BREDA DEI MILLE DISCORSI

«De Breda Moretti non curat» ovvero: credete che Moretti abbia tempo per pensare agli operai di Pistoia?
«De Breda Moretti non curat» ovvero: credete che Moretti abbia tempo per pensare agli operai di Pistoia?

PISTOIA. La Breda se ne andrà: se non in altra parte del mondo, sicuramente almeno in altre mani. E non saranno le mani né di Vannino (che pure buttò via la Breda a Napoli come se fosse una patata bollente) né degli altri brillanti politici pistoiesi che, sì, hanno garantito lavoro per decenni a Pistoia, ma le hanno garantito anche debiti su debiti e il futuro (alla fine) che ognuno di noi sta vivendo: anche il futuro dei giovani senza lavoro e dei figli dei figli della Breda. Un bell’applauso a tutta la sinistra pistoiese benemerita e un grazie di cuore a tutti.

Ora sulla stampa locale leggiamo «Restiamo dell’idea che è necessario sederci ad un tavolo col governo per capire la strategia di Finmeccanica sul settore ferroviario – commenta Iuri Citera segretario della Fim-Cisl –. In secondo luogo – aggiunge – è necessario un piano industriale che salvaguardi i posti di lavoro. Lo faccia chi vuole ma deve essere fatto» (vedi).

E con queste profetiche parole il sindacato dà la cosiddetta benedizione al feretro della Breda di Pistoia.

Ci fa impressione non essere smentiti in quello che dicevamo tre anni fa quando tutti – a cominciare da Bertinelli che chiamava a raccolta i compagni, da Bersani a Fassina – gorgogliavano come il sifone del lavello di casa quand’è ingrommato di untumi e detersivi gommosi.

Se non sarà la General Electric a concludere, intanto ci sta lavorando la Bombardier: e sicuramente, alla fine, con gran sollazzo di Berti e Rossi, legati ai cinesi di Prato, arriveranno tanti bei mandarini a far le bucce, con simpatici occhi a taglietto obliquo, alle cosiddette tute blu.

Sarebbe stato meglio pensarci prima; essere più flessibili e concordare e mediare su altro, piuttosto che vendere oggi svendendo l’azienda per il solito piatto di lenticchie pur di non rinunciare ad avere a Pistoia, al di là della ferrovia, il semenzaio dei voti del Pci-Pd; pur di vedere qualche figlio assunto in Breda – magari a Napoli, ma con comando a Pistoia, in maniera da prenderci anche un po’ di indennità di trasferta.

Ma chiedere di saper ragionare ai politici d’Italia (sia venuti dai ranghi del funzionariato partitale, sia spuntati come funghi dopo il temporale fra Prima e Seconda Repubblica) è – direbbe il Manzoni – come un voler “raddrizzar le gambe ai cani”. Impossibile.

Per un uovo di allora, ecco che si deve rinunziare alla gallina di oggi. E sarà proprio il sindacato (Moretti non viene da lì, con quel suo bel compenso-stipendio che basterebbe, per vivere, a tremila famiglie sovietiche?) a dover tirare il bel calcio in culo ai lavoratori di Pistoia.

Quanto poi a riflettere su «è necessario un piano industriale che salvaguardi i posti di lavoro. Lo faccia chi vuole ma deve essere fatto», scappa (scusateci) proprio da ridere. Si chiacchiera ancora sul letto di morte, come se dipendesse dal morituro convincere la Signora della falce fienaia a sbagliare il colpo. Un riso amaro, s’intende, perché non godiamo certo nel veder andare a gallina (e non quella buona) tante famiglie.

Si crede ancora che con le parole si potranno tenere a bada squali come quelli delle multinazionali o ultimi imperatori che comunque ci mangeranno vivi tutti se non altro perché sono già quasi due miliardi contro quattro gatti spelacchiati di una sessantina di milioni di italiani ciucciati e ridotti all’osso da ex-filomaoisti sessantottini, più o meno Pci o derivati, oggi al soldo della spregiudicata finanza cinese/globale e con compensi da mantenere, per almeno un secolo, tutta la Turchia e l’Afghanistan messi insieme?

Non basta essere intelligenti per sbagliare: occorre anche metterci del proprio con impegno.

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