BUONA FINE E BUON INIZIO, CARI LETTORI

«I cronisti si affrettano, in queste ultime ore che richiamano echi sentimentali, a ricapitolare l’anno che fu, anzi quest’ultima legislatura travagliata e, per certi versi, grottesca. Quel che è stato è stato, e non siamo qui per menare gli ultimi fendenti verso chi, si suppone, si avvia verso l’uscio».
2018, l’anno che verrà

PISTOIA. Un altro anno è ormai passato. Uno nuovo sta per cominciare. È l’ennesima goccia che cade nel mare infinito del tempo che in realtà non passa mai perché siamo noi che passiamo.

Mattoncini di un mosaico enorme che però, vedete, anche in mancanza di uno solo di essi risulterebbe incompleto.

I cronisti si affrettano, in queste ultime ore che richiamano echi sentimentali, a ricapitolare l’anno che fu, anzi quest’ultima legislatura travagliata e, per certi versi, grottesca. Quel che è stato è stato, e non siamo qui per menare gli ultimi fendenti verso chi, si suppone, si avvia verso l’uscio.

La crisi economica è aggravata da una crisi di nervi che i politicanti chiamano populismo, controbattendo che c’è il “segno più”. Roba da linguisti, ovvero da gente che ha fin troppo tempo da perdere. Il 2018 arriva e non deve darci false speranze: molti dei problemi pregressi ce li siamo tirati dietro, altri, invece, li abbiamo scansati con grande fortuna.

Cécile Kyenge

Lo ius soli fa parte del passato. Ottocentomila stranieri rimarranno tali perché noi già ogni anno concediamo cittadinanza ad oltre duecentomila persone, e in questo siamo i primi in Europa. La signora Kyenge, che approdò qui clandestinamente e di questo Paese fu poi ministro, affermò col sorriso sul volto che mai si sarebbe sentita italiana. Era (almeno) per metà congolese e tale sarebbe rimasta. Statista.

Un’inutile ministro in un inutile governo, quello del Letta che vinse la lotteria di Palazzo Chigi, poi spedito a pedate a casa da un Renzi che edulcorò la sua mossa codarda definendola “azione di rottamazione”. È stato un esperimento fatto sulla pelle degli italiani che, è di tutta evidenza, non hanno affatto gradito. Referendum dello scorso 4 dicembre e sondaggi aggiornati dimostrano che il paese Italia si riscopre liberale e di destra. Come sempre, del resto.

Di Gentiloni, fermi nel nostro proposito di non infierire, c’è ben poco da poter dire. Un ponte è importante perché avvicina due metà. Gentiloni è riuscito ad ammortizzare la caduta dovuta al crollo. E se comunque pensiamo che le uniche novità in favore delle famiglie consistono nel divorzio breve e nella legge Cirinnà, comprendiamo come la caduta sia stata attutita assai meno rispetto a quanto avrebbero potuto fare.

Renzi e Martina

Crediamo che non casualmente sia stato dato il Dicastero dell’Interno a Marco Minniti, unico ex comunista con la testa sulle spalle e gli attributi al posto giusto, capace in pochi mesi di rattoppare egregiamente un’emorragia di ordine e buon senso lasciata incancrenire dal peggior ministro che la storia repubblicana conosca.

Quell’Alfano ritenuto inamovibile dal Renzi per i quattro voti spelacchiati che si portava dietro. Soloni della governabilità purchessia.

L’invasione di clandestini afro-islamici, con la compiacenza di un discreto numero di accattoni spuntati come funghi, descritta come inarrestabile e innalzata a valore, ha comportato tra le altre cose la necessità di espellere oltre cento islamici pericolosi in un solo anno. Si chiama ordine pubblico ma non solo. Si chiama anche difesa della cristianità di cui tutti noi siamo figli.

La più grande esportazione di civiltà e cultura è accreditabile ai nostri avi, italiani e non. E il 4 marzo prossimo, dopo le elezioni, avremo forse la possibilità di dire tutto questo senza sentirci tacciati di razzismo e scemate simili.

Ancora oggi, più di ieri e meno di domani, navigare necesse est. Anche contro corrente. Anche se suonano le trombe arcadicheggianti che annunciano il naufragio di noi eretici. La storia, ne siamo certi, non avrà motivo di darci torto.

[Lorenzo Zuppini]

 

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