CONSORZIO IDRAULICO. BOTTINO: «ORGOGLIOSI DEI RISULTATI»

Il Medio Valdarno raggruppa un territorio di oltre tremila km quadrati: colline del Chanti, piana fiorentina, Val d’Elsa, Val di Sieve, Mugello, Val di Bisenzio e Ombrone Pistoiese. Sei province e sessantacinque comuni, per un reticolo idraulico di 5600 km e 420mila consorziati che permettono, con il loro tributo annuale, entrate per 18 milioni di euro
Marco Bottino e Lorenzo Cecchi De’ Rossi
Marco Bottino e Lorenzo Cecchi De’ Rossi

PISTOIA. Nella conferenza di ieri mattina (vedi), il presidente del Consorzio 3 Medio Valdarno Marco Bottino e il direttore generale Lorenzo Cecchi De’ Rossi hanno evidenziato il nuovo approccio seguito dagli enti competenti – stato e regioni – nella destinazione della spesa pubblica per la gestione del territorio.

Non più erogazione a pioggia di finanziamenti che molto spesso, in passato, non si sono trasformati in effettive opere utili e funzionanti (si veda il recente disastro di Carrara), ma un’attenta selezione dei progetti credibili, accompagnata dal controllo trimestrale dello stato d’avanzamento dei lavori.

Un principio di responsabilità che ha introdotto il governo Renzi con la Struttura di missione, un modello che conferisce anche poteri straordinari ai Presidenti regionali e che – almeno nelle intenzioni di chi l’ha prodotto – dovrebbe coordinare le funzioni di tutti gli enti per eliminare lungaggini burocratiche in modo da favorire la veloce apertura dei cantieri e la conseguente riduzione delle emergenze.

Proprio grazie al lavoro di progettazione esecutiva di ripristini arginali dei torrenti pistoiesi, il Consorzio 3 Medio Valdarno ha intercettato, per il 2014, più di due milioni di euro di manutenzione straordinaria, a riprova che non servono solo le risorse economiche per combattere la pericolosità idraulica ma anche e soprattutto risorse umane che sappiano operare efficientemente.

Si ricorda che fino al 2012 in Toscana vigeva un sistema duale di gestione del territorio, affidato a tredici Consorzi e tredici Comunità Montane, poi Unioni dei Comuni.

La legge regionale 79 del 2012 ha invece istituito sei Consorzi di bonifica per la messa in sicurezza idrogeologica e la manutenzione dei corsi d’acqua con relative opere.

Pistoia rientra in quello del Medio Valdarno, che raggruppa un territorio di oltre tremila km quadrati: colline del Chanti, piana fiorentina, Val d’Elsa, Val di Sieve, Mugello, Val di Bisenzio e Ombrone Pistoiese. Sei province e sessantacinque comuni, per un reticolo idraulico di 5600 km e 420 mila circa consorziati che permettono, con il loro tributo annuale, entrate per 18 milioni di euro.

Le scalette sotto il ponte
Le scalette sotto il ponte

Oltre al presidente e ai tre dirigenti, la struttura dell’ente comprende venti impiegati amministrativi, venti catastali, quarantadue operai e trentasei tecnici. Ventisei trattori, quindici escavatori e quarantasette trinciaerba sono i mezzi che consentono le operazioni di manutenzione ordinaria in economia.

La conferenza si è svolta anche “sul campo”, precisamente sull’argine dell’Ombrone presso il nuovo ponte Enzo Biagi, dove sono evidenti alcune criticità del torrente. Il livello dell’alveo è visibilmente abbassato, come dimostra una rampa di scalini in pietra che anticamente permettevano alle popolazioni contadine di entrare dentro il fiume scendendo dall’argine.

Oggi le scale terminano più di un metro sopra al livello dell’alveo, segno evidente dell’asportazione di materiale da parte della corrente. Sarebbe pertanto opportuno realizzare delle sogliette (briglie in miniatura) al fine di ridurre la velocità del flusso idraulico e impedire che l’abbassamento dell’alveo faccia crollare i muri arginali, appoggiati su fondazioni di pali di pino infissi in profondità.

Anche la terra arginale, ha fatto notare il direttore Cecchi De’ Rossi, è soggetta ad un fisiologico deterioramento che àltera l’equilibrio tra limo e argilla; un problema che si aggiunge alle insidie delle volpi: l’ultimo episodio è del 2009 e l’argine flottò proprio a causa della buca scavata dal grazioso – quanto ”idraulicamente” pericoloso – mammifero. In definitiva il terreno da rimuovere e ripristinare sugli argini interesserebbe un tratto di oltre quattrocento km e il Consorzio tiene alta l’attenzione.

Si deve infine ribadire che l’innovativo strumento dei contratti di fiume vedrà proprio nei prossimi giorni il primo incontro per l’avvio, volontario ed eventuale, del contratto per il Torrente Ombrone Pistoiese: un tavolo istituzionale dove tutti i soggetti interessati potranno accordarsi per rispondere alle problematiche idrogeologiche e territoriali.

Potrà per caso essere anche la sede per valutare, laicamente e ragionevolmente, le alternative alle discutibilissime casse d’espansione ai Laghi Primavera, visto che il Ministero dell’Ambiente potrebbe ancora non ritenerle credibili e bloccarne l’iter?

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