col sole in fronte. DON MASSIMO, A PISTOIA LA PRIMA A NON GARANTIRE UN BEL NULLA È PROPRIO LA PROCURA, QUELLA STESSA CHE VOLEVA AIUTARE LA “GENTE COMUNE”

Il problema Vicofaro non si pone per l’accoglienza ai migranti irregolari, ma per l’inefficienza “controllata” della procura della repubblica che opera – dispiace dirlo – al di fuori del rispetto delle norme di legge


I fatti parlano sempre da soli


AMMINISTRARE LA GIUSTIZIA «AD PERSONAM»

SIGNIFICA SOLO CREARE DISPARITÀ E CAOS


 

Affratellati nella disobbedienza?

 

Il giorno domenica 14 agosto 2022 alle ore 22:30 don Massimo Biancalani da parrocchiavicofaro@gmail.com ha scritto:

Dott. Bianchini, la ringrazio per il bell’articolo che mi ha dedicato. Una sola puntualizzazione. In quel paragrafo finale in cui lei accenna ai soldi che Vicofaro avrebbe ricevuto da alcune Istituzioni sembra anche far vagamente intendere che anche noi riceveremmo 1350 euro per ogni “nero” accolto.

Purtroppo di quei soldi (che certamente ci farebbero comodo per migliorare l’accoglienza) Vicofaro non vede neanche l’ombra… I nostri ragazzi accolti sono tutte persone fuoriuscite dai percorsi di accoglienza ufficiali del Ministero dell’Interno. Quindi niente soldi da parte dello Stato.

In questi anni abbiamo dato una mano a centinaia di migranti che ora si trovano sparpagliati in mezza Europa, il tutto senza chiedere una “lira” del contribuente. Andiamo avanti con le sole offerte dei privati, ne sia certo!

Per questo approfitto per chiedere anche a lei e ai suoi lettori una buona azione…

Parrocchia dì Vicofaro, Via di Santa Maria Maggiore 71 – Iban: IT25M0306913834100000002852. Causale: Sos Migranti Vicofaro.

Le potrà dispiacere o sembrare strano ma l’accoglienza francescana volendo può esistere.

Don Massimo


 

Un gruppo dei ragazzi di Vicofaro

 

Castigat

ridendo mores

 

Don Massimo, in primo luogo una precisazione: non mi dispiace e non mi sembra strano che possa esistere un’accoglienza francescana.

Mi concederà, però, di non essere ideologicamente schierato né con lei né contro di lei. Certo non sono mai venuto, e non verrò (almeno fino a cambio legittimo di opinione), a Vicofaro a cantare Bella ciao o a fare la comunione: ma questo non per lei o per i neri. Solo perché non vado neppure a farlo altrove, nemmeno dove si recita la messa in latino, di cui la chiesa cattolica si vergogna come una ladra.

Finora ho solo espresso le mie riflessioni sul fenomeno-Vicofaro; mai attaccando nessuno, a iniziare da lei; e sempre pubblicando ogni comunicato del vostro comitato antirazzista antifascista, che però è a senso unico, perché parla di codesto unico aspetto, dei neri e dell’accoglienza. Ma si è mai preoccupato del fascismo di una procura che arresta un giornalista solo perché denuncia che il Comune di Quarrata favorisce certi cittadini a danno di altri? Non mi pare. A Pistoia, capitale della cultura della reticenza e dell’omertà, nessuno ha fatto mezza parola, forse perché… arrosto che non ti tocca, lascia che bruci.

Quanto a libertà, lo avrà visto, io ne do agli altri quanta ne chiedo per me e non critico una posizione come la sua del «Disobbedisco e accolgo». Lei ha diritto di fare e dire quello che vuole: ma cerchi anche di non irritare chi è costretto a subire la sua azione e le sue scelte. Si ricordi che anche i suoi parrocchiani hanno i loro diritti.

La mia vita – non è un segreto – è stata tutta una disobbedienza. Un contrasto e una lotta continua contro l’ambiguità farisaica della nostra società di ispirazione cattolica che tanto piace alla destra e a cattocom opportunisti come Casini, pronti a difendere dio, patria e famiglia, ma che vivono e convivono con dii (si dice così?) altare/denaro-mammona; patrie disparate (una volta di qua e venti di là…) e famiglie. E qui plaudo a quella farisea della Monica Cirinnà, con i suoi 24 mila euro nella cuccia del cane: che vita de merda!

Non ho fatto carriera (se Dio, che non c’è, vuole) né nella scuola né nel giornalismo. Nella scuola perché ho sempre contrastato la comunistità dei presidi “filo-lecchin-governativi” (tranne uno: Paolo Baldassarri).

Nel giornalismo perché non ero un cane da catena, sicché, male allineato dinanzi a un Riccardo Berti redattore capo della Nazione, fui – insieme a Mauro Banchini – posposto ad altri più felicemente blobbari e capaci di adattarsi ai vuoti e alle curve come il poliuretano espanso. È, don Massimo, che il móccico non mi è mai piaciuto. Appiccica, fila, fa schifo. Per questo ho mandato a quel paese anche l’ordine poco onorevole dei giornalisti. Mi basta scrivere per l’articolo 21 della Costituzione.

Don Massimo, per questi signori io conto molto meno di lei. È giusto? Eppure non ho favorito e aiutato i clandestini. Ho solo chiesto l’applicazione della legge alla viabilità del Montalbano. Lo vede che il mondo non ha alcun senso?

Al Tirreno, quando venne il direttore Ennio Simeone (gran compagno uscito da Paese Sera), nel settembre 1993, a dirmi che non mi avrebbero mai assunto perché ero troppo vecchio (classe 1947), ebbi il coraggio disubbidiente di dirgli in faccia che, se era – come diceva – questione di età, nell’altra stanza c’era un certo Alberto Vivarelli (classe 49), assunto di fresco, più o meno vecchio quanto me. Mi dicesse, il non-santo evangelico vecchio Simeone, di prendere la tessera comunista e sarei diventato un giovinetto come l’amico Alberto.

Ma la disobbedienza e la francescanità – tanto meno il cattolicesimo comunista – non si misurano dalle parole. Ripeto una massima cara a don Renato Gargini e rubata a San Paolo: fides sine operibus mortua est, la fede senz’opere è morta. Seneca, che non era cristiano, ma che apprezzo ugualmente assai, è ancor più netto. Tre sole parole; non sole, cuore e amore, ma verba rebus proba, prova le tue parole con i fatti.

Molto onestamente, don Massimo, dover vedere che lei è comunque un privilegiato, pur se in nome del francescanesimo, mentre io sono un perseguitato, da quello stesso Claudio Curreli e da quella stessa procura che mi mazzolano perché ho chiesto legalità e giustizia; e da un giudice, Luca Gaspari, che ha avuto l’orroroso coraggio di non voler vedere leggi, carte e documenti inconfutabili, mi irrita assai. Posso?

Lei tratta – la cito – i «ragazzi accolti… tutte persone fuoriuscite dai percorsi di accoglienza ufficiali del Ministero dell’Interno». Pertanto, evidentemente, in maniera assoluta clandestini fuori dalle norme e dalle regole degli uomini e di Dio. Ma nonostante ciò, l’Asl prefissa con lei le date delle ispezioni e lo scout-coordinatore di Terra Aperta, Claudio Curreli, senza nemmeno un’extrasistole, finge un «tutto va ben madama la marchesa» e mi spara addosso perfino inventando lo stalking giornalistico.

Ho dunque ragione o no quando dico apertamente, e con il megafono, che a Pistoia la prima ad essere fuorilegge è la stessa procura? E quando insisto a ripetere a perdifiato che Tommaso Coletta non è in grado di dirigere un gruppo di magistrati che vanno, non di rado, dove e come vogliono: sto sbagliando, sto diffamando o, al contrario, metto il dito nella piaga alla maniera di San Tommaso? L’accoglienza può essere francescana: ma i fatti parlano da soli.

Senza nessuna polemica: chi è, fra noi due, il figliol prodigo, don Massimo? Provi a chiederlo in procura, vedrà che si imbarazzano più di un po’…

L’ho già scritto e qui lo riscrivo: il problema non è lei, don Massimo. È una tragica realtà della giustizia italiana che qui, a Pistoia, come altrove, è amministrata con la protervia del potere di quegli stessi uomini che, più che lavorare per la Costituzione tanto cara al ministro Speranza, operano per puro esercizio di potere; trattano ogni persona in maniera diversa; rovinano chi gli pare e piace. Lei no, me sì – per esempio.

In questo caso istituzioni e magistrati magnanimi con lei fuorilegge; e indiscutibilmente e vergognosamente oppressori pseudolegalitari nei confronti di chi, come me, si era rivolto a loro perché facessero capire a un certo signor ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, favorito dal Comune di Quarrata, che la legge deve essere uguale per tutti.

In questi giorni fioccano anche le sanzioni da 100 € del ministro Speranza contro quei delinquenti dei non-vaccinati… E i suoi rifugiati? Sono tutti indefettibilmente in regola, liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento? Dopo duemila anni di cristianesimo, mi pare un ottimo risultato.

Allora, se l’aldiquà è così, don Massimo, sono convinto che, nell’aldilà più che essere beatificati nella lode e nell’amore di Dio, avremo la spiacevole sorpresa di esserci meritati – anche perché i più non hanno fiatato – una bella Inc. Cool 8 da Fratelli di Crozza. Amen!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


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