ci fa senso. LA MONTAGNA RIPARTE COL PIF(FERO)

La sala Acli di Piteglio
La sala Acli di Piteglio

PITEGLIO-MONTAGNA. Parte da Piteglio la rinascita della Montagna con delle riflessioni a tutto campo fatte su alcune proposte innovative – così dal volantino – atte a rimettere in movimento i territori.

Oltre tre ore di riflessioni fatte, ieri sera, dalle 21 alle 24 – a mezzanotte come cenerentola siamo scappati –, dal Sindaco di Piteglio, Luca Marmo, e dal neo Consigliere Regionale Marco Niccolai al circolo Acli di Piteglio.

Il rilancio poggerà secondo il primo cittadino di Piteglio su due architravi costituite da: un uso intelligente del territorio e la realizzazione di un nuovo turismo.

Il primo delle due architravi – così definiti da Marmo – si concretizza nel Progetto Bosco, alla cui base c’è l’idea che le tante piccole proprietà esistenti prese singolarmente non sono produttive e non sono d’interesse né per il mondo dell’impresa né per il proprietario, mentre una gestione complessiva potrebbe essere vantaggiosa per gli uni e gli altri.

Nel prossimo Consiglio Comunale di Piteglio, l’11 settembre prossimo, verrà approvato un protocollo d’intesa che metterà insieme tutta una serie di soggetti quali: la Provincia di Pistoia – un ente abolito dal bomba-Renzi e lasciato in brache di tela: una garanzia… –, il Distretto Rurale e Forestale, l’Ordine degli Agronomi Forestali, le tre categorie provinciali che tengono insieme il mondo delle imprese, quindi Cciaa, Confartigianato e Confcommercio e lo stesso Comune montano individuato come area pilota per condurre la sperimentazione su questo tema. Firmato il protocollo, si costituirà un gruppo di lavoro tecnico: cioè la cabina di regia.

Questa storia non è nuova: soldi pubblici a gogo per 90 milioni di euro (capperi! La bellezza di poco meno di 180 miliardi di vecchie lire) messi a disposizione complessivamente per i Pif dalla Regione Toscana (vedi scheda del Bando relativo ai “progetti integrati di filiera” ), la Provincia, utile ad allungare il brodo, un Comune capofila, il buon Giurlani che non manca mai – c’è perfino chi giura di aver visto i cartelli “Oreste c’è”… –, Conf. Artigiani & Commercianti, un bel protocollo d’intesa, con cui tutti  fanno a tutti l’occhiolino, la cabina di regia e il progetto, cioè il piano studiato a tavolino.

Non è stato detto, ma dopo certamente ci sarà: una bella manifestazione d’interesse, si costituirà un’associazione temporanea d’impresa che vincerà il bando e che poi si trasformerà in un consorzio a responsabilità limitata – non sia mai che il progetto, essendo sperimentale, fallisca…

Un qualcosa di uguale si sperimenta con le stesse fattezze al di là della Dynamo, nell’altro versante, quello San Marcellino, con cui il Comune di Piteglio mira a fondersi, nell’area ex-Cii, fallita dopo aver bruciato 20 milioni di euro, e dove ora si sta tentando di mettere in moto il Progetto Mo.to.r.e. (vedi Progetto Mo.to.r.e., storia di carta, soldi e mandolini).

Valerio Sichi
Valerio Sichi

Nella lunga serata si è parlato non solo di Pif e del Progetto Bosco, ma anche della seconda architrave costituita dal turismo, un po’ di Comune Unico e, per finire, del Laboratorio Verde.

La montagna del futuro sarà quindi così declinata: Piot (al posto dell’ospedale), Ecco Fatto! (anche qui “Oreste c’è”), Botteghe della Salute, Pif, Progetti Mo.to.r.e e Bosco e Laboratorio Verde.

Qualcuno dal pubblico, un certo Flavio Ceccarelli, ha cercato di rianimare i presenti, chiedendo, forse volando al disopra delle future architravi della Montagna: “Ma una strada proprio no?”. Stizzita la risposta levatasi dal pubblico per bocca di Valerio Sichi, più volte Sindaco di Piteglio ed ex-Presidente della Comunità Montana depredata e, della stessa, anche Assessore al bilancio: “Prima di parlare bisogna documentarsi!”. Più che documentarsi, cosa sicuramente utile, forse basta girare sulle strade e percorrere la Sr 66 per vedere le condizioni in cui versa la viabilità montana- anche grazie alle cure paterne del P[artito] D[el Sichi].

Di strade nuove e viabilità è 30 anni che se ne parla. Se gli amministratori locali avessero voluto farne una, a quest’ora c’era. La verità è che non la volevano – e ora non ne sono capaci –, perché perseguivano il miraggio di un parco in una zona sviluppata industrialmente e popolata in cui c’era tutto. In quest’ottica hanno fatto di tutto per far andar via un’azienda: la Smi. Perché una fabbrica di munizioni in un parco stonava.

Ma invece di riflessioni e progetti vari e lasciando stare la costruzione di nuove strade, con tutto quel popo’ di 90 milioni di €, un pensierino per tappare le buche, proprio no?

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7 thoughts on “ci fa senso. LA MONTAGNA RIPARTE COL PIF(FERO)

  1. Rimango allibito: Valerio Sichi! Questo essere immarcescibile ed intramontabile, che da ormai quasi quaranta anni calca le scene della montagna, sempre impalpabile, incapace di incidere, di sfondare, limitato al suo mediocre ruolo di grigio burocrate dell’apparato. Sempre presente, è bene non dimenticarlo mai, nella storia della Comunità Montana, soprattutto come Presidente ed Assessore al Bilancio, e pertanto, inevitabilmente coinvolto fino al collo nella scandalosa fine di questa, ed indiscutibilmente responsabile, almeno politicamente. E nonostante ciò, ancora non ha la dignità di farsi un minimo di esame di coscienza e di levarsi definitivamente dai piedi; e se non ci riesce da solo, qualcuno dei suoi familiari eviti di mandarlo fuori di casa, almeno la sera, a rompere l’anima a quelli che, bene o male, cercano di fare qualcosa di utile per questa montagna.
    E la ciliegina sulla torta è che alla fine, questo individuo, si permetta anche di rispondere indispettito a Flavio Ceccarelli. Ma veramente non si tocca mai il fondo!
    Piero

  2. Sig. Piero, scusi, ma la sua acredine verso Valerio Sichi è alquanto sospetta.
    L’uomo è quello che è : un comunista stordito dai miasmi di provenienza democristiana che infestano il suo glorioso PCI. In più madre natura non lo ha evidendemente dotato di grosse capacità, per lo meno durante i decenni vissuti in Comunità Montana.
    Povero Sichi, però! E’ l’unico a presentarsi pubblicamente alle assemblee dopo lo scandalo in Comunità Montana dove lui non ha visto e sentito nulla.Forse è per questo che i suoi capi del Partito Democristiano lo mandano a giro.
    Però lei , mi sembra, ce l’ha un pò troppo con questo poverello politico. Che ne dice?

  3. Egregio sig. Bonacchi,
    innanzitutto, grazie dell’intervento, così, se è necessario, posso spiegarmi meglio, dicendo alcune cose in più di quelle che ho detto in altre occasioni.
    Io conosco Valerio Sichi da circa trentatré anni, quando lui era assessore, mi sembra, al patrimonio, della Comunità Montana Appennino Pistoiese ed io ero un dipendente della medesima e responsabile delle concessioni sul demanio regionale. Le potrà sembrare strano, ma all’inizio il rapporto fu buono; nel suo ruolo il Sichi appariva una persona attenta, responsabile, legata ai problemi del territorio. Poi, le cose iniziarono un po’ a cambiare, cominciai a notare in lui incertezze ed eccessivi freni e legami con certe situazioni ed ordini di scuderia e di partito, e ciò logorò piano piano l’iniziale buon rapporto (Tenga presente, tra l’altro, che io non sono mai stato legato a logiche di partito, sono di carattere assai bastian contrario ed inoltre, al di là di ciò che sembro adesso, quando il comunismo c’era davvero, ero accesamente anticomunista; tutt’altra cosa, invece, sono i tempi che viviamo ed il P.D di adesso). Il colpo di grazia ai miei rapporti con il Sichi lo dette una tornata di elezioni amministrative in montagna nelle quali questo signore venne clamorosamente trombato ed invece di salutare e togliere il disturbo (nel frattempo era diventato presidente, ruolo a lui clamorosamente inadatto) fece dimettere (ovviamente con il sostegno dell’apparato) ben quattro candidati che lo precedevano nella graduatoria delle preferenze e tra questi un giovane di belle speranze e di buone capacità, tra l’altro valente agricoltore in quel di Selvapiana, due operai S.M.I (alla barba dei discorsi sul partito dei lavoratori e sul governo che appartiene al popolo, e suo padre, evidentemente in lista come riempitivo. E, con questa manovra, continuò ad esercitare, abusivamente, il suo ruolo di Presidente. In quella occasione, per dimostrare la mia ira, andai addirittura a mettere volantini contro il Sichi nei bar della montagna, e cercai di mobilitare, sulla cosa, il corrispondente sammarcellino della Nazione.
    A quel punto, certamente, per il bene di tutti, feci in modo di cambiare aria e dall’ 1/6/1992 sono divenuto dipendente regionale e tale sono rimasto fino al 31/10 dello scorso anno. In questa lunga fase ho perso un po’ di vista la Comunità Montana e Valerio Sichi, ma non del tutto, fino ai clamorosi fatti che sappiamo e fino a che ho avuto modo, in forma privata, di ricominciare a frequentare la montagna, per seguire gli eventi legati alla Ferrovia Porrettana, all’Ospedale di San Marcello, ecc. Ho quindi rivisto il Sichi all’opera, qualche volta, e mi sono convinto che già venticinque e più anni fa avevo ragione a pensare le cose che penso di lui; e, certamente, il continuare a vederlo tranquillamente in giro, come se niente fosse, non fa che aumentare i miei sentimenti di avversione. Il fatto, poi, come ho letto nell’articolo, che si sia permesso di rispondere stizzito, a Flavio Ceccarelli, persona che conosco e stimo assai più di lui, mi ha, ancora una volta, fatto saltare la mosca al naso.
    Mi scuso per la logorroica lunghezza, La saluto e rimango a disposizione se ce ne fosse ancora bisogno.
    Piero Giovannelli

  4. A onor del vero a quella assemblea c’era anche un certo Roberto Fedeli(dove ho già sentito questo nome?)entrato proprio nel momento in cui si rammentava la comunità montana(karma cosmico?)ma non ha proferito parola……

  5. Sig. Piero, grazie delle sue spiegazioni. Effettivamente lei si riferisce alle elezioni comunali di Piteglio, quando il nostro, pur di non perdere la cadrega fece dimettere democraticamente quelli a lui davanti in lista. Fu il risultato di una operazione capolavoro che fece fuori PCI e DC in una tornata sola. Se la Montagna avesse imparato da quegli eventi ci sarebbero stati meno Sichi……..Comunque vorrà convenire che il Sichi Valerio , da quei lontani tempi, ha continuato imperterrito ad imperversare politicamente in montagna e come lui ha detto, in risposta al Sig. Flavio Ceccarelli, i progetti li ha in casa ed a portata di tutti…….Guardi, se vuole un’altra chicca, con beneficio di inventario,però: per lui non vale il principio del “puttaniere” Berlusca che non poteva non sapere. Per lui è stato applicato il principio che “poteva” non sapere. Quando e come? Se vuole le do il nominativo di una mia conoscenza che è in possesso di atti giudiziari e pubblici interessanti.
    La saluto cordialmente.
    P.S. Per dire che faccia hanno i vecchi PCI, il sig. Poli ci dice che alla riunione di Piteglio si è presentato anche il Fedeli che però è rimasto muto.Era lì per ascoltare o per controllare?

  6. Ovviamente, conosco assai bene anche Roberto Fedeli, e, al di là di certe ruggini e divergenze di opinione del passato, è persona che stimo assai più di Valerio Sichi.
    A questo punto avrebbe fatto assai piacere anche a me essere a quella riunione. Magari mi sarei anche divertito.
    Non tiriamo più di tanto la croce addosso a Fedeli. Forse era lì solo per ascoltare, anche perché, non dimentichiamolo, è originario di Gavinana, e quindi interessato alle vicende della montagna. Devo tra l’altro dire che tutte le volte che, in questi anni, e non sono poche, in montagna sono salito io, compresa una sera a Gavinana, per non parlare della infuocata serata alla COOP di Maresca del 28/2/14, e di diverse altre ancora, Roberto Fedeli non lo avevo più rivisto in giro, e, al di là di scherzi e battute, mi ero quasi preoccupato, considerando anche che io, pur con tutto l’interesse che ho per le cose della montagna, sono comunque, saldamente un pianigiano.
    Per concludere, però dico una cosa. Spero che alla prossima udienza del processo che riguarda le vicende della Comunità Montana (26/11 p.v, se non sbaglio) i vari Giuliano Sichi, Roberto Fedeli, Rosella Apolito, se hanno qualcosa da dire, lo dicano, parlino, giochino all’attacco e non in difesa, per uno zero a zero che certamente non servirebbe alla Giustizia ( e mi si scusi per il linguaggio calcistico: è la mia seconda natura; ogni tanto mi scappa).
    Piero Giovannelli

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