bischero. Ora ne anno tre.
    Ora che sono presi a calci in culo. stanno zitti come delle capre.
    Rinvii a giudizio à parte..!!

  5. Ho letto in una pagina Facebook dedicata a Serravalle che la consigliera Bardelli è stata affrontata evidentemente da alcune insegnanti della scuola (pare di capire così) per ciò che ha scritto. È inaudito! Dovrebbero ringraziarla!
    Gira voce che una di queste ambisca ad una candidatura nel centrodestra alle prossime amministrative. Stia a casa: ha già fatto una brutta figura. Fa guerra ad un esponente politico dell suo stesso schieramento?

  6. Sentiamo un po’ che cosa ha da dire l’assessore
    Non difende la scuola dove insegna? O ha paura del confronto sui giornali con quelli dell’opposizione?
    Lo scontro pubblico vi fa paura; meglio le riunioni a gruppetti in Comune

  7. Chi sarebbe quella che si vuol candidare? Se è quella che dico io non regge nemmeno la campagna elettorale. Pubblicamente ha paura anche a dire pio, come si diceva casale.È capace di dire tutto e il contrario di tutto pur di non esporsi in pubblico.
    Ma il centrodestra dove le trova? Ci vuole gente con gli attributi, altroché!

    1. Si, signora Lidia. I soldi messi a disposizione dalla Regione attraverso la Provincia vengono dati alle scuole per l’organizzazione e lo svolgimento di queste attività, secondo le finalità previste. Le risorse vengono utilizzate dalle istituzioni scolastiche per far fronte ai costi dei materiali e strumenti utilizzati, dei trasporti se ci sono spostamenti, e per retribuire coloro che tengono i corsi, che possono essere docenti o personale esterno alla scuola (in genere cooperative).
      Spesso nelle scuole c’è la corsa ai progetti (il perché si deduce facilmente), che spesso non servono proprio a niente o addirittura sono dannosi per i ragazzi, come quelli in questione.

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