bebop e hardbop. CONFERENZA E CONCERTO ALLA FONDAZIONE TRONCI

Martedì 30 gennaio e giovedì 1 febbraio due appuntamenti dedicati al Jazz alla Fondazione Tronci
Jacopo Fagioli (foto di Caterina Di Perri)

PISTOIA. Martedì 30 marzo e giovedì 1 febbraio ore 21.30 in corso Gramsci 37 ci saranno due meravigliose serate di jazz così come teorizzato dal noto critico Marco Procopio Scialtone.

Il 30 marzo Maurizio Tuci traccerà un percorso correlato da contributi video che toccherà la nascita del Bebop fino al manifestarsi del suo più giovane cugino.

Il Bebop è uno stile del jazz che si sviluppò soprattutto a New York negli anni quaranta. Caratterizzato da tempi molto veloci e da elaborazioni armoniche innovative, il bebop nacque in contrapposizione agli stili jazz utilizzati dalle formazioni contemporanee.

Nei suoi primi anni di vita la parola bebop indicò, oltre allo stile musicale anche lo stile di vita e l’atteggiamento ribelle di coloro (che erano in maggioranza giovani) che si indicavano come bopper.

Alla conferenza che rientra nel nuovo ciclo di Pensando ad Atene seguirà come sempre il concerto del giovedì successivo.

Così il 1 febbraio Fondazione Luigi Tronci ed Associazione Culturidea hanno l onore di ospitare lo Jacopo Fagioli Jazz Quintet.

Maurizio Tuci

Il gruppo, reduce dai molti successi conseguiti nel 2017 con l’apice della partecipazione alla seconda serata del Serravalle Jazz, si presenta con una formazione agguerrita anche se parzialmente rimaneggiata.

Non ci saranno Matteo Fagioli e Mattia Galeotti, ma calcheranno il palco della Fondazione Francesco Panconesi (sax tenore), Luca Sguera (pianoforte), Alessandro Mazzieri (Basso), Jacopo Fagioli (tromba, flicorno).

Il quintetto ha selezionato una serie di classici legati alla tradizione Bebop per porsi in perfetta continuità con il narrato di Maurizio Tuci.

Contemporaneamente durante la serata si toccheranno anche gli elementi fondanti del Hardbop. L’hard bop è uno stile jazzistico nato sul finire degli anni quaranta con massimo sviluppo nella seconda metà degli anni cinquanta.

Strettamente derivato dal predecessore be bop, l’hard bop sposta ancora oltre i confini delle improvvisazioni e delle armonizzazioni: cominciano a sentirsi gli effetti degli studi classici effettuati anche da musicisti neri.

Altra caratteristica importante dell’hard bop, è costituita dall’utilizzo e il recupero del giro armonico blues che lo rende apparentemente orecchiabile, e che aprirà poi ad altri generi come il funk il soul ed il rhythm ’n’blues.

[associazione culturidea]

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