costituzione sì/no. L’ANPI DI PISTOIA RISPONDE AL PD

anpiPISTOIA. A differenza delle provocazioni e degli attacchi recenti pervenuti da esponenti del Governo e da giornalisti filogovernativi, abbiamo apprezzato la pacatezza dei toni usati dai dirigenti del Pd provinciale nel rivolgersi all’Anpi per affrontare il tema scottante della modifica di oltre 40 articoli della Costituzione e dell’approvazione della legge elettorale “Italicum”, avvenute in sede deliberativa con modalità non partecipate, ad opera di una maggioranza raccogliticcia.

Ci preme, tuttavia, sottolineare la sostanziale difformità tra quanto affermato dai due dirigenti del Pd e l’identità e la missione storica dell’Anpi, discordanza forse dovuta al fatto che, pur essendo iscritti alla nostra associazione, nessuno di loro ha mai partecipato alle diverse discussioni ed iniziative di questa “casa” comune degli antifascisti, che dichiarano essere anche di loro proprietà.

Sarà bene ricordare loro che la nostra associazione è l’erede spirituale di tutti coloro che, provenendo da appartenenze politiche diverse, dal 1943 al 1945, hanno combattuto per restituire al Paese libertà e democrazia, come attestano diverse sentenze di Tribunali Militari e altrettante di giudici penali di importanti sedi giudiziarie.

Per questo l’Anpi, fin dalla sua nascita, non è un’associazione reducistica, bensì un Ente Morale legato con filo indissolubile ad una Costituzione fra le più avanzate nel mondo e frutto di un prodigioso incontro di idee, culture e provenienze diverse, ma capaci di levarsi al di sopra degli schieramenti internazionali e delle contese di tipo partitico.

L’Anpi non ha mai avuto governi e partiti “amici” o “nemici”, in quanto è un’associazione plurale, in cui convivono orientamenti e sensibilità diversi, che si compongono in un contesto di valori condivisi: quelli della Costituzione nata dalla Resistenza.

L'assemblea costituente
L’Assemblea Costituente

L’Anpi da sempre valuta i Governi in relazione all’attuazione della Costituzione, in particolare sui seguenti aspetti dell’azione politica: – spazi di democrazia ampliati, o ridotti; – rappresentanza dei cittadini; – partecipazione popolare ai processi decisionali; – attuazione del principio di uguaglianza.

L’Anpi assume le sue decisioni secondo le regole della democrazia, rimanendo pertanto unita, com’è avvenuto nella recente fase congressuale.

Pur essendo un “soggetto politico”, non sarà mai collaterale ad un partito, così come non lo fu nel 1953, quando si schierò contro la legge truffa, nel 1956, quando manifestò aperto dissenso verso l’invasione sovietica dell’Ungheria, nel 1960, opponendosi al Governo Tambroni, dal 2006 al 2011 lottando conto i tentativi berlusconiani di stravolgimento delle Istituzioni Democratiche e nel 2013 contrastando il tentativo di modifica dell’art. 138 (la “porta” della Costituzione) ad opera del Governo Letta.

Infine, fin dal 2014, si è mobilitata nel merito delle riforme costituzionali e della legge elettorale proposte dal Governo Renzi, dichiarando peraltro piena apertura e disponibilità a interventi anche di modifica strutturale, qualora questi avessero come motivazione e risultato il rispetto della volontà dei Padri Costituenti e non solo il risparmio di tempo in nome del “decisionismo” e la riduzione dei costi della politica.

L’Anpi, fin dall’Aprile 2014, pose al Governo le seguenti condizioni: – mantenimento della separazione e dell’equilibrio dei poteri attraverso un sistema di freni e contrappesi aggiustabili, ma non alterabili; – rappresentanza e partecipazione dei cittadini; – funzionalità degli organismi di garanzia costituzionale (Corte Costituzionale, Presidente della Repubblica, Consiglio Superiore della Magistratura).

Tafferugli alla Camera, il tempio della democrazia
Tafferugli alla Camera, il tempio della democrazia

Per oltre due anni l’Anpi ha denunciato il pericolo di squilibrio del sistema costituzionale ad opera di una “riforma” che darebbe tutti i poteri ad una Camera, composta con un enorme premio di maggioranza e da oltre 300 deputati (su 630) non eletti, bensì nominati dalle segreterie dei partiti. Inoltre, tale riforma eliminerebbe il Senato elettivo, tradizionale contrappeso rispetto alla Camera dei Deputati, riducendolo ad un ibrido impotente e spurio, formato da 95 componenti scelti dai Consigli regionali e 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica.

Rimarrà invece la costosa e pesante struttura burocratica del Senato e l’effetto sostanziale della “ riforma” sarà solo la riduzione della rappresentanza dei cittadini ad un’unica Camera (non modificata questa né nel numero pletorico dei componenti, né nelle loro indennità, le più alte che si riscontrino in Europa), cui il Governo potrà dettare il calendario e ridurre l’autonomia decisionale.

Nessuno può accusare l’Anpi di avere una posizione conservatrice e immobile, se non per la difesa degli spazi della rappresentanza, nel rispetto della sua missione di coscienza critica della società e baluardo delle Istituzioni Democratiche.

Infatti, già nel 2014 l’Anpi si dichiarò favorevole al taglio dei costi della politica, proponendo di differenziare le funzioni delle due Camere, di ridurre il numero dei Parlamentari, portandoli a 400 Deputati e 200 Senatori, di tagliarne le indennità e di unificare i servizi delle due Camere, ma senza toccare le linee portanti dell’Ordinamento Repubblicano.

Quanto al Senato (anch’esso elettivo), propose che gli fossero attribuite le funzioni rilevanti di Camera di riflessione nel procedimento legislativo, di controllo dell’attività del Governo, per controbilanciare la «dittatura della maggioranza», di raccordo ed espressione delle entità territoriali che costituiscono lo Stato.

Italicum porcellum
Italicum porcellum

Poiché le leggi elettorali sono strutturalmente legate alla Costituzione, l’Anpi si oppose anche ad una legge elettorale (il cosiddetto “Italicum”) che non dà ai cittadini la scelta completa dei propri rappresentanti (a causa dei capilista bloccati) e che ne altera la volontà per mezzo di un consistente premio di maggioranza (340 seggi, ossia il 55%, alla lista che si sia affermata al primo turno con il 40% dei voti o, al ballottaggio, qualunque sia la percentuale di voti ottenuta al primo turno; tutte le altre liste si spartiscono i rimanenti 290 seggi, in proporzione ai voti conquistati al primo turno).

Appare evidente che l’Italicum è congegnato ad esclusivo vantaggio del partito che ha vinto, chiunque esso sia: con l’aiuto di un forte premio di maggioranza, che conferisce automaticamente al suo leader la titolarità del Governo, questo diviene a tutti gli effetti padrone del Parlamento e quindi del Paese, con forte sbilanciamento della divisione dei poteri, principio fondamentale del costituzionalismo liberale.

E allora a chi m'attacco...?
«Faremo tutto noi»

Nessuna nostra proposta ha trovato ascolto e accoglienza: sia l’Italicum che il Disegno di Legge Boschi-Renzi sono diventati norme dello Stato, peraltro votate da un Parlamento non certo dotato di funzione costituente, in quanto eletto ed operante in base ad una legge elettorale dichiarata illegittima da una sentenza della Consulta del 2014.

Per questi motivi l’Anpi continuerà a impegnarsi contro qualsiasi “riforma” che incida sia sul tessuto costituzionale, sia sui diritti dei cittadini. Diversamente, se tacesse o seguisse una linea di disimpegno di fronte a scelte politiche che non corrispondono allo spirito della Costituzione e della Resistenza, cadrebbe nell’opportunismo, che non appartiene certo al suo Dna.

Aldo Bartoli
Presidente del Comitato Provinciale Anpi di Pistoia

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