CENTRO STORICO DI PISTOIA: PER I RENZIANI DOVREBBE ESSERE COSÌ

Simone Gori, Alesandro Cenerini, Andrea Massai, e Roberto Bartoli
Simone Gori, Alesandro Cenerini, Andrea Massai, e Roberto Bartoli

PISTOIA. Matteo Renzi è salito al Colle. I suoi seguaci autentici, della primissima ora, invece che gongolarsi sul ve lo dicevamo noi, rilanciano immediatamente, occupandosi e preoccupandosi in sede locale e periferica della Pistoia che potrebbe essere e che vorrebbero diventasse.

Ad iniziare da un’estensione, capillare e modulata e non selvaggia e indiscriminata, della zona a traffico limitato e delle aree pedonali, i cui primi e indispensabili presupposti sono i parcheggi, possibilmente modulari, la mobilità, le piste ciclabili e l’attraversamento pedonale.

È partita da questo presupposto la conferenza stampa indetta da Adesso! Pistoia e consumatasi, poco prima di mezzogiorno, nella sala da the della libreria Lo Spazio in via dell’Ospizio a Pistoia. Relatori, i fondatori dell’Associazione, quali Alessandro Cenerini, Andrea Massai, Roberto Bartoli e Simone Gori, ognuno dei quali specificatamente impegnato e nei settori nevralgici di questa programmazione urbanistica, storica, culturale e sociale.

Una progettazione articolata, seria, oculata, all’insegna di un sano equilibrio tra il vecchio e il nuovo, tra i residenti del centro e i visitatori, tra coloro che in centro ci lavorano e quelli che in centro desiderano trascorrerci il loro tempo libero, una mappatura trasversale che individua quattro punti nevralgici di sosta-auto scambiatori nei quattro punti cardinali della città, alcuni dei quali modulari, non permanenti, con un impatto ambientale e visivo prossimo allo zero, punto iniziale di un percorso che si dovrà necessariamente fare carico di piste ciclabili ed aree pedonali capaci di collegare, naturalmente, l’afflusso esterno, che si dovrà trovare al cospetto di una città ricca di attrattive, non più arginabili ai due grandi eventi, il Festival Blues e i Dialoghi sull’uomo, ma anche con una serie di altre iniziative, seppur minori, capaci di creare una linea senza soluzione di continuità di Pistoia in Toscana, in Italia e perché no, anche all’estero.

“I presupposti ci sono tutti – tende a sottolineare Roberto Bartoli –, occorre lavorarci sopra con intensità, serietà, lungimiranza, trasformando questo periodo così delicato in una risorsa: siamo immersi in una realtà urbana particolarmente ricca; Firenze, Lucca, ad esempio, sono due realtà molto vicine e parecchio alternative. Bisogna coinvolgere e convogliare attorno alla stessa dinamica filosofica più realtà sociali ed economiche, trasformando il centro della città in un vero e proprio giardino, riimpossessandoci di alcuni siti storici della città e riaprirli al commercio, in un percorso urbano che dilati il cuore del centro, approfittando della storia prestigiosa del vivaismo, attirando l’offerta commerciale di grandi firme, riutlizzando molti fondi chiusi e inceneriti, una lusinga possibile grazie ad un funzionale depotenziando del prelievo fiscale, nell’ottica di un incoraggiamento reale per nuovi investimenti, con l’accortezza, necessaria ed indispensabile, di salvaguardare i vecchi residenti e favorire i nuovi. Per realizzare tutto questo, questa Associazione è pronta con idee, progetti e costi sostenibili: chiediamo alle associazioni di categoria di creare gruppi di progetto per estendere questa iniziativa ai quattro angoli della città. Sbrighiamoci: Pistoia può vivere, benissimo, o morire, inesorabilmente”.

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