chi comanda fa legge. “SE NON È RISPETTATA LA GIUSTIZIA, COSA SONO GLI STATI SE NON DELLE GRANDI BANDE DI LADRI?”

«Piove sul giusto e piove anche sull’ingiusto: ma sul giusto di più, perché l’ingiusto gli ruba l’ombrello» (Barone Charles Bowen)

L’orda passò col rumore
d’una zampante greggia
che il tuono recente impaura.
L’accolse la pastura
che per noi più non verdeggia.
E. Montale, Caffè a Rapallo


 

MONT-ANA. Il titolo è di Sant’Agostino, quello che per primo ha utilizzato il termine “bottega” nel mondo occidentale. E mi viene a galla alla coscienza come lo gnocco che affiora dal fondo-pentola nel momento in cui è cotto.

Sono nato nel 47, ho 72 anni, ho iniziato a scrivere sui giornali nell’ottobre 1967 e, come Vasco Rossi, anch’io «Eh già Sembrava la fine del mondo Ma sono ancora qua…». Solo che nella canzone «Il freddo quando arriva poi va via», mentre nella realtà di questo miserevole paese di falsi d’autore –  stivale nel mare oggetto di depredazione in nome del padre, del figlio, dello spirito santo e del bene comune – non cambia mai nulla perché la legge e la giustizia le fanno quelli che comandano, continuamente rincorsi e “tirati per la giacchetta” da quelli che gli vengono dietro cercando di sfilargli il potere dalle mani.

Homo homini lupus, la nostra (come tutte le altre al mondo) è una società di lupi in cui ogni lupo cerca di rubare la carne di bocca al lupo che gli sta vicino. «Ama il prossimo tuo come te stesso»: infatti gli levo il boccone che fa più comodo a me che mi amo abbéstia.

Don Luigi Ciotti

Tutto questo perché stamattina arriva, da Quarrata, l’invito a partecipare alla insignificante e inutile presa di culo della Marcia per la giustizia fissata per sabato 14 settembre 2019.

Fa bene, come comunicarsi almeno a Pasqua, marciare tutti insieme alla maniera della bella greggia di pecore bianche (ma numericamente più rosse) di cui parla il D’Annunzio in Pastori d’Abruzzo. Bisogna farlo almeno una volta all’anno: così, stando assiepati e vicini-vicini, ci sentiamo meno pecore e più uomini. Sì, ma presi per il culo; defraudati d’ogni diritto perché… la legge la fa chi comanda e non chi cammina in un gregge.

Chi comanda fa legge, dice il proverbio. E la legge è feroce, afferma Primo Levi parlando di Aushwitz, dove vige il principio secondo cui “a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto”. E la legge “per i nemici si applica e per gli amici si interpreta”. E dall’inizio del mondo si è sempre visto che la giustizia non è di questo mondo, ma è rimandata all’altro: il che – sottolinea malignamente Roberto Gervaso – “rende inutile la giustizia di questo mondo”, che può andare avanti come vuole.

26.a Marcia per la giustizia Agliana-Quarrata per sottolineare che in 26 anni non abbiamo visto nessun cambiamento: e non sarebbe niente. È che addirittura in 26 secoli non è cambiato niente. E se prendiamo i tempi biblici, dal 4mila e qualcosa avanti Cristo (data convenzionale della creazione) non è cambiato nulla, compresi due millenni di fervente cattolicesimo che ritroviamo, alla fine, coinvolto nelle carneficine delle Crociate; nelle ammazzatine di eretici, streghe e figlientrocchia di varia natura; nelle teologie della liberazione con alla testa San Che Guevara & C..

Mattarella e Palamara. C’eravamo tanto amati...

Che bello vedere tutto questo! Com’è edificante! Osservare, mentre sfilano, le bandiere e i cartelli del nulla eterno mentre «fugge questo reo tempo e van con lui le torme dei nostri pensieri» per colpa dei quali i giorni passano invano e si distruggono in un batter d’occhio!

Alla marcia ci sarà don Luigi Ciotti, fondatore di Gruppo Abele e Libera, che Alessandro Romiti cercò di avvicinare, ma che si negò e svanì come un fantasma perché certi “maestri di vita” pare che non reggono il contatto con la realtà dato che, essendo materia divina, con la realtà si contaminerebbero.

Il freddo quando arriva non va via, caro Vasco. Perché il freddo è l’uomo stesso e le forme in cui sa organizzarsi per andare avanti camminando sulla testa di altri uomini più pecoriformi e meno organizzati dei gruppi di potere che, in quanto tali, fanno loro la legge e la giustizia, o – come una volta era stato scritto sul muro del palazzo della Sip a Pistoia, in via del Molinuzzo – «il potere inizia dalla canna del fucile».

Nessuno ci salverà da noi stessi perché, in fondo, una marcia all’anno ci fa dimenticare ogni danno; tàcita le nostre coscienze e i sensi di colpa; ci fa dire, con l’orgoglio degli imbecilli, «anch’io ho fatto la mia parte per salvare il mondo», «ho fatto sentire la mia voce». A chi, scusate? A chi fa la legge e la giustizia? Suvvia!, direbbe Mughini. Ma lo sanno tutti che «coi quattrini e l’amicizia si va in culo alla giustizia!».

La magistratura è indipendente? Lotti, Mattarella, Palamara. Questa è la giustizia in Italia: vi piaccia o no

Marcia della giustizia… Il titolo andrebbe riscritto così: «Analisi di quella marcia della giustizia», un’espressione che indicherebbe perfettamente la realtà contenutistica sostanziale del termine; il marciume che s’annida nella santità di quel nome e che emerge in tutta la sua evidenza appena citi la trinità istituzionale Lotti-Mattarella-Palamara.

Manzoni – tormentatissimo, nevrastenico, psicotico-ossessivo – si interrogava sul perché della presenza del male nel mondo nonostante dio. Lo faceva da un’angolatura prospettica di tipo religioso: fosse stato un laico forse si sarebbe domandato, più concretamente, come può esserci un dio alla base di un mondo così imperfetto e da sempre senza giustizia.

Niente ci consola nel vedere questa greggia che arriva al mare, come dice D’Annunzio, mentre «Senza mutamento è l’aria», dove non cambia nulla. Una «greggia zampante», per usare una definizione montaliana in Caffè a Rapallo, che, al momento della conclusione del viaggio, consacra l’inutile dispendio di forze reintegrandole con una pizza, un calzone, una birra.

E tutto resta com’era, cioè uno zoosafari di prevaricazione incessante rappresentato da canti e danze, nani e ballerine, e la divina trinità Lotti-Mattarella-Palamara, con il semplice cambio dei nomi in incognite: X-Y-Z. Perché »Non c’è tirannia peggiore di quella esercitata all’ombra della legge e sotto il calore della giustizia» (Montesquieu).

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Si cerca di cambiare tutto
e se ne cambia il nome [ma perché tutto resti com’è]


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