carne mont-ana. UOMINI, MEZZ’UOMINI, OMINICCHI, PIGLIAINCULO E QUAQUARAQUÀ

L’umanità lotta fino dalla sua apparizione sulla terra per non fare la fine delle anatre, ma la “continuità amministrativa” provvede con cura a mantenere lo “status qua-qua-qua”…
Leonardo Sciascia

 

 

«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre. Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo».
[Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta]

 

MONT-ANA. E mentre siamo qui a girarci i pollici in attesa del risultato delle urne, curiosi di vedere se e come cambierà il mondo, l’unica cosa che ci torna in mente è questo stralcio famosissimo di Leonardo Sciascia, uno scrittore degno di attenzione e di rispetto per più motivi: perché sa quello che dice, perché dice quello che sa e che pensa, perché qualcuno non ci darà dei partigiani della destra (visto che la citazione viene dal Pci, quello vero) e perché questo scrittore antimafia ha fatto un bellissimo intervento sui Promessi Sposi che, a suo avviso, mettono in luce come il mondo, tutto il mondo, si basi sul «sistema don Abbondio», il caro pretonzolo del Manzoni che, alla fine della storia, «è ancora lì» sano e salvo, come Vasco Rossi, senza che niente sia realmente cambiato: i veri poveracci sono quei due sposi sciagurati, un po’ handicappati di cervello, che, per vivere, sono dovuti scappare dal proprio paese natìo, un luogo in cui – direbbe Stefano Pieri  – vige la regola della continuità amministrativa, parametro fondamentale di gravitazione universale anche per don Paolo «il Bello».

Ferdinando Betti

Chi saranno gli uomini e i mezz’uomini del Mont-Ana? Saranno un Sindaco come il Betti e una segretaria comunale come la D’Amico? O comandanti della polizia locale come Andrea Alessandro Nesti, che ha denunciato mezzomondo (colleghi compresi) e che potrebbe essere chiamato a rendere conto e non pur di un solo chiodo storto; o come la dott.ssa Nanni che, mentre Montale festeggia le quarantore e Agliana è in festa e sotto elezioni, sparisce in ferie?

Dice che non la rivogliono neppure a Pescia, sua terra natìa, dove sembra non essere gradita a Oreste Giurlani, il Sindaco che, saltato il fosso, “se Dio vuole non ha più il Pd come mamma e quindi, per estensione, nemmeno la Cgil”…

Donatella D’Amico

Ma nessuno di questi begli esemplari umani, aggettivo – come dice Sciascia – pieno di vento, ha saputo e voluto rispondere a niente di ciò che abbiamo chiesto loro continuamente e con tanta insistenza: va bene che, come pensano i Pd di Agliana, noi siamo un giornale di partigiani, di gente non obiettiva, di prevenuti! Va bene! Ma il Betti e la Nanni non hanno fatto una conferenza-stampa apposta per prendere per il culo la stampa pistoiese? Hanno forse detto la verità sulla famosamente vergognosa lettera fasulla di scagionamento della Procura di Pistoia?

Non hanno nemmeno respirato, non hanno fatto pio. Hanno saputo solo minacciare querele: bene! Che vangano e ci rivedremo in aula. E non è tutto: ma non vi diciamo altro – almeno per ora. Quello che loro tramestano, porèlli, lo sappiamo per filo e per segno: perché solo chi non fa non falla e solo ciò che non si fa, non si viene a sapere.

Se son rose fioriranno…

È forse un uomo una segretaria generale che, con i suoi oltre 100mila euro l’anno di prelievi di sangue/denaro dei lavoratori, dimentica di fare approvare il consuntivo di Mangoni; non istituisce la commissione di disciplina del Comune di Agliana (obbligo di legge); non vede e non sa che a Montale la gente fa salotto nella buvette; non si accorge che ad Agliana è sempre la Coop «Pane e Rose» a vincere le gare di appalto per gli asili, salvo – alla fine – sborsare nècche da 30 o 40mila euro per le difficoltà economiche che «Pane e Rose» lamenta e che il vicesindaco Tonioni, legato sia al pane che alle rose, fa generosamente elargire ai suoi “colleghi”?

Intorno a questi uomini e mezz’uomini, si muove poi un’onda anomala di ominicchi che  galleggiano all’ombra del potere e della continuità amministrativa: e sono funzionari con “posizioni organizzative” che, visti da vicino, tanto somigliano ai kapo di Auschwitz in Primo Levi, obbedienti e ferocissimi nei confronti dei poveri pigliainculo, loro confratelli prigionieri del «sistema don Abbondio», acritici e lobotomizzati, felici per un godi, popolo! fatto di birre, rutti e pisciate in una gozzoviglia pagata due volte: prima con i contributi che il Comune di Agliana versa a chi dovrebbe organizzare il Giugno; poi di tasca propria, quando se ne vanno a tavola e ingozzano pizza, ciccia, salsicce, rosticciana e becchime ideologico a un tempo.

Panem et circenses

La fine è tutta dei quaquaraquà che, come dice Sciascia, vivono «come le anatre nelle pozzanghere» e starnazzano in mezzo agli alti papaveri rossi, che alla fine una cosa la sanno pur fare, e molto bene, grazie alla “continuità amministrativa”: impallinarli ben bene, buttando via i loro quattrini a tutta randa come fossero i petali di rose scaricati dall’elicottero sulla bara del padrino Casamonica.

Sì, aspirante salvatore della patria che darà il Massimo (se vince) delle assenze: noi vogliamo essere ingiusti, non obiettivi, prevenuti, partigiani: non però delle ideologie, bensì delle carte che cantano o che – meglio – suonano a morto.

Sì, noi vogliamo essere gli scassapalle che – nonostante uno sforzo sovrumano – non otterranno che trascurabili successi: ma vogliamo esserci quando voi mestate come vi pare, per togliervi il respiro e alzarvi la gonnellina scozzese, color Costituzione-tricolore, e per mettere a nudo il vostro ineffabile popò.

Giacomo Mangoni, dignità

Saremo odiati? E chi se ne frega? Basta che voi, sani, alti, belli, di pura razza ariana/agliana, anche se solo per una volta, la smettiate di sbeffeggiare i pigliainculo a cui non date scampo.

Mettetevi, rappresentanti della continuità amministrativa, una mano sul petto: domani, qualunque sia l’esito dello sballottamento, vergognatevi dinanzi a un uomo – da noi rincorso e bastonato ben bene per quattro anni e mezzo – che, non improvvisamente, come qualcuno potrebbe pensare, ha dato di matto e ha mandato il Pd a quel paese; ma, dopo una lunga riflessione, si è messo il cappio al collo ed è saltato giù dallo sgabello pur di non rinunciare a essere uomo come quello ammirato dal mafioso del libro di Sciascia e non un misero quaquaraquà.

Da domani, se incontrate Mangoni per via, abbassate lo sguardo, toglietevi il cappello e arrossite. Non potete fare altro.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritto di critica
[e di frusta]


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