COMUNITÀ MONTANA, PRIMA UDIENZA

La sede della ex-Comunità Montana
La sede della ex-Comunità Montana

PISTOIA. Prima udienza, stamani, in aula, per l’ex-economo della Comunità Montana Giuliano Sichi, accusato di essersi appropriato di notevoli somme di denaro.

È stata un’udienza senza particolari sussulti, almeno apparentemente, perché le strategie di accusa e di difesa sono, al momento, nascoste.

È emerso che diversi mandati di pagamento, riguardanti la registrazione di contratti e altro presso l’ufficio del registro, per circa 150.000 euro e che verrebbero addebitati al Sichi come utilizzati personalmente, restano alquanto vaghi nella loro destinazione: insomma sono stati registrati e pagati oppure no?

È un elemento importante, questo, perché se non fossero stati pagati, anche i contratti, a partire da quelli di affitto di terreni e non solo, sarebbero di per sé inefficaci. E sarebbe un bel guaio.

Né potevano dare esaurienti delucidazioni i due testimoni che sono stati ascoltati e che non ricoprivano nella ex Comunità Montana ruoli di elevata responsabilità: Cristiana Baldassarri e Lorenzo Fini, firmatari dell’esposto-denuncia originario.

Una cosa, però, è emersa: ed è quella che la gestione amministrativa della Comunità Montana lasciava molto a desiderare sotto l’aspetto del controllo: così come il convitato di pietra, la politica –  che speriamo sia coinvolta a testimoniare nella vicenda –, compare non comparendo.

Giuliano Sichi
Giuliano Sichi

Sì, perché quando si approva un bilancio, che è soprattutto un atto politico, oltreché gestionale ed amministrativo, se mancano le pezze di appoggio e i relativi riscontri, che bilancio è mai? Ed i vari assessori al bilancio, Presidente in testa, cosa ci stavano a fare?

Il processo a questo punto non è ancora arrivato alle responsabilità eventuali dei politici, ma tutti sperano, però (almeno in Montagna) che ci arrivi: e non solo a parole o di striscio.

La domanda, che è poi anche il cuore di questa prima udienza, è: ma questi soldi se li è presi davvero il Sichi?

Si sarebbe un modo abbastanza semplice e diretto, per noi, di appurarlo: chiederlo direttamente al Sichi che ha dichiarato di voler dire tutto ciò che sa e che già ci ha dato la sua disponibilità con una precedente intervista; ed è quello che faremo anche se chiunque abbia un interesse nel processo, cioè le parti civili, potrebbe farlo chiedendo alla Regione se sia stata effettuata la rendicontazione dello stanziamento a suo tempo effettuato e esaminando presso l’ufficio del registro i mandati di pagamento contestati per accertare se sono stati pagati o meno.

Noi proveremo a domandarlo direttamente all’ex economo.

Prossima udienza a fine febbraio, il 26, alle 11:30. Saranno ascoltati Daniela Bartoli, Enrico Bernardini e elena Beneforti.

Felice De Matteis

 

DOMANDE, RISPOSTE, DUBBI E OMBRE

 

La Banca d’Italia non era stata contattata
La Banca d’Italia non è stata contattata

STAMATTINA alla prima udienza (Luciano Costantini giudice, Luigi Boccia pubblico ministero) sono stati ascoltati – come ha detto De Matteis – due dei firmatari della lettera-denuncia, indirizzata alla dirigente Rosa Apolito, da cui iniziò a franare il castello di sabbia della Comunità Montana mentre i politici dormivano fra due guanciali.

È il caso di dare qualche indicazione fondamentale di quelle che sono scaturite dall’interrogatorio dei testi. Fondamentale, s’intende, per la comprensione degli accadimenti.

La dottoressa Cristiana Baldassarri è andata più sotto pressione di Lorenzo Fini. Si parlava, con lei, dei mandati della Comunità, e le è stato chiesto se conoscesse due capitoli specifici del bilancio dell’ente: il 700 e il 670. La teste ha dichiarato di non averne notizia. Il capitolo 700 si è scoperto che non era quello giusto per l’analisi degli ammanchi nei mandati di cui si stava parlando; ma che quello appropriato era, al contrario, il capitolo 670. Da tale capitolo si attingevano i fondi per le spese di registrazione dei contratti di concessione della Comunità Montana.

Per intenderci: se la Comunità affittava un’area, un pascolo, un bosco o cos’altro a privati, i privati pagavano i diritti di registrazione che venivano attinti da tale capitolo. Ma il Sichi – secondo l’accusa – se appropriava.

Poiché la dottoressa Baldassari ha mostrato di non sapersi orientare in merito, la domanda della difesa (avvocato Bonaiuti) è stata “se lei avesse mai provveduto a informarsi, presso l’ufficio del registro, circa la registrazione o meno dei contratti in questione”. Risposta negativa.

Dunque, stando al meccanismo accusatorio, Sichi, tutto da solo, si sarebbe appropriato di tutte le somme attinte dal capitolo 670 per le registrazioni stesse; e lo avrebbe fatto, incessantemente e senza alcuna soluzione di continuità, dal 2001 al 2011. Il dubbio finale è intuibile: era o poteva essere logicamente credibile questa sorta di “rapina senza posa” e senza registrazioni? O c’è una falla nell’accertamento dei fatti e delle responsabilità?

Luciano Costantini
Luciano Costantini

Ma in udienza si è parlato anche del capitolo 500 del bilancio; e dei finanziamenti concessi dalla Regione Toscana per il demanio forestale. Se la Comunità doveva disboscare un’area montana o sistemare una frana mettendo in sicurezza un luogo, otteneva soldi dalla Regione: la Regione, però, a sua volta, chiedeva – com’è logico – la rendicontazione per le somme concesse alla Comunità.

Chiarito questo, la domanda della difesa è stata “se fossero stati fatti accertamenti in Regione per controllare se le rendicontazioni risultassero o meno agli atti”.

La realtà è apparsa piuttosto deludente: nessuno ha fatto ricerche o indagini in Regione. Quindi, se da un lato sembra che Sichi abbia intascato anche questi denari pubblici, dall’altro parrebbe logico poter escludere che lo abbia davvero fatto dal momento che per tali circostanze almeno a Firenze esistono sufficienti pezze d’appoggio e giustificativi di uscita.

Emblematica, poi, la situazione dei mandati di pagamento incassati dal Sichi fino al limite dei 5mila euro. Chi firmava tali mandati? Solo Sichi o anche altri congiuntamente all’economo? E qui è emersa un’altra verità: che i documenti contabili erano sottoscritti o controfirmati anche dalla dirigente Rosa Apolito e, se non solo lei, anche da altri. Dunque Sichi faceva davvero tutto da solo o no?

Perciò, quando i dipendenti scrissero la lettera denuncia-esposto e la indirizzarono alla dottoressa Apolito, sapevano o no delle doppie firme? Sapevano che la dirigente era al corrente dei movimenti del Sichi? Risposta: no. O altrimenti quella denuncia non sarebbe stata inoltrata. Anche Fini ha confermato questa circostanza.

Il dott. Luigi Boccia [La Nazione]. È titolare dell’inchiesta che sta andando avanti
Il dott. Luigi Boccia [La Nazione]. È titolare dell’inchiesta che sta andando avanti
Un ultimo punto dolente, infine, è stato quello in cui si è parlato dell’allarme dato dalla tesoreria dell’ente (la banca) che, a un certo momento, avvertì di essersi trovata senza fondi in cassa.

La difesa ha chiesto se fossero stati effettuati accertamenti in proposito e se la Giunta – come suo obbligo di legge – avesse adottato un’apposita delibera per risolvere l’inconveniente e reintegrare il fondo-cassa.

Ma la sorpresa non è mancata: nessun accertamento fatto. È toccato alla difesa, in aula, produrre i Tesun della Banca d’Italia da cui si poteva rilevare che la cassa non era vuota, essendoci disponibilità che passavano, a seconda dei diversi momenti esaminati, dall’oltre un milione di euro all’inizio, a circa 40mila alla fine.

Obiettivamente è difficile orientarsi in materie così complesse. Ma da profani le impressioni sono varie, confuse e contrastanti. Si ha l’impressione di una sostanziale incompletezza di indagini: come se esse fossero rimaste, più o meno, a livelli superficiali senza affrontare analisi inoppugnabili per raggiungere le radici di fatti e accuse.

Ora vedremo cosa accadrà il 26 febbraio, quando saranno ascoltati, sempre come testi dell’accusa, Daniela Bartoli, Enrico Bernardini e Elena Beneforti. Per il momento, a pelle, la relazione Eller sembra iniziare a mostrare qualche piccola crepa.

Almeno qualcuna.

Edoardo Bianchini

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