bottega d’arte. MEZZO SECOLO DI LAVORO E D’IMPEGNO CIVILE E UMANO DI DOMENICO VENTURA

«Sarebbero i cittadini come te, gli uomini da premiare con un cavalierato del lavoro». Ha fatto crescere Quarrata con i suoi premi di pittura e con le sue proposte di commercio di artisti indiscussi e indiscutibili


8 aprile 1971: Domenico Ventura (qui con il pittore Rodolfo Bernieri e Millo Giannini), 23enne, inaugura la sua Bottega d’Arte in piazza del Comune a Quarrata

 


 

Domenico Ventura al lavoro nella sua Bottega d’Arte in via Montalbano a Quarrata

 

Caro Domenico,
ma soprattutto caro amico di una vita…

Lo scorso 8 aprile tu hai festeggiato, con tutta la tua numerosa famiglia di figlie, generi e nipoti, e con tua moglie Luciana, i cinquant’anni della tua Bottega d’Arte che aprì i battenti nel 1971.

Tu del 1948, con i tuoi 23 anni; io con uno in più di te. Tu con i tuoi sogni che hai realizzato, la tua Bottega d’Arte che ha dato da vivere a te ed altri altri (e non di rado anche grattacapi come ogni impresa); con le tue figlie, Lucrezia e Zenobia, e i nipotini che ti scappano dappertutto.

Io con una fatica immane – che dura tutt’oggi – contro una pubblica amministrazione (Comune, Stato ignobile, partiti politici aggressivi e violenti nello scontro) e una realtà esterna tanto più difficile quanto più fissata sul fatto che, come corrispondente della Nazione, giornale allora “fascista”, dovevo comunque essere fascista, e come tale trattato. È ovvio che me ne strafregavo.

Ce ne siamo impipati, caro Domenico. E abbiamo anche collaborato per un paese (città è davvero troppa roba per Quarrata, oggi ancor più regredita grazie ai signori del potere, più che mai piccoli morti di fame senza alcuna dignità, gonfi di boria come palloni antiaerei), per un paese che, almeno fino alla caduta del muro di Berlino e a quelle porcate di “Mani Pulite” è riuscito a far vedere che c’era; a dare benessere e non umiliazione ai suoi cittadini; speranze per un futuro che i democratici, dalla “cosa” di Occhetto in poi, hanno svergognato e portato, con Quarrata e l’Italia, al punto di demenzìa in cui ci troviamo, grazie al bene che la sinistra (peraltro molto appesantita da ex-democristiani traditori e dai cattolici alla Bergoglio) ci ha voluto, fino alla massima beffa della attuale pandemenzìa.

Tu, Domenico, hai contribuito ad arricchire il paese con le tue instancabili idee di movimento del mondo dell’arte; e offrendo, con la tua Bottega piantata all’inizio di fronte al Comune, proposte di qualità con nomi di affermati pittori e commercio di loro pregevoli opere; io, come deve fare sempre e comunque un giornalista per modesto che sia, con i miei interventi più o meno caustici, severi e censorii in un mondo che, nonostante gli anni di piombo, non aveva ancora perso né la bussola né il cervello.

Dalla terza pagina della Nazione, 1971

I Settembri Quarratini dell’epoca erano davvero promozionali per Quarrata. Non c’erano Natali da 40 mila euro di lampadine su quattro strade del centro, come oggi, grazie a quel sindaco che, all’epoca in cui nasceva la tua Bottega d’Arte, era appena uscito dalla scuola media del preside Bruno Poluzzi, scappato dalle mani della professoressa Pasquini e promosso – coetaneo della sua prònuba SSG, beneficata da margherite e Pd – perché ormai il comunismo ideologico-scolastico stava gettando le basi del «tutti ciuchi e analfabeti ad ogni costo» per giungere alla catastrofe dell’istruzione odierna, fiera delle teste vuote.

Tu, caro amico originario di Curinga di Catanzaro; persona di animo profondamente umano, semplice, modesto, moderato e, in ogni momento, generosissimo e signore molto più caratterizzato da tratti di nobiltà rispetto a tanti caccoloni da mille arie, puoi dire che qualcosa hai fatto, di utile e di grande, per questo paese decaduto e attualmente caduto nel cibo degli ibis qua tornati di casa: la cacca, appunto.

Meriti dunque che io, trattato come un delinquente comune perché ho osato fino in fondo rompere i coglioni a chi non merita che gogna per un immondo esercizio del potere pubblico, con la mia squalificatissima voce di arrestato per aver fatto vedere che i democratici della città favoriscono solo alcuni cittadini e ne mortificano molti altri; meriti che io ricordi a tutti i quarratini che non solo sei esistito, ma hai dato anche il tuo fattivo contributo, aiutando tutti: in particolare gli artisti locali e, oltre a loro, anche quelli (Salvatore Magazzini, Marcello Scuffi e altri) che altre strade hanno aperto al loro talento.

Hai fatto crescere Quarrata, Domenico, con i tuoi premi di pittura e con le tue proposte di commercio di artisti indiscussi e indiscutibili.

Renzo Sommaruga, artista veronese; Rodolfo Bernieri; la signora Maurizi, moglie di Elverio Maurizi, critico d’arte; Domenico Ventura, Salvatore Magazzini e Edoardo Bianchini. Al ristorante Silvione. 1971

Sarebbero i cittadini come te, gli uomini da premiare con un cavalierato del lavoro. Purtroppo la politica degenerata anche sotto il profilo istituzionale e costituzionale, predilige, in questi tristissimi tempi, i segretari delle sezioni di partito e i personaggi venduti alla sinistra, per attaccare sul loro petto le coccarde di ciò che credo sia il disonore che ci coinvolge tutti in un crollo generale della nostra realtà economico-politico-sociale e umana.

Oggi il mondo non è degli onesti e dei rispettosi, dei timidi come te non per paura, ma per vera educazione. È degli sfacciati che non si vergognano mai non dico di mostrare, a volte, il culo, ma di viaggiare ogni giorno e per tutto il giorno a culo scoperto secondo uno schema comportamentale che, caro Domenico e caro amico, non ci è, graziaddìo, mai appartenuto.

Ho tardato a parlare dei tuo 50 anni di attività, ma alla fine mi sono deciso a farlo, come vedi.

E sempre con l’orgoglio di chi può dire di essere persona integra, uomo con la schiena diritta, e un cittadino del mondo che non si piega a chi, come queste schiere di benefattori dell’umanità, da Bruxelles a Roma ha delegato la propria vita a un sistema giudiziario corrotto, malvagio e guidato, tuttora, solo dalle regole di Palamara.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


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