«BENE LA VENDITA DI ANSALDO BREDA, MA CHE LA PRODUZIONE RESTI A PISTOIA»

La Breda passa di mano
La Breda passa di mano

PISTOIA. L’alienazione di Ansaldo Breda da parte di Finmeccanica è ormai una realtà.

Per quanto riguarda l’azienda e in particolare lo stabilimento pistoiese si tratta a mio parere della migliore delle notizie. Un investitore internazionale di rilievo è la ricetta migliore per rilanciare un’azienda che, nonostante i recenti miglioramenti, è da anni alle strette sul piano dei bilancio e della competitività.

Quello della vendita di Breda a un privato è stato da sempre uno dei tabù della sinistra, che anziché valutare questa possibilità e decidere come governarla, è rimasta a lungo prigioniera del mantra “pubblico=bene / privato=male”. Questo con l’aggravante di non combattere la battaglia più importante, quella per il mantenimento della produzione a Pistoia.

Per il Partito Democratico, in questo nuovo corso riformista, è giunto il momento di abbandonare vecchi preconcetti e di pensare concretamente al futuro dei lavoratori di Ansaldo Breda.

Vecchia immagine dall’Unità
Vecchia immagine da l’Unità

Adesso che la vendita a un privato si sta per realizzare è necessario che il Pd prenda una posizione chiara e semplice. Dobbiamo guardare avanti e dire con chiarezza che consideriamo la vendita una buona cosa e che ci batteremo perché la produzione e lo stabilimento restino a Pistoia.

Il governo – che anche nello sblocca-Italia ha dato grande rilievo agli interventi sul settore ferroviario, e mi riferisco in particolare alla grande conquista del raddoppio della Fi-Pt-Lu – dà garanzie di impegno e di mobilitazione per il mantenimento dell’eccellenza presso il polo di Pistoia.

Anche il Partito Democratico pistoiese faccia propria questa posizione: tappeti rossi a chi compra, ma con l’impegno di garantire a Pistoia quel luogo di lavoro e di sapere che è lo stabilimento Ansaldo Breda.

[*] – Partito Democratico Pistoia, ospite

 

MA IL DISCORSO È UN ALTRO

 

Il legame fra Breda e partito
Il legame fra Breda e partito

MI RIFÒ a questa famosa frase di comunisti del 68 e post; quei signori che, a forza di voler fare il bene dello Stato, hanno portato questo Stato a questo stato: fragole, sangue, lacrime e disperazioni da suicidio-omicidio.

Chi pensasse che sto per frustare Baldi, se lo levi di testa. Al massimo gli darò una sferzatina nel ricordargli che se vendiamo la Breda, lo facciamo per necessità e che, quando si è in necessità di togliersi dei pesi dallo stomaco (e da altrove…) è difficile e non consigliabile iniziare col piede sbagliato e ponendo delle condizioni. Il compratore non ci starà mai a sentire: il compratore pensa solo ai soldi – come il francescano Mauro Moretti.

Baldi è un bravo ragazzo, ma pecca di una patologia che si chiama gioventù: non sa ancora bene che la politica (e sulla Breda negli ultimi 5 anni se n’è viste e sentite di ogni colore) parte con il voler tutto per poi, strada facendo, accomodantemente, perdere i pezzi come una 500 Fiat degli anni 60, e dire, con le braccia allargate: «Eh, beh… Cari amici e compagni, non si è proprio potuto fare di meglio…».

Da 5 anni a questa parte si sono vissuti strombonamenti della politica locale a iniziare da «giù le mani dalla Breda», per poi arrivare ad oggi, momento in cui nessuno sembra più ricordare quello che è stato detto. Neppure fra i compagni e i sindacati più intransigentisti.

Moretti. Presentazione del Frecciarossa 1000
Moretti. Presentazione del Frecciarossa 1000

Sul teatrino Breda sono passati tutti: dai locali (Bertinelli & C.) ai nazionali (Bersani, Fassina e compagnia briscola). C’è stato anche Rossi: sapete quello di Firenze, che si occupa solo di far costruire miliardate di ospedali nuovi in project financing, tagliando, in cambio, le gambe al diritto alla salute degli operai, anche quelli della Breda con le loro famiglie?

Per la verità Bartoli e i renziani pistoiesi hanno sempre detto che doveva essere venduta, la Breda; ma ora non vadano troppo oltre: dopo la vendita, le cose andranno – come del resto è logico e naturale – da sé e senza sentire ma da parte di nessuno.

Quando, da Quarrata/news in poi, scrivevamo che sarebbe stata venduta – tanto per essere aspri e vendicativi – tutti ci sputavano in faccia: oggi, se davvero il Pd fosse quello che dice di voler essere, cioè democratico e logico e non autoritario e dittatore, dovrebbe chiederci mille volte scusa: dicevamo il vero, lo abbiamo sempre detto e continueremo a farlo, malgrado il Pd e nonostante gli sputi – che sarebbero stati meglio rivolti a chi, la Breda, la svendette a Napoli e a Bassolino mille anni fa.

Sono finite le vacche grasse: e se non è chiaro, lo ripetiamo qui. E meno male che ce la levano dal groppone, la Breda, dopo che Moretti l’ha fatta mettere a lucido e ricromare con voli della quaglia perfino in borsa.

Perfino il Vescovo Bianchi si affacciò in Breda
Perfino il Vescovo Bianchi si affacciò in Breda

Sull’ottimismo del riformismo, infine, e sui soldi per raddoppiare la Firenze-Viareggio, da vecchio (e quindi non compromesso dal male che attanaglia Baldi), sarei ancora una volta cauto: uno stanziamento di 215 milioni (a ostacoli, però…, cantierabilità entro il 2015) non significa assolutamente nulla dinanzi a un percorso in salita e – soprattutto – strombazzevolmente propagandistico. Per Peretola – quello sì – i soldi saranno sicuri e efficaci a far nascere una pista anche da 6 km!

Il resto, uomini di buone speranze, è (e resta) la pia illusione di un Berluschino che ha volutamente sbagliato area in cui piazzarsi per fare strada – perché sicuramente fra gli squali del Cavaliere lui, tonnetto, non avrebbe avuto molte possibilità di sopravvivere…

Una strada, quella del Bomba, speriamo – e non ho difficoltà a dirlo nonostante una nuova e certa bordata di sputi in faccia –, la più breve possibile.

Per il bene dell’Italia, alla quale di male n’è stato fatto fin troppo con l’unzione di quel Pci che svegliò e scatenò, dall’avello della Procura Milanese, il potentissimo conte Di Pietro di Transilvania.

e.b.

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