“CARMELA E PAOLINO”, I SOLITI DA UN QUARTO DI SECOLO

Gennaro Cannavacciuolo e Edy Angelillo
Gennaro Cannavacciuolo e Edy Angelillo

LAMPORECCHIO. Non si sono ancora stancati, Carmela e Paolino, di mandare in scena il loro varietà sopraffino. Ma nemmeno Edy Angelillo e Gennaro Cannavacciuolo, di portare per mano, da circa venticinque anni, questo cult dell’avanspettacolo riveduto, corretto e catapultato, di un lustro, dalla Spagna all’Italia.

E anche ieri sera, a Lamporecchio, poco più grande e meno sconosciuta di Pratola Peligna, i due affiatatissimi mattatori, accompagnati, come cabaret ordina, dal trio musicale sottostante, hanno ancora una volta divertito il pubblico, non proprio numerosissimo, con la loro ennesima riproposizione di questo intramontabile lavoro, nato nel 1990 per mano di Sinisterra e riambientato, con tutte le piccole ma incisive correzioni, da Angelo Savelli, che l’ha prodotto per Pupi e Fresedde.

Ma non è cambiato nulla, dall’esordio, se non la maturazione dei due attori che si fiancheggiano, sbeffeggiandosi, sul palco: la maschera, napoletana, di Pozzuoli, per la precisione, dello splendido 55enne Gennaro Cannavacciuolo e quella veneziana, ma solo di nascita, dell’ancora piacevolissima Edy Angelillo, un anno meno giovane del suo collega. Un mix, navigatissimo, di macchiette, smorfie, battute, moine, canzoni, piccole danze, ammiccamenti, una complicità rodata da centinaia e centinaia di apparizioni in tutti i teatri d’Italia, Europa e Mondo, una formula magica che di invecchiare e di venir riposta tra i ricordi non ne vuol proprio sapere.

Anche Ruben Chaviano, al violino, Simone Ermini al sax e al clarinetto e Marco Bucci al pianoforte, rendono perfettamente l’idea, lasciandosi letteralmente coinvolgere dall’ambiente nel quale è perfettamente incastonato lo spettacolo, poco prima della fine della seconda guerra mondiale, dove questa improbabile compagnia cabarettistica viene fatta prigioniera dalle truppe naziste in uno sperduto paesino abruzzese e condannata ad ambientare, su un palcoscenico improvvisato, i loro numeri.

Con un pizzico di brillante surrealtà e l’invidiato camaleontismo dei due protagonisti: spregiudicate maschere del doppio senso, brillanti cantanti e umoristi di lignaggio, un mix perfettamente oliato e dosato in tutte le sue forme e dosaggi che riesce, puntualmente, a chiudere il sipario sotto l’incoraggiante e grato scroscio di applausi.

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