cause del lavoro. L’EX-COMANDANTE NESTI CHIEDE MEZZO MILIONE, MA FINIRÀ IN CORTE DEI CONTI PER DANNO ERARIALE E ALL’IMMAGINE DEL COMUNE DI AGLIANA

Aveva chiesto al giudice anche due consulenze speciali: la prima per danno biologico e l’altra contabile. Entrambe negate dal magistrato. «Gli aglianesi, i cui soldi sono stati buttati allegramente…, ora devono sapere cosa bolle in pentola, prima che il gallo canti e che il brodo trabocchi dalla marmitta»
Come sempre i discorsi sono discorsi, ma i fatti sono fatti: e non possono essere smentiti. Specie se carta canta

PER NON DIMENTICARE


Effetto boomerang?

 

Dei nostri fratelli
afflitti e piangenti
Signor delle genti,
perdono e pietà!

Lo scritto è parecchio,
è forse fin troppo,
ma non sia d’intoppo
la Dea Verità!


 

PISTOIA-AGLIANA. L’11 ottobre scorso T.A., su Il Tirreno, ci ricordava «l’incredibile e triste storia del dottor Andrea Alessandro Nesti e della sua amministrazione (Pd) snaturata»: e cerchiamo di intenderci, non stiamo offendendo o diffamando nessuno, citiamo semplicemente, in satira, un titolo di Márquez, che non sarà certo degno dell’altezza del «Maestro e Margherita», ma non è poi l’ultimo coglione che passa per via.

T.A. ci rammentava che l’ex capo della polizia municipale di Agliana – dal suo protettore illuminato, Rino Fragai, definito “l’ottimo comandante” e, come tale, carezzato, blandito e utilizzato per stendere il regolamento della polizia associata con Montale: documento, a quanto si dice, che gli avrebbe permesso di ritornare alla guida della slitta dell’Arcipelago Gulag –, ci ricordava, dicevo, che il giudice del lavoro avrebbe deciso, in merito alle richieste del Nesti, il 26 novembre che, in soldoni, sarà domani.

Giacomo Mangoni reinquadrò Nesti al posto occupato prima dello svolgimento del concorso: ma il procedimento amministrativo era davvero legittimo?

Entro 24 ore, il dottor Francesco Barracca è chiamato, in pratica, a dirci cosa ha deciso non solo su un risarcimento di 500mila euro, come quantificato dal Nesti; ma anche sul reinquadramento del medesimo in categoria D anziché nella C, in cui fu ripescato per i capelli dall’ex-Sindaco Mangoni, al quale il Nesti dovrebbe accendere un cero alla Signora di Valdibrana, in segno di perenne riconoscenza; e, inoltre, il diritto al riconoscimento di un corrispettivo economico per l’attività di reggenza dell’ufficio commercio del Comune di Agliana dal 2001 al 2015, àmbito in cui si distinse (come questo quotidiano ha mostrato con tanto di prove documentali ignorate da tutti) impegnando e spendendo quattrini dei contribuenti a favore di promozioni pubblicitarie, non si capisce bene se istituzionali o no, per l’emittente bardelliana di Tvl, una realtà sui generis, in cui lavorava la figlia di uno dei sindaci del Pd di allora, Paolo Magnanensi. Su questo anche Magnanensi è diventato muto come Masetto Mutolo da Lamporecchio, il baldo “giovine” intraprendente che amava scopare le suore di Santa Brigida e dei brigidini.

Su tutto questo abbiamo ampiamente scritto, ma nessuno, che dio metta in terra, ha fiatato: perché l’obbligatorietà dell’azione penale, in Italia, poi in Toscana, poi a Pistoia, altro non è che un puro corollario della nostra santa Costituzione, amata da tutti ma osservata da nessuno, specie ove l’elemento da osservare sia, per i più disparati motivi, legato (anche alla lontana) con il Pd, nell’ottica di un Nessuno tocchi Caino, come del resto è successo nella discutibile decisione circa la Comunità Montana, che ha individuato l’unico responsabile del disastro in Giuliano Sichi – e i politici di contorno erano solo dei monaci murati in cella, ciechi sordi e muti e dediti a farsi solo pippe?

Come a Montecatini non si muore mai (a morire vanno tutti all’ospedale di Pescia, SS [siglia giusta] Cosma e Damiano, tanto cari alla dottoressa [?] Daniela Ponticelli, beneamata dai suoi PaDroni), così, a Pistoia, un Pd rinviato a giudizio lo abbiamo visto forse solo una volta ogni morte di papa: cioè, da Pacelli in poi, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I. Finora, in tutto, sì e no, 4 appena – e in più di un secolo! Senza parlare degli esiti dei rinvii…

Per come si sono svolti i fatti e per come sono andate tutte le cause del comandante Nesti, dal Tar al Consiglio di Stato, il Comune di Agliana ha sempre preso torto marcio; ha sprecato un sacco di quattrini del contribuente; e Nesti, in ultimo, è stato messo all’uscio, anche se non sulla strada, perché reintegrato come agente semplice (con un provvedimento di discutibile legittimità), veste nella quale – dopo tanta gloria e tanto denaro sperperato dai compagni amministratori Pd per il loro protetto – da vigile si è sempre sentito assai stretto per non dire soffocato.

Il Consiglio di Stato non ha avuto dubbi riguardo al concorso

Ma Nesti, a quanto se ne sa, non aveva chiesto soltanto 500mila euro di danni: aveva presentato, anche, la richiesta di una speciale consulenza medico-legale per vedere accertati anche danni di natura “biologica”; e una contabile (non meglio identificata): richieste a cui, con prudente apprezzamento e buonsenso, il dottor Barracca non ha dato séguito.

Dunque da domani verremo a sapere cosa avrà pensato in merito il giudice del lavoro, dopo avere riflettuto su una vicenda che ha scosso la comunità aglianese per oltre 15 anni, tenendo sotto i riflettori (ovviamente negativi) il Comune di Agliana: con infinite polemiche e con comportamenti – da parte del Nesti – a dir poco singolari, visto che ha querelato tutti (tranne se stesso) perché responsabili di avergli accidentato la strada a quella che lui ritiene una sua legittima aspettativa, ma che il Consiglio di Stato gli ha chiaramente detto che non gli spetta – e, se non sbagliamo, glielo ha fatto chiaro, mettendoglielo nero su bianco per due volte.

Addirittura i geni del Pd aglianese, gli amministratori del Comune, hanno citato in giudizio anche l’assicurazione Aig Europe Limited, che dovrebbe garantire la responsabilità civile per danni da pensieri, parole, opere e omissioni dell’ente stesso e di chi per esso lavora (tipo la commissione giudicatrice del Nesti). Ma pare che la risposta sia stata una calibrata “pernacchietta ad hoc“: poiché, tuttavia, non abbiamo ancora ben chiara la mossa, preferiamo rimandare il tutto a una prossima, più accurata puntata.

Stamattina facciamo un richiamo a tutta questa vicenda per più motivi: non solo perché noi di Linea Libera avremmo diffamato l’inquieto non-comandante Nesti; ma anche perché l’attuale Sindaco, Luca Benesperi, quando era consigliere di opposizione, avrebbe diffuso una lettera “riservata” (peraltro lasciata in giro incustodita dall’assessore Fragai e mai dallo stesso smentita) nella quale il funzionario dei vigili invitava l’assessore a darsi da fare e cercava di intessere accordi (extra sindacali e, a quanto si può supporre, contra legem: si capisce questo latino?) per tornare in sella al suo Ronzinante, cioè la polizia municipale di Agliana.

Benesperi sarebbe dunque responsabile non di aver fatto bene il suo mestiere di opposizione, scoprendo trucchetti e altarini poco chiari, ma di aver messo in difficoltà questo dipendente pubblico abbattuto, in primo luogo, da due contraeree a fuoco incrociato: quella autorevole del Tar della Toscana e quella autorevolissima della Consiglio di Stato. E chi mai si sarebbe dovuto esprimere, in merito, scusate? San Michele Arcangelo che «ci difende in battaglia contro le ingiustizie del diavolo», chiamato in aiuto da don Tofani sventolando la bandiera della Palestina che espone in chiesa a San Piero?

Il sindaco di Agliana, Luca Benesperi

L’aspetto più sconcertante – e mi riallaccio, qui, all’obbligatorietà dell’azione penale – non è il fatto che Nesti abbia querelato me (come direttore), Alessandro Romiti (come cronista) e Luca Benesperi come membro dell’opposizione: ma che tutti e tre, sotto la santa luce rossa che ci ha inondati, siamo stati rinviati a giudizio senza che nessuno dei Pm si sia preso la briga di vedere se le cose che dicevamo rispondessero al vero o se, al contrario, erano solo mera cacca gettata addosso a qualcuno.

E lo diciamo perché è vero che il rispetto nei confronti di uno dei poteri dello stato è un dovere: ma è altrettanto vero che ognuno ha diritto di critica anche nei confronti dei poteri dello stato, purché si resti nei limiti della pertinenza, della continenza e della verità – confini che non ci sembra proprio di avere mai violato.

Per il resto: se raccontassimo la storia di Savoini e pubblicassimo documenti, foto e intercettazioni telefoniche, e Savoini si rivolgesse alla procura per diffamazione, dovremmo, tout court, essere rinviati a giudizio senza nient’altro guardare? Non sono sicuro che questo sia il modo giusto di ragionare. E, se si ragiona in questi termini, le cause possono essere solo due:

1. non si capisce o non si vuole capire la lingua italiana
2. si vuole comunque proteggere qualcuno o qualcosa

Ma ci sono altre due questioni che vanno affrontate e chiarite in questa – a nostra insindacabile opinione – quantomeno vergognosa faccenda. Ad Agliana c’è una leggenda metropolitana che va ben oltre, ma che merita di essere riferita sia pure con tutto il dovuto beneficio d’inventario che tuttavia ci permette di dire (come Cassazione vuole) che le cose potrebbero non essere vere, ma resterebbero comunque accettabili quali verosimili in una ricostruzione di tipo “critica e commento” degli eventi.

In molti narrano – e lo ripetono a destra e a manca, con la mano dinanzi alla bocca per poter tirare il sasso e nascondere sùbito il pugno dietro la schiena – che al tempo in cui il Tar della Toscana dette torto per la seconda volta al Comune di Agliana (completamente decerebrato anche da consigli di legali del cazzo, che suggerirono di accomodare le valutazioni della commissione di esame del Nesti con dei foglietti volanti, pizzini degni più di una mafia che di una amministrazione pubblica), sembra che un sindaco chiamasse un comandante della polizia municipale e gli parlasse chiaro e tondo: «Facciamo – avrebbe detto quel pubblico amministratore – così: prendiamo atto della decisione del Tar e, per metterci al sicuro, assumiamo il vero vincitore del concorso. Poi potremmo rendergli la vita così difficile per sei mesi, che sarà costretto a tagliare la corda. E tu subenti…».

Rino Fragai definiva Nesti “ottimo comandante”

È una leggenda metropolitana, ripeto e lo sottolineo con forza. Ma, ammesso e non concesso che fosse vera, come definireste – voi giudici e Pm, voi elettori Pd, voi amministratori della cosa pubblica – questo ipotetico comportamento? Fareste ancora marce per la pace e per la legalità? Andreste a letto e dormireste nella consapevolezza di avere perfettamente rispettato e onorato la Costituzione che avete scelto come fiaccola che v’illumini la via?

Di cosa sono personalmente colpevole, chiedo, in ciò che ho scritto finora? Di ledere la maestà indiscutibile di qualcuno e/o di qualche potere, oppure di avere rotto i coglioni a chi vuole fare come vuole senza avere nessuno tra i piedi che glielo impedisca? Pronunciatevi su questo e non su altro con sviamenti di potere e coperture di intere «discariche abusive» di cui gli armadi dei Comuni e delle pubbliche amministrazioni sono pieni!

E ora botto finale alla Totò, il dulcis in fundo. Perché è giusto che si sappia tutto e fino in fondo, dato che anche Cristo fu costretto a bere il calice amaro fino agli sgoccioli.

Il dottor Andrea Alessandro Nesti, «ottimo comandante» secondo Fragai, ha speso soldi pubblici e li ha spesi in maniera per niente corretta, per non dire di più e peggio.

La Corte dei Conti che cosa dirà in proposito, anche se la Fata Smemorina ha secretato ogni pezzettino di carta…?

Indaghi, la procura di Pistoia, su questo di cui sono circolate le prove documentali per tutta la campagna elettorale, piuttosto che perdersi dietro a questioni insignificanti (de minimis paretor non curat!) che lo sono ancor più se riferite a personaggi pubblici discutibili che dovrebbero garantirci il rispetto della legalità, ma non lo fanno.

Gli aglianesi, i cui soldi sono stati buttati allegramente via, ora devono sapere cosa bolle in pentola, prima che il gallo canti e che il brodo trabocchi dalla marmitta: la Corte dei Conti sarà chiamata a esprimersi sull’ipotesi di danno erariale causato dal Nesti alle casse pubbliche. E forse – non è escluso – anche sull’ipotesi di danno all’immagine di un ente che è uscito, da oltre quindici anni di casino giudiziario, con le ossa in frantumi. Grazie, ovviamente, ai compagni del Pd.

Godi, popolo! si diceva al Giugno Aglianese, quando Tvl-Bardelli pubblicizzava le feste paesane grazie alle determine firmate da fu-comandante Nesti.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
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