carbonizzo. I FATTI, I GIORNALI, LA PROFESSIONE E IL GIOCO DEI PESI E CONTRAPPESI. 2

L’unica risposta del Sindaco Betti è il silenzio: ma saremo o no liberi di pensare che dietro un silenzio ininterrotto può nascondersi di tutto, perfino il peggio del peggio?
Una patata bollente, una gatta da pelare…

MONTALE. E ripartiamo con la vicenda-Carbonizzo di cui vi avevamo parlato ieri.

  1. Se riguardate la cronistoria del Carbonizzo partendo dal maggio scorso, vedrete che la lettera inviata da Meridiana Immobiliare srl il 23 maggio scorso, fu pubblicata da Alessandro Romiti il 25, due giorni giorni dopo l’invio, con la premessa che segue:

Non troverete – per quanto al momento possiamo sapere – nessuna notizia di questa “bomba a mano” su altri organi di stampa.

Nostri informatori ci riferiscono che altri colleghi hanno sospeso qualsiasi iniziativa per non turbare e intralciare gli interessi elettorali di Betti.

Ma qui non si tratta di elezioni o meno: se le argomentazioni in diffida fossero vere e confermate nella loro sostanza, la questione investe un “modus operandi” di cui tutti devono essere pienamente informati: per la sicurezza della democrazia e del rispetto della legalità (?).

  1. Due giorni dopo, il 27 maggio, Linea Libera usciva con un nostro intervento nel quale si chiedeva (ma chiedere a Betti è come chiedere allo spazio siderale: la risposta è il silenzio) di chiarire in maniera esauriente le osservazioni e le contestazioni che gli venivano mosse da Mario Paolacci della Meridana srl:

«In particolare [scrive il Paolacci], la SUL [Superficie Utile Lorda] complessiva dell’intervento è stata ridotta a circa 3.500 metri quadri (di cui solo una minore porzione riferita a nuove edificazioni, trattandosi per il resto di recupero di fabbricati già esistenti) a fronte degli originari 6.400, addirittura sembrando porre in dubbio la possibilità (in precedenza sempre garantita) di recuperare i fabbricati esistenti, per i quali a causa delle lungaggini del Comune vi è stata la necessità di effettuare interventi di messa in sicurezza!».

Veduta del Carbonizzo

«Al riguardo [prosegue il Paolacci] non si può mancare di evidenziare che – contraddicendo le precedenti motivazioni fomite dal professionista esterno incaricato della redazione del Piano Operativo, che aveva giustificato la pretesa di ridurre la SUL tenendo conto, a suo dire, delle minori esigenze “demografiche” dell’abitato di Fognano – il nuovo strumento urbanistico ha previsto una nuova area residenziale con una capacità edificatoria di circa 2.000 metri quadri (addirittura superiore a quella sottratta a Meridiana Immobiliare) in favore di terreni di proprietà di terzi posti ad appena 500 metri dall’area dell’Ex Carbonizzo Tempesti; una previsione questa davvero incomprensibile e che forse chiarisce le reali ragioni della penalizzazione inflitta a Meridiana Immobiliare all’esito dell’interminabile iter procedimentale, che si è appena sommariamente descritto» [vedi pp. 5-6 della diffida].

  1. Cinque giorni dopo, il 1° giugno, visto il solito silenzio istituzionale di Betti, da Linea Libera pensammo di scrivere una Pec per chiedere informazioni e chiarimenti in merito.
    Nella Pec scrivevamo:

Egregio Signor Sindaco,
da segnalazioni di nostre fonti confidenziali, siamo venuti a conoscenza che il/i
proprietario/i dei «terreni di proprietà di terzi posti ad appena 500 metri dall’area dell’Ex
Carbonizzo Tempesti», di cui si parla nel documento allegato, con «una capacità
edificatoria di circa 2.000 metri quadri» e «posti ad appena 500 metri dall’area dell’Ex
Carbonizzo Tempesti», potrebbe potenzialmente costituire motivo di reale conflitto di
interesse a carico della Giunta da Lei presieduta e diretta.

Ferdinando Betti parla ai suoi elettori ma perde la parola con gli altri

Stante ciò, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca nonché di quello dei cittadini ad essere
informati, anche per normativa sovranazionale europea; e soprattutto al fine di fugare ogni
più piccolo sospetto circa l’operato della Sua amministrazione, il quotidiano on line «Linea
Libera» chiede di conoscere un elemento già di per sé pubblico (e pertanto non soggetto né assoggettabile a secretazione e/o riserve di alcun tipo) e cioè il/i nominativo/i della
proprietà dell’area di 2.000 metri quadri definita «edificabile» dal nuovo strumento
urbanistico di Montale (anch’esso pubblico e non secretabile).

Stante, dunque, la pubblicità sia dello strumento urbanistico che dei registri immobiliari,
preme chiarire che qualsiasi diniego o ritardo, ingiustificati a priori per i motivi citati, non
potranno che essere ritenuti (per ciò che potrebbero rappresentare) come tentativi di
nascondere ipotesi di realtà non chiare, irregolari e/o inammissibili.

Si confida nella correttezza della S.V. Ill.ma che, siamo certi, vorrà rispondere con le dovute sollecitudine e chiarezza richieste dalla legge a soddisfare i fini istituzionali della P.A. (art. 1, L. 241/90), i.e. i fissati criteri «di economicità, di efficacia, di pubblicità e di trasparenza».

In attesa di risposta scritta, con ossequi.

«Linea Libera» – Quotidiano on line
https://www.linealibera.info/
Il Direttore Responsabile

La nostra lettera era indirizzata sia al Sindaco Betti che alla segretaria generale Donatella D’Amico, ed aveva il seguente oggetto:

La segretaria generale Donatella D’Amico

OGGETTO: Lettera‐Diffida di Meridiana Immobiliare s.r.l. – Via Guido Rossa, n. 45/c – Montale (PT) in data 23 maggio 2019, avente per oggetto «Piano di Recupero Ex Carbonizzo»; pagine 5‐6: «[…] il nuovo strumento urbanistico ha previsto una nuova area residenziale con una capacità edificatoria di circa 2.000 metri quadri (addirittura superiore a quella sottratta a Meridiana Immobiliare) in favore di terreni di proprietà di terzi posti ad appena 500 metri dall’area dell’Ex Carbonizzo Tempesti; una previsione questa davvero incomprensibile e che forse chiarisce le reali ragioni della penalizzazione inflitta a Meridiana Immobiliare all’esito dell’interminabile iter procedimentale […]». – Richiesta dati pubblici su proprietà di terreni previsti come edificabili nel territorio montalese: istanza ai sensi delle disposizioni di cui alla L. 241/90. – Invito formale ad adempiere ex art. 328 c.p., co. 2. – Lettera‐Diffida allegata in formato pdf.

  1. Abbiamo aspettato la risposta di Betti che, alla fine, il 25 giugno scorso, si è degnato di farci scrivere dal geometra Riccardo Vivona.
    E questo è il testo:

NOLI ME TANGERE
[Traduzione libera: NON ROMPETE I CORBELLI– n.d.r.]

Prot. n. 10539/03/06 del 25.06.2019

Al Direttore Responsabile
del Quotidiano on line “Linea Libera”
Trasmessa per PEC: lineestampalibera@legalmail.it

Oggetto: Lettera-Diffida di Meridiana Immobiliare s.r.l. “Piano di Recupero ex Carbonizzo”. Risposta a V/s PEC acquisita al protocollo n. 9109 del 03/06/2019.

In merito all’istanza da voi promossa di cui all’oggetto, acquisita al protocollo di questo Comune al n. 9109 del 03/06/2019, il sottoscritto, in qualità di responsabile del Servizio “Urbanistica, Edilizia Privata ed Espropri” rileva che in base, all’art. 22, comma 4 della L. n. 241/1990 non sono accessibili le informazioni in possesso di una pubblica amministrazione che non abbiano forma di documento amministrativo, laddove per il successivo art. 24, comma 1, lett. c) della medesima legge, l’attività di pianificazione urbanistica è sottratta all’applicazione della disciplina dell’accesso, essendo assoggettabile alle forme di pubblicità per quest’ultima espressamente previste. Ad ogni buon conto, nella pianificazione urbanistica l’Amministrazione compie un rilievo conoscitivo del territorio comunale volto al coerente inserimento delle scelte urbanistiche operate, al fine di giungere ad un assetto territoriale coerente ed armonico. Rispetto a ciò è del tutto avulso il rilievo della titolarità e/o dall’identificazione della titolarità delle singole proprietà o porzioni di territorio, non costituendo, quest’ultime, elemento di indagine da parte dell’Amministrazione Comunale. Peraltro, la pubblicità immobiliare e/o l’identificazione della titolarità di un determinato bene non è di competenza di questa Amministrazione comunale, ma di altre e diverse Pubbliche Amministrazioni, come, peraltro, già rilevato nella vostra nota di cui all’oggetto.

Nun me tocca’, lasciame sta’ ca è meglie…

In conclusione, lo scrivente non è, in alcun modo, tenuto ad esperire le indagini necessarie a reperire il nominativo in questione, né tantomeno a fornire alcuna informazione al riguardo che non costituisca atto o documento amministrativo.

Il Responsabile del presente procedimento è il sottoscritto Riccardo Vivona.

Avverso il presente diniego il richiedente può presentare, entro 30 giorni dalla conoscenza della determinazione, ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, ovvero chiedere nello stesso termine al Difensore Civico competente per ambito territoriale, ove costituito, che sia riesaminata la suddetta determinazione. Qualora tale organo non sia istituito, la competenza è attribuita al Difensore Civico competente per ambito territoriale immediatamente superiore.

Montale lì 25 Giugno 2019

Il Responsabile del Servizio 4B
Urbanistica, Edilizia Privata ed Espropri
(Geom. Riccardo Vivona)

Questa lettera potete vederla e scaricarla cliccando qui.

Ad ogni buon conto, è vero che i giornalisti nell’immaginario collettivo sono degli ottusi idioti che fanno del «giornalettismo di merda», ma non bisogna generalizzare, dato che, forse, non tutti potrebbero essere nati nella famosa terra dei beoti.

Il signor Vivona, per sfilarsi elegantemente dall’obbligo di dare, depistando la richiesta nel fumo della legge, cita, in primo luogo l’articolo 22, comma 4 della Legge 241/90 (e con ciò “toppa” alla grande con l’arroganza pretenziosa della pubblica amministrazione italiana), che ci chiarisce cosa sia un “documento amministrativo”:

«[…] ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni o non relativi ad uno specifico procedimento, detenuti da una pubblica amministrazione e concernenti attività di pubblico interesse, indipendentemente dalla natura pubblicistica o privatistica della loro disciplina sostanziale».

Questo non è un pizzino scarabocchiato

Se “documento amministrativo” è tutto quello che si indica sopra (fatevelo spiegare, a Montale, da una professoressa di lettere o anche da un avvocato che non scriva, come accade spesso, le H dove non vanno…), perfino un pizzino – cioè uno straccetto di foglio sgualcito e scarabocchiato, come quelli del concorso del fu comandante Alessandro Andrea Nesti che, a tempo debito, la segretaria generale (la precedente rispetto alla D’Amico?) mandò al Tar della Toscana – è, inequivocabilmente, un documento amministrativo. Chiuso.

Poi il Responsabile del servizio 4B, sempre per «disanguillarsi» dal proprio dovere di dare, cita il successivo art. 24, comma 1, lett. c) della medesima legge, ove si dice che il diritto di accesso è escluso:

«nei confronti dell’attività della pubblica amministrazione diretta all’emanazione di atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di programmazione, per i quali restano ferme le particolari norme che ne regolano la formazione».

Anche in questo caso, ci spiace per il solerte e dòtto funzionario montalese, ma nella sua interpretazione si rileva una grave lacuna quanto a comprensione della lingua italiana e del significato e senso delle parole, come previsto dall’art. 12, comma 1, delle Preleggi:

«Nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore».

Escludere, infatti, l’accesso «nei confronti dell’attività della pubblica amministrazione diretta all’emanazione di atti etc.» rende di solare evidenza l’assunto che mentre una pubblica amministrazione sta lavorando («attività» è termine singolare: lo si vede dalla presenza dell’apostrofo che non è grammaticalmente ammesso per il plurale), mentre cioè è in attività per emanare «atti normativi etc.», non può e non deve essere disturbata nella sua azione se non con gli strumenti di legge previsti per il processo di formazione in corso d’opera.

Ora, per essere chiari ed espliciti, chiediamo al signor Vivona:

  1. vorrà sostenere che il nuovo strumento urbanistico di Montale è in corso di realizzazione lungo l’iter della pianificazione, formazione ed emanazione? Suvvia! direbbe Mughini. Non prendiamoci in giro.
  2. vorrà sostenere che non c’è, da nessuna parte, nei faldoni dell’iter provvedimentale, uno straccio di “foglio sgualcito e scarabocchiato” (= pizzino) in possesso del suo ufficio, su cui è scritto il numero di uno o più fogli catastali dai quali risulta un “accidente” di nome di un proprietario? Suvvia! direbbe Mughini. Non prendiamoci in giro.
  3. vorrà farci credere (tentando di arrampicarsi sugli specchi come una mosca senza, però, esserlo) che, in tutto il lavorìo necessario per l’approntamento e il varo di uno strumento urbanistico, ogni decisione è presa in anonimo assoluto su anonimi sconosciuti? Suvvia! direbbe Mughini. Non prendiamoci in giro.

Signor Vivona, ma dove siamo? In un ufficio tecnico di un Comune d’Italia o nel confessionale di don Paolo Firindelli?

Allora, visto che Betti e il suo Comune hanno intenzione di prendere in giro la gente facendo i dòtti: vorrebbe, signor Vivona, prepararci, per cortesia, una copia delle planimetrie dell’area di cui parlavamo nella lettera del 1° giugno scorso, e cioè di quei 2mila metri edificabili, fioriti – lo scrivevamo  ieri – come un uovo deposto da una gallina generosa a distanza di circa 500 metri rispetto all’area del Carbonizzo di proprietà della Meridiana srl?

Può gentilmente farlo o, per «disanguillarsi», si inventerà che il suo Servizio 4B non detiene le tavole dello strumento urbanistico; oppure che tali tavole sono un “segreto di stato” ben custodito e protetto nella buvette riservata del Comune di Montale?

La bella risposta, che ci è stata inviata, non è un insulto alla nostra intelligenza dato che siamo dei poveri idioti comuni: è un’offesa, un colpo mortale a quella Costituzione – costata una guerra e fiumi di lacrime e sangue – che, ogni giorno, grazie alle “norme interpretate” della democrazia burocratica e della trasparenza, viene sistematicamente stuprata con un sorriso equino a 64 (!) denti per poi essere esaltata, sùbito dopo, il 25 aprile, dalle fanfare dell’Anpi.

La gente – ficcatevelo in testa – ha il diritto di sapere cosa fate minuto per minuto.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritto di dire che in questo paese
non si conosce la trasparenza


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