cerchi & rigiri. «O CIRCOLO PD, FORZA D’HITACHI: CON L’ITALIA DI RENZI PARLI O TACI?»

Paradossi: e se la direzione decidesse di aprire, secondo logica, anche agli amici di Renzi? Grasso tornerebbe di moda, ma poi potrebbe succedere che anche i fascisti chiedessero di avere la loro fetta di torta…
Di Pasolini non si potrà dire che era fascista o nazista…

 ORTI SOCIALI: SOLO PER LA SINISTRA
O PER TUTTI?


Si entra e si esce solo dalla portineria principale

 

PISTOIA. Che la politica italiana sia una politica di merda è un dato di fatto pacifico e incontestabile. Come l’ambiguità della chiesa, divisa fra papi e arcivescovi comunisti e cardinali antichi del tutto fascisti come Ruini. Come l’ambiguità della magistratura che si incarna in duri e puri (filosalviniani che lo assolvono) e progressisti (antisalviniani alla Lotti-Palamara e anche peggio, che lo indagano per sequestri di persona).

Ma come anche la Rai, per chiarezza, che ci impone il canone alla Renzi in nome del servizio pubblico pluralistico e neutrale, ma paga Fabio Fazio[so], con cartapecora di Littizzetto a lato, per far passare la prima istanza di beatificazione della Carola[battole] da rispedire giustamente in Germania dove vive in armonia con l’Angela di Berlino.

È una politica di merda perché di tale sostanza – di cui non dobbiamo scandalizzarci: la merda è un elemento che fa parte della vita umana, tanto che perfino Dante ce ne parla a chiare lettere; oppure Pasolini, di non sospetta militanza – è connaturata all’uomo stesso ed è anche  indispensabile alla concimazione dei campi per far nascere e crescere ottime verdure biologiche a chilometro zero.

La stessa cosa accade in tutto quello che cresce in questo paese in cui preti progressisti, e al tempo stesso eroi della rivoluzione democratica, sconfiggeranno il fascismo e faranno di nuovo nascere «il sol dell’avvenir».

Tra tutto quello che esiste in questo paese, c’è anche una fabbrica che ha segnato la storia politico-industriale di Pistoia: quel «votificio» della ex-Breda (svenduto a Bassolino a prezzo di saldi) e poi, dopo tutte le promesse del Pd, venduto anche alla chipanghica Hitachi, che avrà pure portato un vento di innovazione ad alta tecnologia, ma che non ha espiantato l’orto domestico locale, conservandosi come PoDere del popolo pistoiese.

Il consigliere comunale Grasso sotto l’ala di Renzi

Infatti un’azienda di tanta portata ha mantenuto, senza fiatare, una sede di partito al suo interno; una sede diretta da un segretario Pd (novello Nureyev) il quale, di brutto, come si dice a Pistoia, dopo aver fatto la campagna del tesseramento per il Pd, ricordandosi che Renzi era suo amico, ha deciso di cambiare cavallo e ha optato, al posto del Partito Defunti, per un’Italia Viva [per poco] se i Pm cattivi di Firenze, quelli che hanno fatto arrestare Tiziano e gentile Signora, avranno la forza e il coraggio di arrivare fino in fondo – ammesso che tutto ciò non sia una nuova manfrina per giungere alle prossime politiche con “dentino” scagionato e pronto a incassare una nutrita tangente di voti, una vera cascata.

È quantomeno singolare che una multinazionale come l’Hitachi lasci vivere in casa propria (di cui chiude accuratamente i cancelli con i catenacci) un circolo di partito. È, obiettivamente, segno che c’è più democrazia fra i nipponici che non fra i comunisti nostrani (o forse solo strani?), che lo permettevano a se stessi solo perché hanno sempre trattato la Breda come una fabbrica marxoleninista russa, dove la cellula di partito era una necessità: se non altro per “spionare” i dipendenti e riferirne all’illuminato Zio Stalin.

Hitachi management

Ora l’Hitachi non dovrà superare se stessa in democrazia? E visto che Giovambattista Grasso-Nureyev ha fatto il salto con Renzi, non dovrà concedere anche agli «italiani vivi» il diritto di avere un proprio circolo interno? E se le cose stanno così, che una multinazionale accetta sedi di partito al suo interno, che accadrà se i senatori Patrizio La Pietra o Manuel Vescovi chiederanno di aprire dei circoli nazi-fascisti in Hitachi?

Arriverà, chiamato da Manfellotto, don Massimo Biancalani a impedir loro di poter entrare in fabbrica se non fanno un percorso di riabilitazione, di pentimento e di abiura (come il sacerdote ha dichiarato alla Merlino all’Aria che tira) passando dinanzi a una retata di aringhe, salacche, triglie, acciughe, 5 stelle, grilli, cicale e sardine?

Oppure Manfellotto farà di necessità virtù e liberalizzerà se non il sindacalismo, rispettandone tutte le norme e le regole, almeno il pluralismo partitocratico della politica di merda italiana?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Liberi si nasce – e io, modestamente, lo nacqui


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