chétati, prèmiera! VIVA LA LINGUA DE-GENERE

Quando la lingua è imposta per legge
Quando la lingua è imposta per legge…

SE NON SBAGLIO, mi sembra di aver sentito che sul mio precedente intervento sono scoppiate (sotterranee) varie polemiche: del resto noi siamo venuti per dividere e non per unire. Di vicini-vicini bastano in assoluto i politicamente corretti che son fin troppi e finiscono per non lasciare spazi alla… biodiversità.

Ma è proprio per questo che ritengo necessario tornare ancora sull’argomento del linguaggio de-genere, con un bell’esempio che potrà, alla fine, se non chetare una professora o una assessora o una presida o una presidenta del consiglio o della camera come la Boldrini, almeno mettere qualche dubbio, che è il sale della vita e della ricerca scientifica – di solito aperta alle possibilità e non ai decreti.

Se i taliani amano definire il Renzi come premier, come si chiamerà la Thatcher? Forse prèmiera per linguaggio de-genere?

Ma via! Scherzi a parte, leggete questi due capolavori che vi propongo e che riportano l’attenzione sul linguaggio de-genere della sQuola dell’obbligo e sulla “buona scuola”.

Uno è un esempio di brillante fanciullino fatto arrivare in terza media e che poi transiterà, con una bella sciarpina petalosa al collo, anche al superiore e all’università (magari alla Stranieri di Perugia dove è ordinaria la signora ministra Giannini).

L’altro è il felice risultato di una scuola dell’obbligo che ha promosso, fino a farlo diventare commerciante di successo, un altro raro quadrupede taliano (in slovacco italiano si dice Talian, ma qui non siamo a Bratislava…) che vende oggetti normalizzati secondo il linguaggio de-genere. Osservate bene:

La lingua italiana nella media unificata
La lingua italiana nella media unificata

La lingua italiana dopo la media unificata
La lingua italiana dopo la media unificata

Detto questo e alla barba di tutti gli almanacchi – come dice una famosa opera, Petologia,  riedita a suo tempo, mi pare, dal Prof. Giancarlo Savino della Forteguerriana e non solo –, nonché delle linguiste che amano il linguaggio de-genere: che ne direste se Renzi e la “buona scuola” invece di dare un bonus ai professori per comprarsi i tablet, regalassero loro una bella e pesante grammatica italiana di quelle vere, e li costringessero a farsela dall’A alla Z, visto che, perlopiù, dal 68 in poi questa nobile e utile materia è stata coperta di sputi e rifiutata in quanto classista e discriminatrice?

Non tutti i semi di zucca son buoni a fare zucche: perché lavorino bene, si sa, ci vuole una cosa che non piace a nessuno, la selezione.

Lo stesso succede anche con i geni (quasi punti in Italia) e i cromosomi (i corpi tinti di rosso, fin troppi nella nostra società de-genere).

Buona de-generazione a tutti!

[Edoardo Bianchini]

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