carbonizzati. LE BUGIE, LE GAMBE CORTE E “IL SILENZIO È D’ORO”

Il Comune di Montale, i suoi problemi e le distorsioni della verità manipolata dal Sindaco Betti. «Su un ginepraio come il Carbonizzo, non vi pare che l'opposizione, con il suo silenzio, svolga la stessa funzione di prevenzione di un "preservativo bucato"?»
Betti parla ma non risponde mai

MONT-ANA. Ci ricordiamo anche noi di aver assistito a delle assemblee pubbliche tenute alla Smilea sull’ipotesi della fusione dei due Comuni di Agliana e Montale da sottoporre – certamente – alla deliberazione di un referendum popolare dall’esito tutt’altro che certo, vista la persistenza di una latente cultura campanilistica tra i cittadini.

Il lavoro, questo è chiaro a tutti, era da sostanziare nella completa fusione dei servizi: solo successivamente si poteva parlare di fusione dei Comuni. Il nome, l’avremmo ceduto volentieri noi “Montana”, epiteto che abbiamo coniato al caso.

La polemica è stata riaperta dal duro attacco del capogruppo di Agliana Cambia nel consiglio comunale del 30 luglio. Il dito puntato di Nerozzi è stato diretto e finalmente – lasciàtecelo dire – chiaro e univoco, come tanto ci piace: Betti non ha dato impulso alla fusione, pensando che fosse meglio provvedere alla “coltivazione del suo orticello”. Del resto Cesare non diceva che avrebbe preferito essere il primo nell’ultimo paesino della Gallia, piuttosto che il secondo a Roma?

I tentativi di “associazione comunale” dei servizi sono stati maldestramente impostati e gestiti (vedi quello della polizia municipale, espressione di pessima gestione) con un regolamento simpatocratico che è stato respinto dalla stessa Regione Toscana.

Ordiniamo le cose, dunque, cercando di fare uso dei documenti, come siamo soliti fare: la legge c’è e si poteva applicare. Ma ci sarebbero stati anche i finanziamenti che sarebbero stati probabilmente intorno ai 10 milioni di euro in un lustro. Soldi freschi che avrebbero permesso di rifare strade e infrastrutture (si pensi all’area di Stazione, con l’inceneritore da convertire, per esempio).

Betti si lagna accusando Mangoni della retromarcia; mentre a nostro parere ci sarebbe stato da procedere – per una attuazione sincera del programma di unificazione – a una effettiva implementazione delle associazioni di servizi, altresì impegnati da sempre a mo’ di “specchietto per le allodole” per soddisfare altre finalità. Quali?

Giornale di Pistoia 23.8

Alcuni esempi: il servizio di ragioneria (funzionaria Tiziana Bellini) aveva due marce: lenta per Agliana (vi ricordate il bilancio consuntivo mancato e sollecitato dal Prefetto Zarrilli?) e veloce per Montale; una segretaria generale con la “porta aperta” a Montale (con tanto di orario di ricevimento) e chiusa, anzi serrata, ad Agliana ma che però – e questa è la nota “comune ai due Comuni” –  dormiva profondamente in entrambi (caso buvette a Montale e altri numerosi ad Agliana); sulla vicenda della polizia municipale, è solo da ricordare che la comandante Paola Nanni teneva ufficio a Montale e poco o quasi mai ad Agliana, nonostante che lo stipendio fosse pagato per oltre due terzi dai cenerentoli, ignari, aglianesi.

E come dimenticarsi della vicenda dell’incarico “pastetta” affidato alla società a r.l. (di diritto privato e non controllabile) Anci Innovazione, lautamente ingaggiata dal sovietkommissar Rino Fragai con una determina del Comune di Agliana di oltre 33.000 euro, indotta con una banalissima mail convenzionale (a fima congiunta con la Marianna Menicacci) spedita alla Funzionaria Elena Santoro (a proposito, ma di questa qui, Luca Benesperi che ne pensa?).

Ferdinando Betti, blandisce le domande del collega Giovanni Fiorentino e risponde denigrando l’ex Presidente del Consiglio, sciossinista per necessità, come ha dimostrato l’assemblea del 3 gennaio scorso.

Betti e Mangoni firmano il protocollo Agliana-Montale, ma non fondono niente

Se la legge nazionale c’è (è il D.m. 26 aprile 2016. Modalità e termini per l’attribuzione, a decorrere dall’anno 2016, dei contributi spettanti ai comuni istituiti a seguito di procedure di fusione. GU Serie Generale n.102 del 03-05-2016), il fallimento del progetto di fusione è certamente da ricondurre alla mancanza di volontà, o meglio, la solita perversione del P[artito] D[ominante], grazie alla quale l’ordine delle cose è fatto per soddisfare – in prima, ma “unica battuta” (come insegnava Luisa Tonioni con le sue merende a Pane & Rose) – gli appetiti famelici di apparato, con la nidiata di cooperative assetata di risorse pubbliche per il mantenimento di un consenso drogato.

Un consenso che vedeva i cittadini non come “utenti da servire”, ma come “mucche da mungere” e da ingannare con le anacronistiche e anestetizzanti favole sulla lotta all’antifassismo.

Ferdinando Betti, invece di tacere con la bocca chiusa a paratia stagna, dovrebbe rispondere in modo chiaro alle domande dei giornalisti; e i colleghi non dovrebbero farsi ipnotizzare da argomentazioni surrettizie ed evasive.

Invece il sindaco di Montale il potere ce l’ha e non ne è logorato, ma lascia che logori i suoi sudditi. Ne volete una prova? Ripercorrete la questione del Carbonizzo.

Ma tenete presente anche un altro fattore, non meno importante. Su un ginepraio come il Carbonizzo, non vi pare strano che l’opposizione di Montale, con il suo silenzio, svolga la stessa funzione di prevenzione di un “preservativo bucato”?

Alessandro Romiti
[alessandroromiti@linealibera.info]


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