consulta provinciale. GLI UNICI PERICOLOSI SONO GLI ANTIFASCISTI CHE VIETANO LE IDEE

«Che alcuni studenti, addirittura rappresentanti di altri studenti, affermino in un comunicato stampa che “essere fascisti è un reato ed essere antifascisti è un dovere”, è grave soprattutto per un motivo: l’abissale ignoranza che traspare da quest’inutile retorica»
La Consulta Provinciale di Pistoia

PISTOIA. La Consulta Provinciale di Pistoia. Oibò!

La Consulta Provinciale di Pistoia, anzi una parte di essa composta da studenti vari, ha avvertito l’esigenza di spendere tempo e parole per accusare il proprio presidente d’essere fascista. Anzi no: lo ha accusato di non essere antifascista, il che equivale, nei loro cervelli, ad essere fascista. Benone, come direbbe il mio amico Niccolò Mochi Poltri.

Braccia levate all’agricoltura, direbbero i vecchi. Cervelli all’ammasso, direbbe l’eretico. Oibò, diciamo noi, con sommo stupore per le profonde insensatezze su cui si strutturano i “pensieri” di quegli studenti.

La caccia alle streghe, o, meglio, la caccia al fascista, o a chi lo è furtivamente, o a chi potrebbe esserlo, o a chi lo sarà in futuro.

Questo maramaldeggiare continuo, contornato da esternazioni ridicole sulla nostra Costituzione, sui valori fondativi della Res publica ovviamente antifascisti ma non anticomunisti, ragazzini che fortunatamente studiano D’Annunzio e il Futurismo o che frequentano il liceo classico di Gentile. Siamo dannatamente lontani da una parvenza di logica e raziocinio.

Per dissociarsi da qualcosa, è necessario non aver niente a cui stare attaccati. Chiedere delucidazioni a qualcuno in merito a qualcosa che costui forse ha detto, è tipico di chi dorme in piedi. Se poi l’argomento è l’antifascismo e la dichiarazione, secondo alcuni doverosa, sul profondo sentimento d’avversione al regime mussoliniano, oibò!

Un pò come quando vieni iscritto nella lista dei misogini perché, in tutta sincerità, non ritieni di dover offrire la tua spalla ad Asia Argento per permetterle di sfogarsi. È l’esatto momento in cui, del club dei misogini, pretendi la tessera onoraria! Non solo perché “navigare necesse est, anche contro corrente”, come scrisse Mussolini sul Popolo d’Italia l’1 gennaio 1920, ma perché col club degli ignorantoni preferisci non aver niente a che fare.

Che alcuni studenti, addirittura rappresentanti di altri studenti, affermino in un comunicato stampa che “essere fascisti è un reato ed essere antifascisti è un dovere”, è grave soprattutto per il motivo sopracitato: l’abissale ignoranza che traspare da quest’inutile retorica.

Destinazione per le idee non conformi: Piazzale Loreto o galera.

Sono vietati dalla legge alcuni comportamenti legati al fascismo, come la restaurazione del partito fascista, la propaganda in tal senso o il sobillare le masse con slogan razzisti (fingendo di dimenticare che il fascismo fu dittatura imperialista e non razzista).

L’ideale in sé, per adesso e grazie a Dio, è ancora lecito, sebbene i cialtroni dei centri sociali siano indaffarati in operazioni di epurazione.

Si deduce facilmente che non v’è alcun dovere, e tantomeno nessun obbligo. Le idee, cari fanciulli, non si imprimono nell’anima delle persone tramite una legge o dei banali comunicati stampa.

Le idee si formano (leggendo, per lo più), e si combattono proponendone di migliori (principio liberale, questo della concorrenza, che vale per le aziende che producono beni e per le menti che partoriscono idee).

La chiarezza dovreste farla voi, ma guardandovi allo specchio, ed evitando di prendere come esempio di moralità il signor Enrico Rossi che, dopo aver voluto un organo di controllo per i nuovi fascismi (oibò!), ha dichiarato con scioltezza che chi prende a pugni un fascista merita un applauso. Mandanti morali…

Leggiamo che avete firmato il comunicato con “fronte antifascista della consulta di Pistoia”. E vi meravigliate che molti altri non abbiano voglia di definirsi antifà?!

Oibò!

[Lorenzo Zuppini]

 

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