CI SONO I RICCHI E CI SONO I POVERI

Guerre e povertà continuano a dividere il mondo in due parti: e comanda la più piccola
Un campo di sfollati congolesi
Un campo di sfollati congolesi

QUARRATA. Ci sono delle guerre e la gente è costretta a scappare per mettersi in salvo. Ci sono secoli di sfruttamento coloniale, per cui l’Africa è poverissima. C’è lo sfruttamento anche oggi in tempo reale, da parte delle Multinazionali, Congo e Nigeria, Paesi potenzialmente ricchi, con il 90% della popolazione in miseria.

Ci sono le guerre d’aggressione degli Usa, che hanno seminato odio e desiderio di vendetta. Ci sono i finanziatori che seminano fondamentalismo religioso per acquisire potere e la ricchezza l’hanno già. Ci sono guerre di religione che collocano una parte del Pianeta indietro di secoli, prima dell’Illuminismo.

Ci sono i mercanti d’armi, e sono fra noi, che agiscono indisturbati nell’ombra, e nessuno, pur conoscendoli, li tocca, perché danno lavoro a coloro che si arricchiscono costruendole. Ci sono le religioni che non dicono il nome del cancro, il desiderio di ricchezza, il sogno americano, il capitalismo, perché ne sono contaminate.

Ci sono dei capitalisti ricchissimi che navigano fra i vari paradisi fiscali, nessun radar gli intercetta. Ci sono poveri che, finché sono tali, cercano la giustizia, poi quando non lo sono più, cercano la ricchezza e delegano a i poveri rimasti l’impegno per la giustizia. Ci sono le differenze blasfema fra il Nord e il Sud del mondo, dove il 20% mangia l’80% della torta.

Ci sono i mass-media che predicano per 24 ore al giorno il “Beati i ricchi”, l’individualismo, la competizione, e spaccia per verità il pensiero unico neoliberista, lavorando in modo che i poveri si combattano fra loro mentre l’oligarchia dei ricchi e potenti continua a prosperare tranquilla.

Ci sono gli inganni delle promesse che ognuno potrà vincere, fare fortuna, avere successo, arrivare primo o fra i primi, mentre la realtà è che se uno vince, l’altro perde. Ci sono quelli che costruiscono il loro potere politico sugli aspetti negativi della nostra società e della nostra cultura, per cui questo negativo è destinato a crescere, questa metastasi a proliferare, a vantaggio di chi?

Un villaggio in Nigeria
Un villaggio in Nigeria

Non c’è nessuno che sia al potere, che pensi che se le spese destinate agli armamenti – tre milioni al minuto – venissero usate per creare giustizia ed eguaglianza, dopo, degli armamenti non ce ne sarebbe più bisogno. Non c’è nessuno che pensi di usare i soldi che i migranti danno agli scafisti per trasportare al sicuro i migranti stessi, e metterli in condizione di contribuire al loro sostentamento -3/4.000$ è il costo di un viaggio a rischio della morte.

Di fronte a tutto ciò e a molto altro, tutto diventa occasione per spargere semi di futuro e piantare la segnaletica della speranza. È fondamentale riconoscere e accogliere l’alterità come ricchezza delle differenze per superare l’individualismo che ci rende in-differenti per camminare sperimentando nuovi percorsi di giustizia locale e globale.

Fino a comprendere che nei nostri ritmi quotidiani, nei nostri ritmi dell’esistenza, ogni piccola scelta potrà sembrare inutile, ma può essere l’azione che manca, il momento vitale necessario per qualcosa di più ampio, di necessario, di più grande.

Un invito a guardare, a capire la forza del presente, l’unico terreno sul quale potremo concretamente agire per far sì che la nostra vita esprima la bellezza e l’unicità del suo senso. E perché è dai piccoli cambiamenti che fiorisce la speranza del mondo.

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[vermigli]

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