CALCIO-GIOVANI. PROVARE VERGOGNA, TANTA, PER RICOMINCIARE

Gianluca Barni
Gianluca Barni

PISTOIA. Confesso che, milanista da sempre e molto passionale (a differenza di un babbo che mi ha trasmesso la passione, ma ha sempre osservato le partite con un distacco e una competenza ammirevoli), mi sono sempre trovato a disagio da spettatore allo stadio.

Beh, questa confessione (sono di moda, mica per altro) potrebbe apparire paradossale a più di un lettore: «Ma come, Barni… Frequenta gli stadi, le moderne arene, da una vita e ora ci viene a raccontare che non ci sta bene, neppure comodo (quello della comodità sarebbe tutto un altro discorso, da affrontare presto)?».

Sì, è proprio così: nessuno, in tanti anni, mi avrà mai visto aprire bocca, specie se in campo c’è la mia squadra del cuore. Ripeto, il Barni tifoso è a disagio ad alzare il tono della voce anche solo per gridare Forza Milan (o Forza Pistoiese, la squadra della mia città).

Rifacendomi al grande Nils Liedholm, seguo le gare prevalentemente in silenzio, tutt’al più parlando bene di tutti. Molto perché credo in quel che dico, un po’ per scaramanzia (l’ignoranza è padrona di quest’epoca).

Il Tirreno, 8 dicembre 2014
Il Tirreno, 8 dicembre 2014

Ecco, pensate voi come mi sia trovato le poche volte che mi hanno mandato, per lavoro, a seguire incontri di calcio minore o giovanile. Non male: malissimo. Perché di vedere gente che si azzuffa o sfoga le proprie frustrazioni domestiche in quelle due ore scarse di gioco, proprio non mi andava e proprio non mi va.

Anni fa, pensando di farmi cosa gradita, alcuni parenti m’invitarono a valutare le gesta del mio nipotino, in una delle sue prime uscite da calciatore in erba. Ebbene, credo di non mai sofferto tanto, immedesimandomi in quel bimbo che in campo, giustamente, provava a divertirsi giocando la sua partita, ovvero seguendo le direttive dell’allenatore e la propria indole.

E mentre tutti i bimbi correvano spensierati, sulle tribune era tutto un vociare, un incoraggiamento continuo, ma persino un inveire costante, nei confronti del pargolo-avversario come degli stessi tecnici, che svolgevano anche le funzioni di arbitro. E ancora consigli, suggerimenti dispensati a iosa, che mandavano in confusione me, pensate voi all’effetto su quei malcapitati fanciulli.

Il direttore di Linee Future, Edoardo Bianchini, mio professore ai tempi del Ginnasio e del Liceo, conoscendomi, stamattina mi ha servito un delizioso assist, come dire, “Barni, c’è solo da spingere il pallone in rete”.

Mi ha mandato in posta elettronica, un articolo, uno dei rari, che vengono scritti a biasimo dei genitori-tifosi (ma attenzione a certi nonni, più scatenati dei primi), che in Valdinievole, appena un giorno fa, hanno fatto interrompere un confronto per il loro comportamento disdicevole sulle tribune.

Genitori incazzati sugli spalti [repertorio]
Genitori incazzati sugli spalti [repertorio]
Bravi, allora, i mass media che hanno dato spazio a quella storia – perché se è vero che il giornalismo non deve insegnare, come paradossalmente ci insegnano ai corsi di aggiornamento, è altrettanto vero che non può, continuamente, glissare su certe storie per compiacere il lettore più becero e meno sportivo, l’uomo, della strada o vip, che non sopporta la parola saggia, il rammentare principi e valori.

Bravissimi gli allenatori/educatori che, adocchiando le zuffe e ascoltando le parole di quella tribuna, hanno optato per la sospensione della partitella (a mai più, non a data da destinarsi). Da applausi i bambini, infine, a cui non sono servite frasi di rimprovero nei riguardi di quei genitori invasati: li hanno soltanto guardati.

Se è vero che molti non hanno coscienza a questo mondo, chi ne ha, anche soltanto un briciolo, avrà provato e continuerà a provare vergogna.

Come toccare il fondo in un istante: ripartiamo, tutti assieme, da lì.

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