cerimonie. PISTOIA SALUTA I PARÀ

«Il 16 aprile Pistoia ha civilmente ricordato, anche nella sua immemore e comprensibile smemoratezza, fatti d’arme che fanno parte della nostra storia»

Alessandro Tomasi e altre autorià alla cerimonia [da Congedati Folgore]
PISTOIA, la sua gente, con il suo Sindaco Tomasi, si sono ri-abbracciati con la Folgore della quale il 183° Paracadutisti Nembo, acquartierato a Pistoia nella ex “dimora” dei Lupi di Toscana, fa parte.

Attraverso una cerimonia commemorativa della festa ufficiale del 183°, il 16 aprile, Pistoia ha civilmente ricordato, anche nella sua immemore e comprensibile smemoratezza, fatti d’arme che fanno parte della nostra storia e che prescindono dalla generalità di comportamento che i nostri giovani con le stellette ancora dovrebbero rappresentare.

È stato tutto bello e commovente nella forma e nella sostanza; al di là delle scontate parole di circostanza delle autorità intervenute; solo alcuni fogli “paracomunisti” hanno inteso dare a questa ricorrenza il vomitevole sigillo dell’antifascismo e banalità varie.

Perché chi ha scritto queste idiozie, se giovane vada a studiare, se vecchio vada a confessarsi, non ha inteso che Pistoia e i suoi cittadini hanno finalmente riaperto le porte ai “suoi” soldati, uomini e donne che ancora, forse, comprendono il significato di Patria e aborriscono quello di Paese.

Per i pistoiesi più “datati”, poi, questa festa in famiglia rappresenta anche il ricordo di tutto ciò che questa città ha dovuto subire nei tempi in cui i “compagni” comandavano.

Dai vergognosi “46 parà morti, quarantasei fascisti in meno” (9/9/71, La Meloria), al manifesto che imbrattò Pistoia a cura del Pci locale nel quale si diceva che Pistoia, allora con un sindaco comunista, i Parà non li voleva (era in atto un’ipotesi di trasferimento a Pistoia di un contingente Folgore – primi anni 80), fino al “democratico” : “10-100-1000 Nassiriya” (correva l’anno 2010), tralasciando tutte le vigliacche idiozie pregresse e susseguenti.

Possiamo dirlo ad alta voce: il 16 aprile 2019 il 183° Paracadutisti “Nembo” ha veramente liberato Pistoia.

Nessun circolo sinistro, democratico e libertario di Pistoia ha osato dire o scrivere alcunché…

I tenutari del potere politico dal 1948 fino al 2017, a Pistoia e “sopra” Pistoia, non erano presenti; si vergognavano e non c’erano, vigliacchi prima e vigliacchi oggi, ma a nessuno è venuto in mente di andarli a prendere per “invitarli a partecipare”, secondo i metodi dei loro padrini storici, magari nottetempo, come loro hanno sempre giustificato per “quella” storia (minuscolo) che hanno sempre inteso rappresentare.

Dunque, grazie Sindaco Tomasi, e grazie a voi, ragazzi del 183°: la dimostrazione che sopra le chiacchiere esiste un comune sentire che si chiama, non internazionalismo proletario o globalizzazione, ma Patria.

Non intendiamo fare di questo avvenimento una motivo di polemica politica ma, eventualmente, per par condicio, ricordare che mentre a Grizzano combatterono i parà del 183° con i liberatori, la maggior parte della Nembo, o quel che ne rimaneva, risalì combattendo l’invasore dall’Aspromonte fino al nord con la Rsi.

Un mio caro amico, riposi in pace, ufficiale del Nembo, a venti anni scelse la parte che riteneva giusta e depose le armi con il resto della sua compagnia solo dopo l’assicurazione da parte di un prete intermediatore che garantì la resa con l’onore delle armi, ai nemici anglo-americani; solo che al posto di questi si presentarono “i grattigiani”. Il resto della storia ve la risparmio…

Per dire, facciamo pace!

Ciao, Sig. Aldo V. ufficiale paracadutista Nembo che, nonostante tutto, …anche se gli altri, noi no!

[Felice De Matteis]

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