COMUNI OGGI: UNA VIA TRA LE MACERIE È POSSIBILE

«E ce ne sono altri [di amministratori], come Giordano Ballini e Daniele Bettarini, che hanno dimostrato di saper fare, come si dice, di necessità virtù, in questo modo non solo rispondendo all’emergenza, ma costruendo i presupposti per le buone politiche di domani»
I Comuni e la crisi
I Comuni e la crisi

IL GRANDE POETA Friedrich Hölderlin scriveva: «Wo aber Gefahr ist, waechst das Rettende auch (dove c’è pericolo, cresce anche ciò che salva)». A costo di sminuire la monumentalità di uno dei più grandi poeti di tutti i tempi, dirò che la miriade di concetti che si sprigiona da questi versi è la costellazione in cui pensare la gestione dei servizi comunali – e in genere delle amministrazioni locali – in tempo di crisi. I presupposti sono due. In primo luogo, la crisi economica iniziata nel 2008 non è – ormai è chiaro – una crisi ciclica, ma una crisi di sistema. Questo significa che se e quando ci sarà ripresa, essa non potrà essere governata come un ritorno al passato, ma solo come l’apertura di una nuova stagione, qualitativamente irriducibile alle precedenti. E questo sia per ragioni strettamente economiche-strutturali, sia per ragioni socio-culturali. Da qui il secondo presupposto: le strategie che si utilizzano come misure d’emergenza per uscire dalla crisi, anche e soprattutto da parte delle istituzioni di governo del territorio, devono costituire anche il modello per le politiche di domani. Detto altrimenti, la logica non può essere quella di tappare i buchi per il momento, in attesa di una stagione di vacche grasse in cui poter ritornare a amministrare tutto come lo si faceva prima della crisi. Quelle vacche grasse, come hanno tenuto a precisare tutti e tre i relatori che hanno parlato all’incontro del 19 marzo (Giordano Ballini, Daniele Bettarini, Antonio Pileggi), non torneranno più e le strategie per affrontare l’emergenza devono essere la spina dorsale per cavalcare la ripresa e per produrne le condizioni materiali.

Dati questi presupposti, è necessario mettere a fuoco in modo non ambiguo alcuni punti-cardine.

(1) La spesa pubblica non può più essere la stella polare intorno a cui orientare l’efficienza o l’inefficienza dei servizi. In soldoni: chi lega i sevizi solo e soltanto alla disponibilità di spesa, e dunque o li elargisce con lo spendere&spandere o li penalizza con la scusa di non poter più spendere&spandere, non fa che contemplare le macerie anziché cercare un percorso per attraversarle e superarle;

(2) Conseguenza del punto (1): come ci ha chiarito Giordano Ballini, sindaco di Villa Basilica, è importante e necessario avere sempre “un progetto nel cassetto” per beneficiare di fondi e finanziamenti – soprattutto europei. Con questi si può da un lato, coprire direttamente voci di spesa esistenti oppure dall’altro, porre in opera progetti che valorizzino le risorse del territorio generando un profitto poi utilizzabile per risanare i bilanci e garantire i servizi;

(3) È necessario superare una lettura del rapporto tra il pubblico e il privato come un terreno di contesa o, al limite, di compromesso tra le due dimensioni. Al centro deve essere posto il servizio, il suo valore e la sua qualità. E dove il privato può fare meglio del pubblico, deve operare il privato (e il pubblico, senza alibi, deve controllare – anzi: deve avere la responsabilità del controllo e dell’eventuale mancato controllo);

(4) La prospettiva dell’Unione dei Comuni è interessante in quanto passaggio intermedio, forzatura normativa-istituzionale, per arrivare all’obiettivo finale della fusione dei comuni in modo graduale e tollerabile da parte sia di chi dirige la P.A. sia dei cittadini. Se così non fosse, sarebbe soltanto un ulteriore struttura intermedia, per di più non elettiva, di cui nessuno sente il bisogno. Detto altrimenti: bene l’Unione dei Comuni se porta a semplificazione dell’apparato burocratico e istituzionale, male se porta a una sua complicazione;

(5) È ben amministrato quel territorio che vede in tutto ciò che lo compone – dal paesaggio alla rete museale, dagli edifici dismessi alle attività produttive periferiche – una risorsa da valorizzare. La vera spending review è quella che possono fare gli amministratori non solo e non tanto tagliando voci di spesa, ma generando profitto dalle politiche di valorizzazione e di marketing del territorio.

(6) Perché tutto questo sia realizzabile è necessario, soprattutto nei comuni più grandi, uno snellimento burocratico radicale, il cui punto centrale deve essere una responsabilizzazione dei dirigenti pubblici che passi da una maggiore libertà discrezionale. Il controllo, in breve, deve agire sui risultati – e nel caso essere spietato e limpido – e non preliminarmente sulle procedure.

La situazione in cui operano le amministrazioni locali è complessa. In tempo di crisi i governi hanno da un lato, sottratto risorse ai territori, costringendoli a un regime fiscale pressante, e dall’altro, aumentato a loro volta la pressione fiscale. Di fronte a questo quadro ci sono amministratori che sventolano bandiera bianca, rimandando la palla della buona gestione dei servizi comunali/provinciali/regionali al governo e alle sue colpe. E ce ne sono altri, come Giordano Ballini e Daniele Bettarini, che hanno dimostrato di saper fare, come si dice, di necessità virtù, in questo modo non solo rispondendo all’emergenza, ma costruendo i presupposti per le buone politiche di domani.

[*] – Ribattuto da: http://massimobaldi.com/2014/03/21/comuni-oggi-una-via-tra-le-macerie-e-possibile/

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