COM’È DIFFICILE RACCONTARE L’AMIANTO A PISTOIA…

Ennesima riprova stamani, 14 marzo, in Sala Maggiore, nell’incontro promosso da Comune, Centro Documentazione Marco Vettori e Fondazione Onlus Attilia Pofferi. Quando «Tvl decise di cacciarmi solo per aver rivolto a Giuliana De Sio, vincitrice del premio Vallecorsi, una domanda sugli effetti giudiziari collaterali della Breda, la fabbrica nella quale si consumava la premiazione»...
Valentina Vettori
Valentina Vettori

PISTOIA. Sala non proprio affollata, stamani – e nemmeno una tuta blu, neanche un operaio della Breda, anzi, dell’Hitachi –, in Sala Maggiore di Palazzo di Giano, all’incontro Raccontare l’amianto, la responsabilità di una informazione corretta ai cittadini, promosso dal Comune di Pistoia, dal Centro documentazione Marco Vettori e dalla Fondazione Onlus Attilia Pofferi. Qualche ex operaio, sì, soprattutto amici fraterni di Marco Vettori, ma pochi, sparsi, stanchi, vecchi. E disillusi.

Strano davvero, perché di mesotelioma, il tumore polmonare causato principalmente dall’amianto ma non solo, ne sono morti davvero tanti, altrettanti se ne stanno andando e parecchi altri ancora se ne andranno, quasi sempre molto tempo prima dell’inesorabile scadenza esistenziale.

Strano anche perché, stamani, tra i relatori dell’incontro, c’è anche Valentina Vettori, la figlia di Marco, autrice del libro Morire d’amianto a Pistoia. Il caso Breda e l’informazione (edizione Settegiorni, prezzo ad offerta) e lei delle pene del mesotelioma ne sa abbastanza.

Strano anche perché in questa città, a proposito d’amianto e di responsabilità di un’informazione corretta ai cittadini, ne sappiamo tutti qualcosa, soprattutto alla luce di quello che successe quindici anni fa, quando l’emittente televisiva privata Tvl decise di cacciarmi solo per aver rivolto a Giuliana De Sio, vincitrice del premio Vallecorsi, una domanda sugli effetti giudiziari collaterali della Breda, la fabbrica nella quale si consumava la premiazione (vedi anche a fondopagina).

Strano anche perché l’amianto continua a mietere tumori e vittime e la paura, anche se non sono più tempi nei quali unsisapeanùlla (è il titolo del lungometraggio di Lorenzo Gori, al quale ho partecipato) è tutt’altro che passata.

Strano anche perché Marco Vettori, la vittima d’amianto più illustre a Pistoia (e non me ne vogliano i parenti dei tanti altri operai caduti sotto la polvere invisibile) è stato veramente un uomo-simbolo, un operaio-immagine, un combattente pacifico che però non è riuscito a vedere trionfare le proprie ragioni, che sono quelle di un esercito spuntato e inerme di operai costretti a lavorare a stretto contatto olfattivo con quelle minuscole fibre letali.

L’incontro, comunque, c’è stato. E dopo l’introduzione di Sandra Fabbri, Presidente dell’associazione Pofferi e gli interventi, richiesti, ma gradevolmente effettuati, dell’onorevole Caterina Bini e della segretaria generale della Cgil pistoiese Gessica Beneforti, il microfono è passato a Alessio Gramolati, segretario generale della Cgil Toscana, che ha voluto brevemente ricordare come fosse nota a tutti, già negli anni precedenti il secondo conflitto mondiale, la pericolosità dell’amianto e come se ne siano colpevolmente taciuti, nei decenni successivi, i suoi letali effetti collaterali.

Alessio Gramolati
Alessio Gramolati

Si è poi soffermato, Gramolati, sula figura di Marco Vettori, tracciandone l’ennesimo profilo noto a tutti quanti lo abbiano conosciuto: un uomo forte, coraggioso, presente e contemporaneamente tenerissimo. Valentina, la figlia, anche se tristemente abituata a certe litanie attorno a uso padre, non ha retto l’emozione e ha pianto, con tutta la dignità fedelmente tramandatale da papà Marco, che pianse, forte, la sera prima di morire, quando andai a trovarlo in ospedale, a Pistoia, per regalargli l’ultimo mio abbraccio.

Dopo, è stata la volta di Silvano Balestreri, che ha preceduto gli interventi, di Valentina Vettori, della dottoressa Valentina Vettori, 25 anni, laureata in Informazione e editoria all’Università di Genova con una tesi che è poi il prologo del libro pubblicato e presentato in Palazzo di Giano.

Tra i relatori anche il Sindaco della città, Samuele Bertinelli, che ha chiuso la giornata con un intervento, dopo quello effettuato da Elisabetta Chellini. In sala, il suo predecessore, Renzo Berti.

Non c’era invece il loro collega che ha preceduto entrambi sullo scranno cittadino, Lido Scarpetti, che, con l’allora consigliere Stefano Bindini, entrambi operai Breda, decisero di astenersi dal costituirsi parte civile al processo per l’amianto.

Questo, però, è meno strano di tutto il resto.

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3 thoughts on “COM’È DIFFICILE RACCONTARE L’AMIANTO A PISTOIA…

  1. Caro Gigio, ci sono tv che non possono calpestare i poteri politico massonici di questa città e si viene allontanati perché un bravo giornalista chiede come mai si muore di amianto? Ma x alcuni potenti le persone non valgono un tubo, sono merce di scambio

  2. E si viene allontanati x molto meno! Stai tranquillo dove sei ora è dove il Direttore mitico Edoardo Bianchini, non ha interessi, se non quelli di fare del buon giornalismo, ti allontana solo perché nel tempo sopportati diventa un sacrificio. Ti voglio bene Loppa

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