BRACHI E BIAGINI (CGIL) FAVOREVOLI ALLA FUSIONE TRA COMUNI

La proposta non va letta come il tentativo di realizzare “solo” un semplice risparmio economico

fusione dei comuniPISTOIA. Notiamo con piacere che è ripartito il dibattito sulla possibilità di accorpamento dei servizi e fusione fra piccoli e medi comuni anche nella nostra Provincia.

Il dibattito si sta sviluppando in alcuni casi con più forza e coraggio (vedi il Sindaco Vanni di Monsummano Terme) mentre in altre situazioni ancora permangono dubbi, reticenze se non contrarietà.

Apprezziamo comunque coloro, come ad esempio le Amministrazioni di Agliana e Montale, che provano a (ri)percorre almeno la strada dei servizi associati. Li sosterremo anche in relazione al fatto che sono Amministrazioni elette da poco, con giovani amministratori che vogliono provare, a piccoli passi, la strada della razionalizzazione dei servizi e della loro integrazione mettendo la fusione come scelta finale che deve essere costruita con pazienza e con  la partecipazione di tutti i cittadini.

Durante l’incontro che abbiamo avuto la scorsa settimana con i Comuni di Agliana e Montale abbiamo detto che avremmo preferito più coraggio e che la scelta dei servizi associati ormai vede alle spalle 15 anni di (quasi) totali fallimenti: una strada già percorsa che non ha dato i risultati sperati. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo, molte volte sono state buttate via energie, risorse economiche e perso tanto tempo con risultati la maggiore parte delle volte negativi.

Prendiamo atto che anche nella montagna pistoiese è ripresa (in forma alquanto bizzarra) la discussione. Fusione a due? Fusione a quattro? Anche  in  questo caso la nostra posizione è chiara da tempo: ha senso il Comune unico della Montagna Pistoiese. Chi parla di “montagna alta” (Abetone e Cutigliano) diversa dalla “montagna bassa” (San Marcello e Piteglio) crediamo che si stia lanciando in fantasiose spiegazioni per motivare una scelta che ha poco senso.

Andrea Brachi, Cgil
Andrea Brachi, Cgil

Ma la partita più importante, per numero di Comuni e per l’omogeneità del territorio, si gioca in Valdinievole. Per questo apprezziamo lo sforzo del Sindaco Vanni e la sua determinazione. In vista  della riapertura del dibattito (che vede anche alcune associazioni di categoria come Confesercenti e Cna della Valdinievole essere favorevoli) vogliamo ribadire anche la nostra posizione.

Per chi ancora non lo avesse capito, per noi è finito il tempo delle “mezze misure”, il tempo è scaduto, sono ormai decenni che la Politica parla tanto e conclude poco. Noi sosteniamo che ci si debba muovere, ora e senza tentennamenti, per ottenere l’accorpamento/fusione dei piccoli Comuni. Lo abbiamo detto, scritto, proposto già dal luglio del 2004.

È una  questione non di secondaria importanza che rientra in una più ampia riforma delle Pubbliche Amministrazioni (dibattito ormai ventennale), sempre annunciata e mai portata a compimento (se si escludono solo parziali interventi, mossi più dalla demagogia e dalla voglia di parlare alla “pancia delle gente” che da una visione completa ed innovativa di una vera riforma della “macchina pubblica”).

Riteniamo che in virtù dell’evolversi dell’organizzazione del lavoro, dei bisogni dei cittadini e dei problemi dei bilanci degli enti locali, questa “frammentazione” sia un ostacolo da superare, un modello organizzativo e partecipativo non più corrispondente alle esigenze del nostro tempo.

La nostra idea di accorpamento vede per la Valdinievole  soli tre Comuni al posto degli attuali undici, così come vorremmo un solo comune per la Montagna pistoiese ed uno solo per la piana (Montale, Agliana, Quarrata).

Questa proposta nasce da alcune considerazioni:

  • 1)   la stragrande maggioranza degli attuali enti non supera i 10.000 abitanti; cifra che è paragonabile ad una circoscrizione del comune capoluogo; stessa cosa vale per l’estensione del territorio. Questa frammentazione accresce i costi di gestione dei servizi, scaricando sui cittadini, sulle famiglie e sui pensionati la mancata conduzione di azioni congiunte utili ad evitare gli aumenti di imposte locali o, addirittura, la scomparsa di alcuni servizi;
  • 2)   Comuni più grandi permetterebbero una gestione del territorio più omogenea, con una visione dello sviluppo economico, ambientale, urbanistico, turistico, ecc. che nasce da un’unica volontà politica. Ripercussioni positive si avrebbero anche sulla professionalità dei “dirigenti” e di tutto il personale del comparto Autonomie Locali;
  • 3)   la gestione e la realizzazione delle nuove e più forti volontà politiche avrebbe senza dubbio una ricaduta positiva  per i cittadini e le aziende e aiuterebbe il confronto con gli altri enti pubblici a partire dalla Regione. Riusciremo finalmente ad avere un unico regolamento di polizia locale, di piano regolatore, un’unica politica sul sociale, sull’infanzia, sullo sviluppo economico del territorio, sulla cultura e così via.
  • 4)   le difficoltà di bilancio degli enti locali costringono, soprattutto i piccoli comuni, a non potere programmare nuovi interventi e, ancor peggio, a non mantenere l’attuale qualità e quantità dei servizi resi ai cittadini;
  • 5)   l’accorpamento porterà infine un risparmio economico di non poca entità. Con una diminuzione dei costi della politica (meno sindaci, assessori, consiglieri) e non solo.

Ma vorremmo che la proposta fosse letta non come il tentativo di realizzare “solo” un semplice risparmio economico (anche se questo non è certo irrilevante). Ricordiamo che un’azienda che abbia 10, 20 o 100 dipendenti ha costi fissi a cui non può sottrarsi. La questione di questi costi  che incidono maggiormente nei piccoli comuni è una delle ragioni che, per esempio, ha spinto (mai a sufficienza) le aziende private a fondersi per essere più competitive e più al passo con i tempi.

Silvia Biagini, Fp Cgil
Silvia Biagini, Fp Cgil

In questi ultimi anni i contratti nazionali di lavoro (almeno fin quando è stato possibile sottoscriverli!) e le leggi dello Stato e delle Regioni hanno cercato di “convincere” i Sindaci a gestire in maniera diversa i servizi pubblici (servizi associati, unioni di comuni, ecc.). Siamo in grado di affermare che i risultati ad oggi sono stati scarsi se non nulli. Ci siamo trovati di fronte a vere e proprie lotte di potere che hanno ostacolato se non impedito anche una gestione associata dei servizi.

Riteniamo peraltro che le Unioni dei Comuni riproporrebbero in modo identico le problematiche emerse con le gestioni associate, con la criticità aggiuntiva che si inserisce un ulteriore elemento di confusione e di ingovernalibità poiché, anziché semplificare, si finisce per creare un nuovo Ente, lasciando in piedi tutti quelli esistenti.

Pertanto, l’accorpamento/fusione dei piccoli comuni è la strada obbligata che dobbiamo intraprendere. Bene quindi che anche in Valdinievole si riprenda a parlarne con lo scopo di attuare non solo un progetto politico di alto spessore, ma anche per mettere a disposizione del territorio le ingenti risorse economiche che sono state messe a disposizione dallo Stato e dalla Regione Toscana. Con i tempi che corrono anche questi sono errori che non possiamo più permetterci.

Andrea Brachi, Segreteria Cgil Pistoia
Silvia Biagini, Segretaria Generale Fp Cgil Pistoi

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