BASKET. TRA BRINDISI E AVELLINO IL PUNTO SULLA TESI GROUP

I biancorossi della Giorgio Tesi Group Foto Elisa Maestripieri
I biancorossi della Giorgio Tesi Group [foto E. Maestripieri]
PISTOIA. L’unica vera emozione del fine settimana scorso è stata la soddisfazione di sentire vibrare le note della celeberrima “Verbena”, l’inno di Siena, all’interno del PalaCarrara.

Se poi questa emozione sia stata dovuta al fatto che l’inno dei senesi evoca un senso di appartenenza, storia, tradizione e successi davvero invidiabili, oppure è stata data dalla circostanza che gli odiati biancoverdi sono saliti in massa a Pistoia per godersi una partita di serie B contro Bottegone, questo lo lascio immaginare a voi.

Certamente il weekend al Palazzo è stato avaro di soddisfazioni. Sia la Giorgio Tesi Group che la Valentinas, infatti, non sono riusciti a spuntarla. La cosa, ovviamente, in sé e per sé non è certo uno scandalo, vista la caratura dei rispettivi avversari, ma l’aspetto davvero deprimente è stato quello di vedere la partita del sabato, quella dei biancorossi, con tanti, troppi errori, mentre nella partita del giorno successivo i ragazzi di Beppe Valerio non hanno mai espresso un confronto vero e proprio, vista la netta superiorità del roster senese.

Cosa dire dei biancorossi? Ripartiamo dalla trasferta di Cantù. La soddisfazione per una vittoria davanti al Citto e a quel dannatissimo striscione rossoblù dell’Onda d’Urto non ha avuto prezzo. Pensare a quei 3-4 cugini termali saliti dai gemellini canturini sperando di togliersi una soddisfazione sotto canestro vedendo i nostri ragazzi sconfitti dai padroni di casa, pensarli soprattutto sulla strada di ritorno per quelle 4-5 ore di viaggio con le pive nel sacco, è stata una gioia immensa.

Vedere i video con il delirio festante della Baraonda che sfotte un palazzetto ammutolito è stata una gran soddisfazione. Una vittoria, insomma, che per il tifoso vale doppio, e che ha aggiunto due punti importantissimi ad una classifica che, almeno prima della partita contro Brindisi, poteva far pensare anche ad una final-eight di Coppa Italia.

Una soddisfazione, quella di Cantù, che però non poteva far ignorare i segnali di un primo tempo disastroso ed un ultimo quarto in cui è quasi parso che entrambe le squadre si stessero impegnando per trovare il modo più sorprendente per perdere una partita alla portata per entrambe. Anche le indicazioni sulle prestazioni dei singoli non erano comunque da sottovalutare, prova ne è che tutte, più o meno, si sono puntualmente riproposte nella partita contro Brindisi.

La settimana di lavoro e di preparazione del match contro i brindisini, va detto ad onor del vero, è stata terribilmente travagliata, con un Magro influenzato, un Hall scavigliato, ed il resto della squadra, visto il calendario dell’under 19, costretta ad allenarsi anche con ragazzini del giovanile.

Come commentare, dunque, i 40 minuti contro i ragazzi di coach Bucchi? Due premesse: la prima, scontata, è che Brindisi è nettamente più forte, tecnica e fisica dei nostri e che dispone di una profondità di panchina e di scelte che noi possiamo solo sognare. Sono saliti a Pistoia ed hanno vinto, si potrebbe pure chiudere il commento così.

La seconda considerazione, decisamente più polemica, è che dopo un primo tempino ad altissimo ritmo e con buone percentuali la Giorgio Tesi è stata indiscutibilmente danneggiata, almeno nel secondo quarto, da una terna arbitrale che ha repentinamente cambiato metro di giudizio, spezzando esageratamente il ritmo partita, con evidente danno per i biancorossi che sul momento erano più in palla, e con una serie di decisioni che, per non esagerare, mi limiterò a definire poco casalinghe.

Premesso questo, credo sia doveroso provare a dare una spiegazione di una partita che, comunque la si voglia vedere, dal 10° minuto in poi è stata francamente brutta e noiosa. Palle perse, tante tantissime, e basse percentuali al tiro: per farla breve, l’attacco della Giorgio Tesi, quasi alla fine del girone di andata, non va per nulla.

Ci viene ripetuto come un mantra che è necessario concedere tempo. La difesa, in effetti, in questi mesi è stata davvero sistemata, ma nella fase offensiva i ragazzi continuano a palesare limiti che, a questo punto della stagione, non possono non preoccupare. Uno spettacolo oggettivamente scadente, si può vincere o perdere ma ad oggi il supporter biancorosso raramente si è davvero divertito.

Ecco che, appunto, ci viene ricordato che la squadra è composta da otto giocatori del tutto nuovi: sul punto, senza spirito polemico ma quasi per la curiosità di sentire l’opinione di chi legge, vorrei proporre un paio di spunti.

Daniele Cinciarini
Daniele Cinciarini

Partiamo da Daniele Cinciarini. Fu preso con l’idea, ci fu spiegato, di alzare il livello medio del roster. Non era chiaro, infatti, se sarebbe stato la guardia titolare o la riserva dell’americano che, all’epoca, doveva ancora essere messo sotto contratto, ma in entrambi i casi la rotazione degli esterni sarebbe stata più lunga dello scorso anno.

Per Cinciarini, cioè per uno dei migliori realizzatori dello scorso campionato è stata sacrificata, come tutti sappiamo, la conferma di Riccardo Cortese. Lo scrivo con estrema chiarezza: quando fu annunciato l’arrivo del Cincia io, pur provando un affetto immenso per Ricky, fui davvero molto contento. Pur di fronte ad un paio di prove opache di Daniele sono tuttora uno dei suoi sostenitori più convinti.

La domanda che pongo è questa: cosa ci fa Cinciarini in questa squadra? Mi spiego meglio. Daniele è il classico bomber da striscia di triple, il classico giocatore che, se entra in ritmo, può spezzare la partita. Il basket, inoltre, lo sappiamo bene, è tutta una questione di fiducia. Chi gioca deve sapere di poter sbagliare un tiro senza soffrire quella piccola inquietudine di doversi girare verso la panchina per vedere se qualcuno si è alzato per chiedere cambio.

Ecco, noi avevamo Cortese, ovverosia un giocatore che non avrebbe avuto problemi ad avere un minutaggio ridotto, quello che, tanto per esser chiari, serve a far rifiatare il titolare. Avrebbe garantito qualche punto davanti (certamente meno del Cincia) ed un grandioso apporto difensivo dietro. Gli abbiamo dato il benservito e ce lo troviamo domenica contro, tra le fila di Avellino.

Abbiamo preso al suo posto un bomber di razza per cosa? Per fare un continuo dentro-fuori dal campo, senza permettergli di entrare quasi mai in partita? Per fargli segnare un canestro e poi farlo raffreddare in panca? Per magari sorprenderci se tra le sue qualità migliori non spicca l’apporto difensivo, come sento spesso ripetere tra gli amici del Palazzo? Io davvero non capisco la logica della scelta.

Abbiamo visto altri giocatori godere di minutaggi molto importanti per combinare arrosti in attacco, perché Daniele non ha lo stesso spazio? Se doveva essere utilizzato così a singhiozzo perché non abbiamo tenuto Cortese? Lo ripeto per non essere frainteso, non sto rimpiangendo affatto Riccardo, che pure merita rispetto. Mi sto semplicemente domandando perché prendiamo un giocatore che fa delle doti offensive la sua arma migliore e poi non lo mettiamo in grado di esprimersi, tutto qui.

Diamo certamente ancora tempo al tempo, fiducia allo staff che certo se la merita, non è questo il punto. Il nocciolo della questione è la logica con cui si è costruita questa squadra. Ci è stato detto da Moretti che non siamo alieni e che molte squadre sono costruite da giocatori atipici. Paolo è il miglior coach dello scorso anno e ci fidiamo tutti di lui, ci mancherebbe altro.

Anche volendo concedere che possiamo fare a meno del “4” di ruolo, cosa che a me personalmente non convince per nulla, anche ammettendo che le statistiche ai rimbalzi sono nettamente in miglioramento, resta il fatto che troppo spesso il Presidente pare una boa sotto canestro attorno alla quale girano, apparentemente senza troppo logica, quattro esterni.

Non stupisce, in queste condizioni, che se le percentuali dalla lunga non sono da partita dell’anno non vi sia molta alternativa alla sconfitta, fatto salvo il caso, com’è successo a Cantù, di aver di fronte una squadra con altrettanti problemi di amalgama.

Paolo Moretti
Paolo Moretti

Eppure Johnson ha sicuramente inserito la marcia superiore, sembra pure più deciso e combattivo. Non segna molto, ci stupiremmo tutti del contrario visto che il gioco sotto è inesistente, ma picchia duro, prende rimbalzi e le poche volte che viene servito la mette dentro. Ben arrivato, Presidente, finalmente! Scrivo che Johnson è come un predicatore nel deserto e viene spontaneo riflettere su Magro. Quanto deve ancora durare questa influenza, Daniele? Lo chiedo a te o lo chiedo a Moretti?

Certo, il buon Magro è probabilmente un giocatore non eccellente, mettiamola così, ed il fatto che orbiti nel giro della nazionale dovrebbe in realtà far riflettere sulla salute del movimento in generale. Però, anche qui, possibile nessun tipo di fiducia? Possibile un così scarso utilizzo? Certo, se mi metto nei panni di Moretti capisco che passare da una stagione in cui guardi la panchina e ci trovi Galanda ad una in cui ti giri e vedi Magro è sicuramente un bel problema.

Resta il fatto che giochiamo in sette contati. Possiamo sperare che almeno questa questione sia presa di petto? Possiamo sperare che qualcuno suggerisca al coach che bisogna trovare il modo di far giocare questo ragazzo, oppure che il coach suggerisca alla dirigenza di tornare sul mercato? Così, francamente, non è possibile andare avanti, mi pare!

I bene informati bisbigliano di un giocatore di colore, dal campionato greco. Chissà! Ce ne sarà davvero bisogno? A questo punto della stagione, chi eventualmente dovremmo tagliare?

Viene quasi da augurarsi che Caserta domenica vinca. Non prendetemi per matto, tra la prospettiva di un campionato moscio in cui i nostri si avviano stancamente verso una salvezza tranquilla, senza sussulti e con così poco divertimento, e la prospettiva di una salvezza guadagnata con un pizzico di brivido, tutti in cuor nostro preferiamo la seconda.

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