COPPA DELLA COLLINA: 90 ANNI FA LA PRIMA VITTORIA DI CLEMENTE BIONDETTI

Oggi affermata gara di regolarità per auto storiche era, un tempo, una delle “corse ruggenti”, che annualmente richiamava piloti da tutta Italia. Nella sesta edizione del 1929 colse il suo primo successo assoluto colui che si sarebbe affermato come il più grande “stradista” italiano, vincitore di ben quattro Mille Miglia
Da Il Littoriale del 29 luglio 1929

PISTOIA. Lo scorso mese di giugno si è disputata a Pistoia la 20a edizione della Coppa della Collina.

Oggi affermata gara di regolarità per auto storiche era, un tempo, una delle “corse ruggenti”i, che annualmente richiamava piloti da tutta Italia, famosi o in procinto di affermarsi nel variegato e ancora pionieristico panorama automobilistico a cavallo fra gli anni ‘20 e ‘30.

Erano gli anni delle sfide tra Nuvolari e Varzi, tra le Alfa Romeo e le Mercedes, gli anni delle leggendarie Mille Miglia, della Targa Florio, della Coppa Ciano, del Circuito del Mugello e di altre, tante, disputate settimanalmente sul territorio nazionale.

Piste, se così si possono definire, ricavate sulle strade di tutti i giorni quasi mai incatramate, per lo più lastricate di polvere, strette e piene di insidie.

Anche Pistoia venne contagiata da questa “febbre” e dal 1923 l’Automobil Club locale diretta da Roberto Sozzifanti, con il patrocinio del giornale Il Telegrafo, dette vita alla corsa della Collina Pistoiese con in palio la Coppa Polastri.

In pochi anni, con un’organizzazione impeccabile, divenne appuntamento fisso e di rilevo e già nelle prime edizioni si presentarono al via fior di piloti come: Emilio Materassi, primo assoluto nel 1924, 1925 e 1926, il conte Gastone Brilli Peri e “El negher” Giuseppe Campari, fresco vincitore dell’ultima Mille Miglia.

Tracciato Capostrada – Passo della Collina Vecchia

IL PERCORSO DI GARA

Nelle cronache dell’epoca, ampia enfasi veniva data, non solo all’evento sportivo già di per se rilevante quantomeno a livello toscano, ma anche all’aspetto turistico-paesaggistico.

“Il percorso – si legge ne Il Littoriale del 25 luglio del 1929 – come è noto, si svolge sulle meravigliose strade dell’Appennino pistoiese e precisamente da Capostrada a Collina. I 15 chilometri, che dividono queste due località, si svolgono sul versante più suggestivo della nostra montagna”.

Per la precisione la lunghezza era di 15 chilometri e 500 metri ricavati nel tratto iniziale dell’attuale Strada Statale 64, al tempo ancora provinciale che dai 142 metri sul livello del mare della località Capostrada, appena fuori il centro cittadino di Pistoia, porta ai 932 del attuale passo della Collina Vecchia con pendenze che sfiorano il 10%.

In occasione della gara il tratto di strada era oggetto di particolare attenzione da parte degli organizzatori e le numerose curve venivano sopraelevate e i rettilinei inghiaiati e incatramati.

Fu proprio 90 anni fa, nel luglio del 1929, che si disputò una, se non la più più importante, edizione della Coppa della Collina, ricordata negli annuali sportivi per essere stata la prima vittoria di chi, che negli anni a venire, sarebbe diventato “il più grande stradista italiano”ii: Clemente Biondetti.

Clemente Biondetti

CLEMENTE BIONDETTI

Nato a Buddusò in Sardegna il 18 novembre 1898 si appassionò di motori lavorando nell’officina Barsanti di Firenze, dove conobbe, tra gli altri, Brilli Pieri e Materassi.

Il “Biondo”, anche se non lo era, iniziò la sua carriera agonistica come molti altri piloti del suo tempo – anche Nuvolari iniziò così – gareggiando prima sulle motociclette, per poi passare dopo pochi anni, nel 1926, alle più sicure, si fa per dire, quattro ruote.

Si distinse fin da subito nelle piccole cilindrate, le così dette “vetturette”iii, gareggiando con una Salmson 1100 cm3. I molti successi di categoria, mai fino ad allora però la vittoria assoluta appannaggio questa delle più potenti sport, gli consentirono di laurearsi Campione Italiano di classe e di mettersi in luce come pilota.

Fu un sopravvissuto di quei primi affascinanti e terribili anni in cui si correva molto, ma spesso, forse troppo, si moriva in incidenti di gara; la sua vita si concluse infatti molti anni più tardi nel 1955, non sui campi di gara, cosa che fece fin da ultimo, ma colpito da un tumore.

Fra le 24 vittorie assolute e le 20 di classe raccolte in 208 competizioni, oltre a innumerevoli piazzamenti, nel suo palmarès spiccano i 4 primi posti ottenuti e mai eguagliati alla Mille Miglia e i due della Targa Florio.

Fra i tanti record anche una curiosità, primato anche questa: è stato l’unico pilota a partecipare ad un Gran Premio di F1, quello d’Italia corso a Monza nel 1950, a bordo di una Ferrari-Jaguar. Era una 166 con motore Xk della casa inglese. Non ebbe fortuna e dopo 17 degli 80 giri previsti si ritirò per rottura del propulsore.

Bugatti Type 35 in una pubblicità d’epoca

A PISTOIA LA PRIMA VITTORIA ASSOLUTA

Incoraggiato dai successi ottenuti nelle cilindrate inferiori, ma soprattutto mosso dalla sua ferrea volontà, nel ‘29 tenta il grande salto e acquista una più potente Bugatti Type 35c 2000 munita di compressore volumetrico, con cui inizia a puntare ai vertici delle classifiche.

Ci prova a giugno al Circuito stradale del Mugello, 6 giri per oltre 5 ore di corsa. Conclude 7° dietro a: Gastone Brilli Pieri, Giuseppe Morandi (il vincitore nel 1926 della prima Mille Miglia in coppia con Ferdinando Minoia), Enrico Benini, Carlo Pintacuda, Achille Varzi e Giuseppe Campari, davanti però a Enzo Ferrari, non ancora divenuto costruttore e Tazio Nuvolari che ancora stentava ad affermarsi.

Con la stessa auto e già con la nomea di duro, conquistata sui campi di gara e confermata indirettamente da Campari che nel dopo corsa del Mugello lo accusò di averlo ostacolato in modo eccessivo – l’episodio gli costerà una sanzione di ben 2.000 lire –, si presenta al via della corsa Pistoiese.

Collina. La via per Pistoia

È Il 28 luglio 1929 e si disputa la VI edizione della Coppa della Collina.

Rispetto alle precedenti è un po’ sotto tono. Il Littoriale, il giorno prima della gara, evidenzia come la manifestazione “non ha soverchie pretese”, anche se ha suscitato un “buon interesse fra gli automobilisti e gli appassionati” e “le iscrizioni hanno raccolto, in verità, un buon numero di piloti e tutti di buona classe e con vetture degne di rispetto”.

Proprio in quell’anno i regolamenti furono cambiati e “per la prima volta, da quando si corre, La Coppa della Collina vedrà in lotta non le vetture da corsa ma le vetture sport e turismo. Questa cosa che potrebbe sembrare una menomazione, alla resa dei conti, invece, si tradurrà in concreto vantaggio, perché più numerosi saranno i corridori, maggiore sarà la varietà delle vetture, più incerta e appassionante la lotta”.

Tra i 25 inscritti ben 11 concorrenti, compreso Biondetti, guidano le auto transalpine: le belle, famose e filanti Type 35 spinte da un solido motore 8 cilindri di 1991 cm3.

Un Alfa Romeo d’epoca

La pattuglia dei “bugattisti” si dividono i favori dei pronostici con in testa il forte pilota lucchese Renato Balestrero, vincitore due settimane prima della Coppa Camaiore, il giovane e dinamico imprenditore Bolognese titolare della Siamic, Ugo Sisto Stefanelli e Luigi Fagioli anch’egli iscritto stranamente alla gara con una Bugatti 2000 cc, quando in quel periodo pilotava regolarmente una Salmson 1100. Anche Biondetti è accreditato dalla stampa tra i papabili vincitori.

Al numericamente soverchiante strapotere delle auto francesi si contrappone una sola Alfa Romeo quella guidata da Valerio o Di Valerio Sciutti.

Meno incerta, almeno sulla carta, la vittoria nelle più piccole, con i pronostici favorevoli a Mario Moradei su Salmson 1100, recente vincitore di classe nell’impegnativo Circuito del Montenero e nel circuito del Mugello. Il cronista del Il Littoriale annota: “fra le 1100 Moradei non dovrebbe faticare a vincere per la superiorità del mezzo meccanico”.

Capostrada, Luglio 2019

LA GARA

Tutto è pronto per la gara e vivissima e l’attesa per l’effettuazione della sesta edizione. Al percorso si accede dagli sbarramenti della partenza di Capostrada, dell’arrivo a Collina e, lato Bologna, di Ponte Sillora. Due i parchi sosta predisposti a Cava della Rena e a Prato Tondo, per accogliere gli autoveicoli degli spettatori.

Il pubblico già di buon mattino, invogliato dall’aria ancora frizzante, inizia a spostarsi con qualsiasi mezzo lungo il percorso e anche i sei torpedoni della ditta Lazzi-Govigli alle ore 8 mettono in moto i motori per fare la spola tra la città e le tribune dell’arrivo; 10 lire il biglietto per andata e ritorno.

L’importanza assunta della competizione è sottolineata dalla presenza di Augusto Turati, segretario del Partito Fascista.

Il numero degli iscritti o annunciati rilevabili dalle cronache d’epoca pre e dopo gara è di 25 corridori. Oltre alla vittoria cercheranno di abbassare il record di 12’00 e 1/5 che resiste dal 1926 di Emilio Materassi, lo sfortunato pilota di Borgo San Lorenzo deceduto il 9 settembre dell’anno precedente nel drammatico incidente del Gran Premio d’Italia a Monza in cui persero la vita anche 22 spettatori.

Collina Pistoiese. Da una cartolina d’epoca degli anni ‘20

Vince, ed è la sua prima vittoria assoluta, Clemente Biondetti su Bugatti con il tempo di 12’12” seguito a 27 secondi da Amedeo Ruggeri su Maserati 1500, primo di categoria, ed autore di una salita magistrale considerato che l’auto viaggiava a 7 cilindri causa la rottura di un pistone occorsa durante le prove. Terzo Toti anch’egli su Maserati a 45 secondi, che nella foga arrivava lungo nell’ultima curva e sbandando pericolosamente perdeva preziosi secondi.

A un’incollatura da Toti, giungeva quarto assoluto e secondo di categoria oltre i 1500 cm3, Ugo Sisto Stefanelli su Bugatti, che dopo l’incidente occorsogli il sabato precedente il funesto Gp d’Italia del ‘28 sembrava aver abbandonato definitivamente le corse.

Il bolognese si presentava al via deciso a conquistare il primo posto assoluto e ad abbassare anche il record. Non riusciva però nel suo intento a causa di un guasto al cambio che gli faceva perdere tempo ad ogni curva.

Nelle cilindrate più piccole la spunta Carlo Di Vecchio su Salmson 1100 con un distacco di 1’37”.

Ottime “le prove dagli altri sei piloti arrivati – riferisce il cronista de Il Littoriale –, poiché, il solo fatto di essere giunti al traguardo costituisce, per chi conosce l’asprezza della faticosa corsa in salita, una prova degna di lode”.

Marco Ferrari
[marcoferrari@linealibera.info]

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i“Le corse ruggenti” è la felice definizione coniata da Giulio Schmidt per il titolo del suo omonimo libro con cui identifica le gare automobilistiche del primo dopoguerra. Giulio Schmidt Le corse ruggenti. La vera storia di Enzo Ferrari Pilota, Libreria dell’Automobile, Milano, 1988

iiDonatella Biffignandi, Clemente Biondetti, il più grande stradista italiano, Centro di Documentazione del Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, 2005

iiiTermine utilizzato nelle competizioni automobilistiche degli anni ‘30 per identificare la categoria delle autovetture di cilindrata fino a 1100 cm3

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