benito ’un se ne va. «IO VADO UN PO’ DI PALO IN FRASCA»: E SPINELLI SPIEGA IL FASCISMO AL CONSIGLIO COMUNALE DI SERRAVALLE

Lo vuol sapere, Kawa, come andrà a finire a Serravalle? Qual è l’unica ipotesi, stando alle mosse di ora? Che Piero Lunardi, infastidito e sfavato dagli attacchi di un finissimo politico come il senatore La Pietra con la sua fiancheggiatrice Sonia Pira, alle prossime (se non ha già incominciato a farlo) inizierà a trattare con quelli che vogliono togliere la cittadinanza onoraria al duce: i piddì. Perché?

KAWASAKI, DÌCCI TU:

IL FASCISMO COSA FU?


 


 

A VOLTE bisognerebbe seguire anche i lavori dei consigli comunali. Se non altro per constatare di persona come si buttano via tempi che potrebbero essere dedicati più proficuamente (le minEstre Fedeli e Azzolina scriverebbero profiquamente!) alla coltivazione dei campi o dei frutteti sociali come quello che è nato al San Jacopo e che ricade sotto la giurisdizione di una donna dell’anno di Agliana, la sacrificatissima signora dottoressa Lucilla Di Renzo, colonna portante della dirigenza di Paolo Morello Marchese.

Due giorni fa all’ombra della Torre di Castruccio, in consiglio, sotto la direzione di Piero Lunardi e dopo l’intervento della Benedetta Vettori, Gianfranco Spinelli (più noto come ex-assessore Kawasaki) ha tenuto una lectio magistralis sul fascismo a Casalvalle;e mi ha ricordato, all’improvviso, di quando Massimo D’Alema ci tenne una bellissima lectio magistralis sulla nuova politica estera mondiale nell’aula magna di Palazzo Gallenga, all’Università per Stranieri di Perugia, una ventina di anni fa (ma per la Fedeli e l’Azzolina: ).

D’Alema aveva già il pugnale in mano… Quel baffino là ci diceva cosa sarebbe stato il mondo oggi

D’Alema, da gran trombone normalista-flop mai uscito dalla scuola per cervelloni di Pisa, ci disse cosa sarebbe stato il mondo oggi: e ovviamente scazzò ogni ben di dio – perché di solito i filosofi teorici sono un po’ come i preti che insegnano come si deve trombare in famiglia, loro che di famiglia non ne hanno, ma che spesso possono contare su varie famiglie (quelle degli altri, ovviamente…).

Assai più modestamente – e devo riconoscerglielo – lo Spinelli ha sottolineato la sua scarsa preparazione oratoria con un mea culpa che va comunque apprezzato e perdonato: «Io vado un po’ di palo in frasca». Una metafora più appropriata sarebbe, però, stata quella della trottola eccentrica che, quando perde velocità, sbrednola da ogni lato.

Da un punto di vista strettamente logico-consequenziale, Gianfranco Kawasaki Spinelli somigliava un po’ a questo: e per poco non finiva di strottolare addosso a Raffaele Landi, suo compagno di banco alla sua sinistra.

Ermanno Bolognini. Oh! Ma sempre in mezzo, eh?

Ma ricordare oggi i guai del fascio come lo ha fatto Spinelli, è come ruzzolare una scala: ti trovi in fondo con qualche costola incrinata, l’osso sacro rintronato da una botta al culo che si è ripercossa, attraverso la colonna vertebrale, fino al cervelletto, e una sorta di intontimento come o quando hai bevuto come il Bolognini, che non regge il vino, e dopo due bicchieri gli comincia a ronzare il capo. O come quando una capra mangia un paio di braccia di cannabis e poi sbalestra da tutte le parti prima di cascare sul groppone con quattro zampe all’aria… Stupendo!

Nella fretta di concludere, Kawasaki ha dimenticato di dire che, se fecero schifo i fascisti a Serravalle, non meglio furono e fecero i compagni democratici quando, finito il fascio, presero tre o quattro donne (una handicappata compresa) accusate di collaborazionismo, le montarono su un barroccio e fecero loro fare il giro del paese come Aronne Piperno, l’ebreo alla gogna in Il Marchese del Grillo. Che forza, perdìo! Che coraggio!

Sono cambiati i tempi, caro Spinelli, ma sono rimasti i problemi. Tutti e peggio di prima! Dai fascioni siamo passati alla rivoluzione dei fasci rossi: una volta ne hanno buscate gli uni, e dopo tocca agli altri. Pochi, pochissimi, di qua e di là: la maggior parte della gente non ha mai voluto avere grane e fa finta di non vedere. Così lascia che siano sempre i pochi e in pochi a randellarsi da una parte e dell’altra. Perché l’uomo non cresce e resta quello che è; mentre Machiavelli (se lo faccia spiegare bene dalla prof.ssa Querci) pensa che non possa assolutamente cambiare. E a mio avviso ha ragione, karo Kawasaki: sennò, dopo 2mila anni di chiesa cattolica, ci sarebbero mai stati ancora i poveri come noi e i ricchi come i papi e i cardinali addirittura filoprogressisti e rossi?

A mangiare la frutta della Lucilla c’era anche Piero Lunardi!

Vede, Kawa…? È un darsela a bere. A Pistoia è un darsela a pere del frutteto del San Jacopo. «Oggi a me, domani a te» suonavano le campane del proposto di Casale, quello che ricordava che i suoi parrocchiani erano tutti brava gente, ma i cavoli nell’orto non ce li aveva più.

Eh già, sono ancora qua – canta Vasco Rossi. Anche se il tempo scorre perfino sugli orologi del Bolognini (cazzo…, ma Ermanno è proprio la madre di tutti i mali di Serravalle, come dice qualcuno)!

Lo vuol sapere, Kawa, come andrà a finire a Serravalle? Qual è l’unica ipotesi, stando alle mosse di ora? Che Piero Lunardi, infastidito e sfavato dagli attacchi di un finissimo politico come il senatore La Pietra e la sua fiancheggiatrice Sonia Pira, alle prossime (se non ha già incominciato a farlo) inizierà a trattare con quelli che vogliono togliere la cittadinanza onoraria al duce: i piddì. Perché?

Perché da “civico” qual è, Piero non sta né con dio né con Satana. E dato che il Pd serravallino è, al momento, in quattro o più pezzi (due a Casale e due a Masotti) o, come dire, si sta sfarinando, quale può essere l’unica via di ripescaggio e riordino del partito delle bandiere rosse bruciate? Fare il portoghese per 5 anni ancora, appoggiando Lunardi dopo avergli piazzato in giunta alcuni uomini chiave che tengano le poltrone in caldo per il ritorno se non di Renzó Le Mokó, almeno di un altro Mokó in grado di far tornare a cavallo i compagni spodestati.

Solo che – intendiamoci bene – tutto il giro dei perdenti di oggi verrà smantellato e la terra di risulta dovrà essere portata e stoccata alla Cava Bruni. Ripeto: l’epoca dei perdenti è fernuta, si dice a Napoli. C’est finie!

Il Sen. FdI Patrizio La Pietra, la sorella del senatore, Patrizia La Pietra e Elena Bardelli. Lui è per la destra al caramello, cioè, docificata. Si vede che crede di non soffrire di diabete…

Spariranno tutti quelli che sono stati rottamati da Piero: Simona e Kawasaki compresi. Il mondo vuole forze nuove: sarà il momento in cui in tanti partiranno per la Francia come i familiari dello Spinelli quando furono molestati dai fascisti.

Poi… può darsi che mi sbagli: ma di infallibili ce n’è uno solo. Ed è il senatore La Pietra, un uomo per tutte le stRagioni (con la R per strage, quando si vedrà la sua politica farlocca della destra al caramello al potere – anzi, o leghisti di Agliana, salutatemelo, quando lo vedete!).

Infine una battutaccia da rospo ululone: o stai a vedere ora che venerdì prossimo chi ha denti scrive un’altra bella intervista sul Giornale di Pistoia…!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Delitto di satira nelle terre del Rio Trombato di Casale

 

Ha da passa’ ’a nuttata

Quando scende in ciel la sera
Ed infuria la bufera
Più non canta capinera, è finita primavera,
vi saluta e se ne va…
L’acqua scende e bagna tutti,
siano belli siano brutti,
siano grandi oppur piccini,
metà prezzo ai militar…
Con l’acqua che scende, che scroscia e che va,
Pierino in angosce calosce non ha…

È arrivata la bufera,
è arrivato il temporale,
chi sta bene e chi sta male,
e chi sta come gli par…

                                              [R. Rascel]


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