buvette. ANCHE IL SINDACO CONFERMA CHE C’ERA

Dopo tre mesi dall’inchiesta avviata dal nostro giornale, Betti risponde all’interrogazione dell’opposizione confermando, come ha fatto anche la D'Amico, la presenza di una buvette. Ma nessuna azione disciplinare è stata avviata nei confronti dei dipendenti che hanno violato i regolamenti
Porciatti registra il video: imperdibile

MONTALE. Anche noi, come il consigliere di opposizione Fedi, siamo rimasti molto soddisfatti della risposta – seppur parziale – fornita dal Sindaco Ferdinando Betti sulla vicenda “buvette stanza 13” del Comune di Montale.

Betti, alla presenza della Segretaria Generale D’Amico, ha confermato l’esistenza di tale illegittima attività di ristoro e ha clamorosamente spiegato che per le pause di merenda (non si consumano solo i caffè ma anche dei deliziosi sformati di verdura) i privilegiati dipendenti, vanno (dopo la circolare della Segretaria Generale del febbraio scorso) a strisciare i badge di presenza al lavoro, permettendo così di recuperare il tempo perduto nella “sospensione”.

Un delizioso sformato nella schiscetta

Bene diciamo noi, e complimenti al Sindaco che ha risposto parzialmente all’interrogazione e che, per distrarre il consigliere di opposizione da qualche replica incresciosa (dunque provvediamo noi, adesso), ha rivoltato la più bruciacchiata frittata sulla precedente consiliatura del Sindaco Scatragli (di centro destra), chiedendo se c’erano state mozioni dedicate all’argomento e insinuando che l’allora maggioranza era stata altrettanto omissiva sulla denuncia di quanto è stato lui.

Non si è accorto il Betti dell’imperdonabile errore logico argomentativo?

Grande enfasi al rispetto delle istituzioni, ma con la violazione dei regolamenti vigenti del Comune

Sulla questione, è autenticamente validante e dimostrativa dell’esistenza dell’illecito comportamento la circolare ai dirigenti delle varie unità, già tardivamente emanata dal Segretario generale D’Amico il 6 febbraio, predisposta proprio in considerazione della rivelazione della buvette da questi schermi, con un caratteristico articolo di fine gennaio, che potrete rileggere per capire la connessione logica esistente tra i fatti e le azioni di “salvataggio” attuate dall’Amministrazione dopo anni di reticenze e omissioni sostanziali.

Riccardo Cappellini, adesso che sa, cosa dice?

Fedi, ha spiegato in termine all interrogazione che si è sentito costretto a fare l’interrogazione perché i cittadini e gli altri dipendenti glielo avevano richiesto (la buvette era ristretta a pochi dipendenti, molto potenti); dunque chi avesse taciuto, avrebbe acconsentito all’illecito.

Di grande rilievo confessorio – dice il Fedi – è il fatto che la Segretaria Donatella D’Amico abbia emanato una straordinaria e illuminante circolare di servizio specificamente dedicata all’argomento, che confermava implicitamente, la nostra denuncia sulla buvette!

Solo dopo la sua attuazione, l’Amministrazione avrebbe imposto il recupero dei tempi sottratti dal lavoro dei privilegiati dipendenti del Comune coperti dal sindacato di loro riferimento, Sindaco e Segretario Generale.

La Segretaria Generale non sentiva i profumi delle lasagne sformate dal microonde?

Betti ha ragione a dire che le pause caffè, ovvero i minuti di sosta sottratti al servizio pubblico “vengono decurtati” dal tempo di lavoro, ci vogliamo credere: era ora che si moralizzasse l’Amministrazione diffidando i dipendenti fedifraghi e reprimendo le azioni contrarie al regolamento di servizio.

Ma cosa ha disposto – il solerte Betti – per i quattro anni precedenti alla direttiva del Segretario Generale?

Se moltiplichiamo 20 minuti per cinque dipendenti ogni giorno, per i 900 giorni stimati nella sua consiliatura, abbiamo un totale di 1.500 ore sottratte all’orario di lavoro, regolarmente retribuito (il conto me lo ha fatto la mia suocera).

La risposta di Betti, infatti, trova la sua efficacia dal giorno 6 Febbraio scorso e non prima: dunque, cosa ci dice per il periodo pregresso, nel quale gli odori di profumati sformati e di schiacciate con mortadella al pistacchio (sì, c’è chi la riconosce per il caratteristico odore della spezia orientale!) aleggiava nei corridoi del piano primo, sfuggendo però all’olfatto della Dony?

Il sindacato Cgil ha niente da osservare sulla questione, giusto per la tutela dell’altra parte dei dipendenti comunali che hanno veramente rispettato il regolamento e non hanno abusivamente occupato un locale del palazzo comunale con una stanza a uso privato di buvette?

Dal 6 Febbraio si striscia il badge per la pausa e caffè e prima? Mancano circa 1.500 ore di lavoro: chi le paga?

A proposito: Betti ha aperto la risposta avvisando che stanno valutando la possibilità di “aderire” a una querela nei nostri confronti e questo, per la tutela dei dipendenti.

Bravo Betti: i dipendenti apprezzeranno sicuramente la tua attenzione, che però avrebbe dovuto assicurare da tempo, combattendo le cause e non gli effetti ai quali abbiamo solo dato visibilità nell’esercizio della nostra attività di “cani della democrazia”: non gli è ancora chiaro al Sindaco?

Incominciasse lui stesso, a far rispettare i regolamenti comunali a tutti indifferentemente, evitando le sacche di privilegiati all’interno del Palazzo comunale!

A Betti, gli possiamo inoltre spiegare che se l’Amministrazione intendesse per davvero querelarci, allora dovrà “adire” le vie legali e non “aderire” come ha detto per due volte (sic!), senza essere corretto dalla Dony (ri-sic!).

Si dia però una mossa: il termine ultimo per farlo è in scadenza, se non è probabilmente già scaduto.

Se non glielo spiega la D’Amico chi glielo spiegherà, un professionista esterno per un’altra profumata consulenza legale?

[alessandroromiti@linealibera.info]


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