«COPIT E AGEVOLAZIONI ISEE? UNA TRAPPOLA PER PAGARE DUE VOLTE»

copit capecchi iseePISTOIA. Il sindaco, seguendo l’esempio del Presidente Rossi, annuncia agevolazioni tariffarie basate sull’Isee, ma di fatto maschera gli aumenti in arrivo per biglietti e abbonamenti.

In sostanza, la vera notizia è che le tariffe aumentano, anche per adeguarsi alla gara regionale in corso, ma il sindaco la maschera dicendo che per le fasce deboli scatterà (così come fatto nel 2013 dalla Regione per il trasporto ferroviario regionale) l’applicazione di livelli differenziati in base all’Isee.

A parte il fatto che il regolamento comunale sull’Isee deve essere rivisto e adeguato al più presto, appare dubbia la manovra in sé, che ancora una volta ripropone l’applicazione di tale strumento di valutazione del reddito familiare al di fuori delle prestazioni sociali e socio-sanitarie.

Ambito applicativo su cui l’ultima circolare del Ministero del Lavoro che ha presentato la revisione di tale strumento (peraltro discutibile per più aspetti e di per sé iniquo, basti pensare alla considerazione del patrimonio come correttore di capacità di reddito in un momento come l’attuale), pare essere più rigida, a fronte invece dell’Inps che ne da un’interpretazione più ampia. Ma il nostro comune, già scottato dalla vicenda delle mense scolastiche, è proprio sicuro di voler percorrere questa strada prima che i contorni siano chiari? E magari si pensa di estendere tale applicazione ad altri servizi?

E la stessa Regione, che bandisce la gara per il Tpl come servizio a rilevanza economica, è certa che chi paga già (molte) tasse possa (debba, di fatto) essere costretto a pagare di più di altri sulla base dell’Isee per un servizio che ha queste caratteristiche?

In sostanza, gli autobus girano perché è lo Stato a finanziare il servizio, tramite i trasferimenti dal Fondo nazionale alle Regioni, e quindi sono le tasse di tutti noi che (in maniera più che proporzionale per ciascuno) contribuiscono a garantire il servizio alla mobilità, con una minima parte di entrate derivanti da biglietti e abbonamenti.

È quindi giusto davvero che quando monto sull’autobus debba (ri)pagare per lo stesso identico servizio anche più di quello che mi siede accanto avendo già (io, e magari lui no) finanziato lo svolgimento del servizio con le tasse? E in tal senso, qual è l’appiglio normativo che si è considerato per procedere in tal senso? Dove sta scritto cioè che l’Isee può essere utilizzato anche per parametrare le tariffe dei servizi a rilevanza economica?

E resta soprattutto la domanda di fondo: è davvero equo tutto ciò? Io ho forti dubbi e in mancanza di un ripensamento complessivo del sistema fiscale temo che dia il colpo definitivo al patto sociale che lega tutti noi.

Alessandro Capecchi

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