biancalanate. E IL POPOLO VA IN CHIESA, FA LA COMUNIONE E GRIDA: «PANEM ET CIAONEM!»

Da Biancalani a Tofani, le caricature pistoiesi degli eroi della teologia della liberazione. «I problemi esistono solo se se ne parla. Vedete Bibbiano, per esempio. Ne avete più sentito parlare? Non è più un problema»

 

Nostradamus aveva ragione quando previde la fine della chiesa con un “papa nero”

IL FASCISMO? HA SVOLTATO A SINISTRA


Don Biancalani e il Presidente Rossi

 

L’INNATURALE era ciò che più scandalizzava, nell’arte, quel poeta che nessuno conosce, Quinto Orazio Flacco, ma che tutti masticano pur senza volerlo, perfino gli idioti del politically correct, che da Orazio (e, attraverso di lui, da Platone) accettano – e se lo sapessero e non fossero asini come la Fedeli e pure l’attuale ministro dell’istruzione… – il concetto basilare del prèpon.

L’impersonale verbo greco prèpei significa «si addice, è congruo»: e ciò che non si addice è sconveniente, scade nel ridicolo e, in ultima analisi, finisce per disgustare; situazione imbarazzante di cui non esiste niente di peggio. Fa rivoltare lo stomaco, fa vomitare.

Stamattina è orazianamente platonico perfino quel radical chic signorino di Massimo Gramellini, che, in nome di ciò che si addice o non si addice, critica la caricatura pistoiese (questa città-sarcofago, gonfia come un coglione con l’orchite, ma capponica, da cappone, come una palla di toro castrato, buona solo da fare a fette fritte); critica, dicevo, la caricatura pistoiese di uno degli eroi dei preti tardivi della nuova chiesa progressista di Bergoglio: Óscar Arnulfo Romero y Galdámez, «un santo contro la dittatura», come lo definì Famiglia Cristiana [ma cristiana in cosa, scusate?].

Applausi a Gramellini che smeleggia con disinvoltura don Biancalani, anch’egli eroe della rivoluzione social-religioso-politica che parte da Pistoia, dove un altro sacerdote, don Paolo Tofani, espone in chiesa ad Agliana, la bandiera palestinese, quella che di per sé significa solo una cosa: in culo alla senatrice Segre. E fino in fondo.

Siamo in una Agliana dove si ospita, e si espone come un trofeo, la figlia del Che, emblema del fallimento di un comunismo che, nel mondo, ha portato solo a tremende dittature, non certo migliori di fascismi e nazismi varii ed eventuali. Poi i comunisti sono diventati tutti cattolici: ora tocca ai cinesi e ai nord-coreani (ci penserà Grillo con le cene all’ambasciata gialla di Roma?).

Torno su quello che ho scritto qualche settimana fa: i problemi esistono solo se se ne parla. Vedete Bibbiano, per esempio. Ne avete più sentito parlare? Non è più un problema; perché nella censura faziana della tv di stato, il problema è stato rimosso. Come non si parla più del Forteto e delle violenze sui minori da parte del Fiesoli. Ci pensa, per tutto, la famosa coperta che rende invisibili di Harry Potter, oggi sempre in mano al Pd.

Fa bene Gramellini. Ma, allo stesso tempo, sbaglia tutta la stampa a dare rilievo a una anomalia nuda e cruda. Certo la stampa ci vive sulle puttanate, ma forse parlarne meno non sarebbe male, per non fare troppo da cassa di risonanza alle impuntature di qualche progressista di corte vedute e scarso cervello.

Nostradamus, che tutti prendiamo per il culo, ci aveva visto giusto quando preconizzò che la chiesa sarebbe finita con il “papa nero”. In generale “papa nero” veniva detto il capo dei gesuiti; e Bergoglio non solo è gesuita, ma, come papa, è pure capo dei gesuiti e, quindi, due volte “papa nero”: oltretutto è anche papa che vive e regna non soltanto in unità con lo Spirito Santo, ma addirittura in contemporanea con l’altro papa, il reietto e il “fatto dimettere”. Anche questa una bella anomalìa – o no?

Scarpe rosse. Alla fine si scopre che né forze dell’ordine né magistrati stanno a sentire le donne che gridano…

Come in politica, anche nella chiesa è uno scontro di bande e, spesso, di banditi che mangiano, bevono, ingrassano e inculano «a man bassa» (no: a qualcos’altro basso).

Siamo alla fine dei tempi? No, purtroppo. Siamo solo alla fine della normalità. Nella terra in cui si parla solo di scarpe rosse e panchine rosse, di Segre e di fascismo, di tonni e di sardine: ed è, purtroppo, tutto vero quello che si dice.

Il fascismo non sta tornando; è già tornato e lo stiamo vivendo, dal 2011: da quando quel brav’uomo di Napolitano (maestro alchimista di Mattarella) ci ha chiuso tutti in un Gulag da cui non potranno liberarci i russi di Stalin come accadde per Auschwitz.

Perché il «carnefice», l’idiozia potenziata, ce lo ha imposto la sinistra con una devastante modificazione genetica operata direttamente nel Dna.

Così il popolo va in chiesa, fa la comunione e urla «panem et ciaonem»!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritto di critica.
Geneticamente modificati alla idiozia


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