basta sistema marcio. «IO NON SOFFRO DELLA “SINDROME DI SOCRATE” E NON BEVO LA CICUTA PERCHÉ ME LO ORDINA LEI, SIGNOR CURRELI!»

La gente della mia famiglia non è vissuta onestamente fra mille difficoltà solo per veder finire il suo penultimo discendente nelle mani di un Pm che non sa neppure obbedire al suo Procuratore Capo e che procede “a tesi” e a testa bassa solo per colpirmi. I miei sono tutti morti in maniera onorevole: hanno dato alla patria lavoratori, caduti in guerra e qualcuno il braccio destro per sperare in risultati così brillanti? No, gentile Pm: il suo comportamento è indegno di chi dovrebbe garantire il rigoroso rispetto della legalità, non l’obbrobrio dell’arbitrio più puro. Nulla poena sine lege: eppure sono agli arresti domiciliari da più di 90 giorni perché il suo ufficio si è inventato il reato di stalking giornalistico. Questo stato e i suoi uomini mi fanno soltanto pena e orrore

Il Pm e la Procura non mi lasciano altra via che un giorno di ordinaria follia
In Italia non vige il diritto sardo ma la Costituzione

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
#legalità&costituzione

Fra i miei vizi metto le molte rotture di scatole contro tutto e tutti: fra i suoi, di Curreli, annovero la famosa storia della monaca e del frate francescano che lo hanno visto svergognato e, forse, spedito a Pistoia per evitare scandali peggiori…

 

« NULLA POENA SINE LEGE »

MA QUALCUN SI SENTE UN “RÈGE”?

 


 

È giusto essere inquisiti e accusati da personaggi tanto discussi e tanto discutibili che non rispettano neppure le direttive del loro superiore gerarchico? Che garanzia di terzietà possono mai dare? Ci possiamo davvero sentire sicuri?

 

DA APPENA DUE GIORNI dopo da quando avevo iniziato a scrivere che a Lecceto di Quarrata c’erano cittadini di serie A e cittadini di serie B, un solerte campione della legalità, un uomo di ferro, un punitore di peccatori e criminali, inflessibile e severo, aveva già iniziato a raccogliere prove contro di me che, nei miei articoli, che prendevano di mira il Comune di Quarrata, osavo dubitare del fatto che un signore d’alto affare, il ragionier Romolo Perrozzi, che si definiva dottore senza esserlo, ma che era – evidentemente – assai gradito al tribunale di Pistoia quale Ctu, non avesse avuto favoritismi da parte dei tecnici comunali e dei politici del Pd.

Non so perché il signor Curreli abbia voluto intraprendere questa crociata; e lascio ad altri il dovere di indagare sul perché un Pm della repubblica italiana si prenda così tanto a cuore una vicenda di elementare soluzione, arrivando fino a individuare, contro la mia persona, ben 16 distinti signori offesi e danneggiati nell’onore e nel decoro che probabilmente non hanno.

In altre parole, appena io apro bocca – e vi giuro che a me il fiato non puzza – secondo il signor Curreli io perseguo un piano criminoso, come scrive lui e fa scrivere alla sua tirocinante, povera ragazza!, dottoressa Amira Toci.

Sedici persone offese e 39 atti acquisiti da questo luminare della giustizia per schiacciare una povera zecca come me, senza santi in paradiso. Che forza! A vedere la fila di bestialità che Curreli è riuscito a impilare, nasce un dubbio più che lecito: se un tizio qualsiasi presentasse in procura un mucchio di 30 o 40 querele come il Perrozzi, come minino non sarebbe giudicato da ricovero immediato? Ma il signor Curreli lo ha preso molto sul serio: lo conosce, forse, da tempo e se ne fida alla cieca?

Per Curreli no: il Perrozzi è l’uomo della provvidenza e il Bianchini è un vade retro Satana. E per questo io penso che il signor molestato, Romolo Perrozzi, fosse in qualche modo ben noto al “difenditore della giustizia pistoiese”.

Le direttive del Procuratore Capo, dott. Tommaso Coletta, disattese in pieno dal signor Curreli. 1

È stato fatto tutto – a mio non stupido avviso – fuorché la cosa più semplice e indispensabile di questo mondo: sequestrare, nel Comune delle nebbie di Quarrata, i documenti relativi al ragionier non-dottor Perrozzi; esaminarne l’autenticità e la rispondenza alle norme e regole e, indi – e solo dopo attento esame –, decidere a ragion veduta se fossi io uno stalker o lui, l’immacolato Perrozzi, un calunniatore seriale, per quanto cittadino di serie A per l’amministrazione quarratina e non solo.

L’esame minuzioso della verifica della verità dei fatti da me esposti, nessuno lo ha fatto.

Il barone rampante della legge, il cavaliere inesistente della procura di Pistoia, si è limitato a credere “a bischero sciolto”, si dice in Toscana, alle lagnanze del Perrozzi accreditate a prescindere: così – penso – era più semplice colpire un rompiscatole che da anni sta dando fastidio a tutti. Gli si chiudeva la bocca e si riduceva al silenzio una volta per tutte, no?

Di sangue proto-punico, abituato alle durezze dei nuraghi e della roccia del Gennargentu, forse anche sfiorato dal favismo isolano, il signor Curreli non ha capito che chi è nato a un tiro di schioppo da Vinci e dalla casa di Leonardo, non è men duro e meno deciso a non soccombere alla manzoniana prepotenza così ben rappresentata nella figura di don Rodrigo. Tantopiù se perpetrata da chi, invece di onorare la legalità, s’inzacchera nel laidume dei favoritismi non semplicemente ipotetici, ma concretamente accertabili, ove le indagini, anziché immaginate e date per fatte, fossero state doverosamente condotte e approfondite come etica e legge comandano.

Per il tribunale di Pistoia, e a partire da quello penale – ma non dimenticando l’altra ala civile e dei sequestri –, non basterebbero tutti i vaccini anti-Covid: lì sì, che c’è il virus che tutti vedono, che tutti sentono e da cui tutti girano alla larga. Così la gente innocente, però fragile; quella che non sa e non può adeguatamente difendersi, scrivere, strillare, perde case e beni, ma tutti gli altri, i non-vedenti/non-udenti/non-parlanti, riportano a casa il proprio lato B intatto e… giustizia è fatta. Pistoia, città sarcofago a misura d’uomo, èccola qua!

Vorrei spiegare pubblicamente al signor Curreli – non oso chiamarlo in altro modo, perché di giudici in casa ne ho avuti anch’io: e di tutt’altra pasta –; vorrei spiegargli che il mondo non si salva vestendosi da Gran Mogol degli Scout e recandosi, di notte, sulle rotonde di Agliana per veder di redimere le prostitute accolte in Italia e poi buttate a battere per strada. Sulle rotonde di Agliana e magari, anche, con l’accompagnamento di forze di polizia distratte dalle funzioni istituzionali perché un don Chisciotte una sera ha il frizzo di salvare le anime altrui perse e condannate all’inferno.

Le direttive del Procuratore Capo, dott. Tommaso Coletta, disattese in pieno dal signor Curreli. 2

Il mondo, caro signor Curreli, si salva salvando i corpi. E sia io che la mia famiglia, caro cavalcatore di Ronzinanti, ben seguìto da molti Sanchini Panza a groppa d’asino, sono 26 anni che non possiamo vivere dove siamo nati e cresciuti, perché quattro imbecilli presuntuosi, ma bene appoggiati, si sono messi in testa che sia io che tutti gli altri miei familiari ce ne dobbiamo andare da là.

Se il signor Curreli non arriva a capire che lo stalking da lui ipotizzato proviene proprio dalla parte che lui, col suo strapotere, sta proteggendo in ogni modo, mi chiedo come si possa lasciare che quest’individuo, approssimativo, cialtrone e presuntuoso, abbia il diritto di rovinare chi i diritti li ha davvero, e di elevare al cielo chi, giunto in un ambiente rurale e paesaggisticamente protetto, ha fatto e disfatto a suo piacere quel che gli è parso.

Per eccesso di specificazione – come diceva Primo Levi – l’ho scritto e lo ripeto: il signor ragionier non-dottor Romolo Perrozzi è un favorito dal Comune e non solo.

Il perché non lo sia, deve spiegarmelo lui, il signor Curreli, ma facendo correttamente il suo mestiere che, con solare evidenza, se non verifica le carte, le leggi, i regolamenti, è un mestiere che lui, in teoria servitore dello stato, non onora e non svolge con le dovute diligenza e cura. E tanto meno se prende, con sì grande slancio, le parti di un “povero mitomane” con deliri di onnipotenza.

Il signor Claudio evidentemente crede, come anche molti altri suoi colleghi, che, avendo vinto un concorso in magistratura, abbia avuto anche, in piena proprietà, il soglio della saggezza di Salomone esercitabile fino all’arbitrio.

Avrà, sì, forse, non dubito, imparato a memoria il codice, ma il suo modo di ragionare fa acqua; e la sua logica somiglia assai a una carriola con la ruota quadrata. Se lo lasci dire, senza fiatare, da chi la logica e la retorica (basi, per altro, del diritto) le ha insegnate per 50 anni dalla scuola media all’università.

Il suo modo di ragionare fa acqua perché sull’acqua dei discorsi poggia. Il suo traballante impianto accusatorio si percepisce a pelle come inventato e costruito di sana pianta a tavolino, con l’ausilio di squadra e compasso.

Non c’è dubbio che io abbia molte colpe, soprattutto perché urlo che «il re è nudo». Ma chi, come il signor Curreli, ha, in metafora, “sposato la vergine prima di andarci a letto e verificare”, o è un incapace o è in malafede.

Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes. 1

Fra i miei vizi metto le molte rotture di scatole contro tutto e tutti: fra i suoi, di Curreli, annovero la famosa storia della monaca e del frate francescano che lo hanno visto svergognato e, forse, spedito a Pistoia per evitare scandali peggiori.

Poi aggiungo la spudoratezza di stare sereno a palazzo di giustizia a Pistoia con la moglie, che lavora nella stessa melma di cui si occupa pure lui – sequestri, fallimenti etc.

Ma non dimentico una bella riflessione di un lettore che pubblicai in “Giustizia e carità”, non senza disappunto…

Soprattutto intendo sottolinearne lo scandaloso comportamento con cui il signor Curreli, defensor fidei, disattende, con disinvolta sfrontatezza, anche le direttive di servizio impartite, pure a lui, dal suo superiore gerarchico, il dottor Coletta. Scaricate e leggete da qui cosa è realmente successo a dicembre del 2020.

Il signor Curreli, infrenesito e gaudente per la sua crociata anti-Bianchini, non vide l’ora di far fare ai carabinieri un comunicato stampa per farsi vedere e incensare, in tutta la provincia, come bravo e solerte magistrato di ferro.

Tutto ciò irritò il dottor Coletta, che scrisse la circolare che vi ho pubblicato. Leggetela bene. Risale al 10 dicembre. Coletta urlava, a bassa voce, di smetterla di fare stupidaggini come quelle che mi erano state indirizzate a gratis da Curreli, tronfio delle sue non-indagini.

Ho detto 10 dicembre 2020. Eppure appena due giorni dopo il signor Curreli aveva già disobbedito e aveva passato ai giornali strutturati – quelli che spazzano con la lingua i corridoi della procura – la notizia dei miei mirabolanti arresti domiciliari.

Alla faccia del rispetto della gerarchia, signor Curreli! Eppure lei il Dpr 3/57 dovrebbe conoscerlo a menadito! E raccontando tutto ai suoi giornalisti delle lamentate “corsie preferenziali” di Coletta, non ha – per caso – violato anche il segreto d’ufficio e il segreto istruttorio…?

Dopo e nonostante le direttive di Coletta, ecco la gran vergogna dell’arresto della commercialista (braccialetto elettronico) di Agliana: anche in questo caso nomi, cognomi, indirizzi, perfino quasi telefoni e colori dei peli. E meno male che per garanzia uno non è colpevole fino al terzo grado di giudizio, signori Pm!

Stupenda, infine, l’ultima notizia delle indagini sull’ingegner Pollerone del Comune di Serravalle. Il primo lancio-stampa, asettico; un comunicato senza nomi, ma con indizi che portavano al Pollerone (dirigente in pensione). Il secondo lancio, il giorno successivo, con la completa “sbracata” dei nomi, cognomi e indirizzi di tutti: dal Pollerone agli imprenditori coinvolti e dati per come (quasi) sicuri colpevoli.

Caro signor Curreli, codesto ufficio, dove lei si aggira per accomodare le sue cose, andrebbe passato con l’aratro e, sopra, dovremmo spargerci il sale per risanare la pandemenzia giudiziale pistoiese che dura dal dopoguerra.

Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes. 2

Non credo di averla offesa ricordandole fatti della sua vita e non fuffa: ma lei, sicuramente, ha offeso me, trattandomi come un deficiente che non sono; lo “sdentato” o il sanculotto, come dicono i francesi per denigrare le persone normali e senza potere, la gente del popolo – che però paga fior di stipendi anche ai giudici.

Codesto suo tribunale, che lei può tenersi, mi ha preso tutto; mi ha reso povero; mi ha perseguitato e continua a farlo con lai. E, alla fine, per sofferenze ultradecennali, mi ha provocato patologie cliniche che non si limitato a “crisi lipotimiche di sudorazioni e psoriasi” da vergini isteriche in crisi di sans oiseau.

Ora, gentile Pm, faccia pure quello che crede: je m’en fous. Tanto i fatti parlano e parleranno da sé. Ed è evidente che io non sono lo stalker, come lei ha deciso, ma il perseguitato. Le auguro sinceramente di poter redimere molte prostitute aglianesi. Le faccio tutti i miei auguri.

Se lei fosse – cosa che non è – un giovine con un po’ di umorismo, le chiederei di rilasciarmi un’intervista – una sola, prima della ghigliottina – sulla suora, il cappuccino (il frate, non il caffellatte) di cui sopra, e quel bel fascicolo di documenti e prove che sembra le fosse scivolato di mano chissà come. Ma lei non ride: lei sa solo minacciare e perseguitare, mi spiace…

Pace e bene, dicono i francescani come – credo – padre Fedele Bisceglia.

Dallo Spielberg ingiusto, Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]

1. Scarica da qui i Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes. 1
2. Scarica da qui il testo della lettera di direttive emanate dal Procuratore Capo e disattese


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