CARIPIT, TROPPA FINANZA E POCO VANGELO

Ivano Paci, Presidente della Fondazione Caript
Ivano Paci, Presidente della Fondazione Caript

PISTOIA. Marchionne, De Benedetti, Colaninno, Marcegaglia, grandi banchieri ed industriali: imparate! La Fondazione Caripit – ci dice il suo Presidente – ha prodotto utili per ben 17 milioni di euro. Questo dice il consuntivo 2013, approvato all’unanimità.

Dopo le innumerevoli critiche rivolte al Presidente per i più svariati motivi nel corso di questi anni, titoli spazzatura in testa, non possiamo che stupirci. Tanto più che questo utile non è il frutto di maestranze che lavorano in una fabbrica e che quindi producono reddito, muovono i consumi e l’economia in generale. Alla Fondazione, infatti, lavorano solo sette dipendenti.

Qualcuno si chiederà quale miracolo sia questo, in un’Italia dove quasi tutto va a rovescio, il lavoro làtita e le giovani generazioni, insieme alle medie, si stanno avvicinando sempre più alla canna del gas.

Il miracolo è semplice e si chiama oculato e/o ardito investimento in borsa: cioè quello strumento liberal/capitalista che il Pci combatteva e che i democristiani, al contrario, usavano ed usano ancora oggi con una spruzzatina rossa di Renzi, per fare quattrini senza muovere un dito e senza farsi venire i calli sulle mani. Perché oggi il mondo viaggia con lo spread, con il rialzo e il ribasso in borsa e con tutta la movimentazione e il profitto “non sudato” che solo gli esperti conoscono e fanno fruttare.

Attraverso, dividendi, cedole, operazioni finanziarie, per la maggior parte derivanti da Caripit, Intesa-San Paolo e Cassa Depositi e Prestiti, la Fondazione Caripit ha raggiunto il prestigioso traguardo finanziario. La Cassa Depositi e Prestiti, tanto per dire, è quella società a capitale pubblico e privato, partecipata per più dell’80% dal Ministero delle Finanze e per il resto da Fondazioni come quella di cui parliamo.

Questa Cassa è anche quella alla quale tutti gli enti pubblici si rivolgono per ottenere mutui e prestiti per tutte le opere da mettere in cantiere, dal vespasiano al Ponte sullo Stretto; a tassi non propriamente “etici”, per non parlare delle Banche italiane che – tutti lo ricordano – hanno preso da questa disgraziata Europa miliardate di euro per riaprire il credito e riavviare la ripresa e che, al contrario, hanno investito in titoli ed azioni traendone, immoralmente e con il beneplacito della politica tutta, enormi interessi.

Il Presidente Paci, quello che non se ne andrà fino al 2016, afferma che la Fondazione di via de’ Rossi “è una macchina che macina utili consumando poco”. In quel “poco” sta il problema che odora di vetero capitalismo ottocentesco e di latifondismo parassitario che di etico ha davvero ben poco perché da cattolico adulto “5 milioni e 110 mila euro per 144 progetti in servizi alla persona, istruzione compresa”, a fronte di 22 milioni e 110 mila euro, sono una miseria, con i tempi che corrono: sono una elemosinaccia da chi dà un euro, ma ha – magari – un attico da 700 metriquadri ristrutturato a sue spese (e uno zuccotto rosso in capo).

Una piccola e forse sciocca considerazione: il Comune di Pistoia è impegnato con mutui vari da onorare con la Cassa Depositi e Prestiti che ricadono sulle spalle e poi sulle tasche del cittadino con gli interessi dovuti e non certo di favore. Per farla semplice, noi ingrassiamo, nel nostro piccolo, anche la Fondazione che, a sua volta, ci degna di finanziare progetti e progettini che ossequiosi, affidiamo al buon cuore di chi, con i nostri soldi, si alimenta. È un meccanismo ed un mecenatismo perverso del quale, ovviamente, non facciamo carico alla Fondazione e al suo Presidente: ma il giochino è questo e il Presidente non ci prenda per i fondelli.
Dunque, quando abbiamo denunciato le finalità speculative e immobiliaristiche della Fondazione, avevamo ragione: checché ne dica questo Presidente in-rottamabile fino al 2016 (e forse in-rottamabile perché prescelto dallo Spirito Santo dato che il Presidente, in pubblico, a Montale, s’è dichiarato in perfetta linea evangelica…).

Quando affermavamo che da dei cattolici adulti ci saremmo aspettati un maggiore interesse verso i bisogni del territorio, in ambito sociale e di riguardo al territorio – portando ad esempio la fontana di Buren, raccogli cicche in Quarrata, o il Conservatorio di Santa Caterina in San Marcello – eravamo nel giusto. Gli statuti si cambiano, come sta avvenendo anche nella Fondazione: si possono cambiare anche le percentuali di intervento nel sociale che, invece, però, sono rigidamente bloccate.
Adesso dovremmo anche parlare bene dei finanziamenti “intelligenti”, tipo i defibrillatori e altro ancora: questo onore lo lasciamo alla stampa organica e allineata perché – ma non ne siamo sicuri – il Presidente della Fondazione preferisce più le critiche che gli elogi…

Per le critiche, del resto, rimandiamo all’articolo del direttore che “ci ha battuti sul tempo” e che riguarda il Bilancio 2013.

Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT64H0306913834100000008677 su Intesa San Paolo Spa - Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento