carceri, vite stroncate & superbia. I PROBLEMI DELLA DOGAIA. L’AVVOCATO SARA MAZZONCINI RIPERCORRE LA STORIA DOPO IL TENTATO SUICIDIO E LA MORTE DI UN DETENUTO 23ENNE

La precaria situazione generale del carcere di Prato era stata segnalata al Ministro fino dal settembre dello scorso anno, ma Bonafede, che aveva risposto ben cinque mesi dopo, a febbraio 2020, «“vantava” che nell’ultimo triennio a Prato non si era registrato nemmeno un suicidio», perciò tutto andava bene
«Ho depositato personalmente la nota il 5 giugno, direttamente presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Prato, informando anche il gruppo di lavoro al quale appartengo della locale Camera Penale, che si occupa proprio di carcere; sia il Consigliere comunale Lorenzo Tinagli, da sempre attento alle problematiche carcerarie. Ho anche trasmesso la stessa a mezzo Pec al Garante Fanfani»

NESSUN SUICIDIO? E ALLORA

« TUTTO VA BEN, MADAMA LA MARCHESA! »

INTANTO I BOSS SE NE TORNAVANO

AL CALDUCCIO A CASA PROPRIA


L’Avv. Sara Mazzoncini del Foro di Prato

 

di SARA MAZZONCINI

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OCCUPARSI di esecuzione penale, in tempi di Coronavirus, non è stato semplice.

Da un lato ho deciso di fermare i colloqui visivi in carcere, consapevole che, se qualche mio assistito si fosse ammalato e fossi stata io il tramite, non avrebbe sicuramente avuto facilità nell’accedere alle cure richieste.

Dall’altro, sapevo che i miei assistiti avrebbero “sofferto” la mancanza anche del colloquio con il difensore, dopo che avevano subito il necessario blocco dei colloqui famiglia.

Il pensiero prevalente, però, è stato quello di tutelare la loro salute: in microcelle con a disposizione meno di 3 mq a testa, il contagio sarebbe stato difficile da gestire negli istituti di pena.

Dopo un primo difficoltoso inizio, i detenuti sono riusciti ad ottenere una telefonata a settimana con il difensore, oltre a quelle con la famiglia, ed è stato possibile svolgere colloqui in videochiamata Skype.

Nel colloquio Skype del 25 maggio alcuni di loro, ristretti nella VII sezione (media sicurezza) erano scossi e preoccupati: un loro compagno aveva tentato il suicidio e versava in gravi condizioni all’Ospedale.

Nei dieci minuti concessi per il colloquio difensore-assistito in modalità telematica, non ho compreso tutte le dinamiche della vicenda: forse perché ero troppo impegnata a cercare di tranquillizzarli, forse perché contemporaneamente mi stavo agitando anch’io. Tuttavia qualcosa in quella prima ricostruzione non tornava.

Recuperando la lucidità ho detto loro di prendere carta e penna e scrivermi, di mettersi nelle loro celle e descrivermi ciò che era successo.

Il 3 giugno sono tornata ai colloqui visivi e due dei miei assistiti avevano preparato una memoria di 4 pagine, che mi hanno chiesto di leggere e depositare presso la Procura, nonché di trasmettere al Garante regionale dotttor Fanfani.

L’Avv. Pamela Bonaiuti

Confrontandomi anche con la collega di studio Pamela Bonaiuti, che segue con me, da sempre, gli assistiti della VII sezione della casa circondariale “La Dogaia”, ho deciso di depositare la memoria così come era, di modo che ciò che vi era scritto rimanesse genuinamente riportato da chi l’aveva redatta.

Ho depositato personalmente la nota il 5 giugno, direttamente presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Prato, informando anche il gruppo di lavoro al quale appartengo della locale Camera Penale, che si occupa proprio di carcere; sia il Consigliere comunale Lorenzo Tinagli, da sempre attento alle problematiche carcerarie. Ho anche trasmesso la stessa a mezzo Pec al Garante Fanfani.

In quelle quattro pagine, purtroppo, si legge che i miei assistiti, come altri detenuti della VII sezione, avevano “segnalato” il ragazzo 23enne. “Segnalato” nel senso che avevano avvisato la Polizia Penitenziaria del fatto che soffriva la detenzione più di altri e che aveva dato segni di squilibrio, che forse aveva bisogno di un supporto psicologico proprio in quei giorni.

Nel memoriale i miei assistiti raccontano anche cosa hanno visto e sentito al momento dell’arrivo dei soccorsi. I miei due assistiti si sono immediatamente messi a disposizione della Procura, per raccontare la loro versione dei fatti, e mi hanno riferito che sono stati entrambi sentiti dalla Polizia Penitenziaria, su delega del Procuratore, nella giornata del 9 giugno.

La notizia apparsa su Il Tirreno del 12 giugno 2020

Spero che si possa fare chiarezza su quanto successo, visto che nella memoria si legge che quel ragazzo, che aveva dato segni di cedimento psicologico, era purtroppo ristretto in cella da solo (i miei assistiti sono ristretti nella cella accanto a quella del 23enne uno, e l’altro a due celle di distanza).

Il parlamentare Giachetti aveva posto un’interrogazione parlamentare al Ministro Bonafede già in data 24 settembre 2019, evidenziando varie criticità del carcere di Prato.

Nella risposta del 25 febbraio 2020 il Ministro “vantava” che nell’ultimo triennio a Prato non si era registrato nemmeno un suicidio. Il parlamentare Giachetti, quindi, a seguito del tentato suicidio del 23enne, poi deceduto, ha presentato nuova interrogazione al Ministro della Giustizia.

Spero che, finalmente, possa essere posta la giusta attenzione sulle numerose criticità dell’istituto “La Dogaia” di Prato, senza che tali criticità debbano essere pagate con ulteriori vite.

Avv. Sara Mazzoncini
Studio Legale Bonaiuti-Mazzoncini
Componente Gruppo di Lavoro Carcere
della Camera Penale di Prato

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