covid-19, bibbiani & censure. GIORNALISTI VIL RAZZA DANNATA 11. QUALCUNO DICEVA: «A FARE A GARA A FARE I PURI, TROVERAI SEMPRE UNO PIÙ PURO CHE TI EPURA»

La sinistra benpensante di oggi non fa sconto ad altri che a se stessa. Essa è pura, è santa, è forte, è bella: come il culo della padella

POVERO PIETRO,

INVECE D’AVANZARE SI VA ’NDIETRO!


Chissà che non ci impongano di farci anche sciacqui e gargarismi…

 

IL TITOLO non ha bisogno di spiegazioni. Come è appena il caso di ricordare che Linea Libera, discendente di Linee Future (testata miseramente strozzata dagli industriali di Pistoia), a sua volta discendente di Quarrata/news è un organo d’informazione davvero libero, davvero super partes e davvero capace di dare voce a tutti indistintamente.

La medaglia non ce la attacchiamo da noi; non ci auto-incoroniamo come Napoleone. Il certificato ce lo dettero due personalità al di sopra di ogni sospetto: gli onorevoli Pd Caterina Bini e Edoardo Fanucci, quando parteciparono e intervennero attivamente alla festa di compleanno del giornale a Villa Cappugi nel 2015.

Questo vuol dire, forse, che siamo asettici come se ci fossimo lavati con l’Amuchina? Assolutamente no: abbiamo le nostre idee; e ben precise. Ognuno le sue. Ma allo stesso tempo permettiamo anche agli altri di dire quello che si sentono di dire: su queste pagine parlano da Forza Nuova ai Carc perché «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».

Ma nell’articolo 21 della Costituzione appena citato, la stampa di cui si parla è quella davvero libera e democratica, non quella di regime e del perbenismo ai tempi del Coronavirus o “cornavirus” come dice Bergoglio. Tra il 1° novembre 1967 e oggi, 18 maggio 2020, corrono esattamente 19.557 giorni, pari a 53,54 anni: la mia intera partecipazione al «banchetto del padre», il giornalismo attivo.

In questo oltre mezzo secolo di oscenità ne ho viste e passate di tutti i colori e ho avuto tre censure assai democratiche: tutte, mi spiace dirlo, provenienti da sinistra (fosse Dc di sinistra o Pci o giornalisti orbitanti in àmbito Pd, non fa differenza).

A questa venerabile “età giornalistica”, essendomelo sempre permesso prima, oggi più che mai mi arrogo (pensate che arroganza spocchiosa!) il «diritto di esprimermi secondo Costituzione», un diritto negato da tutto lo staff di puzzolenti burocrati rosati italiani, di non presidenti (del con[s]iglio e della repubblica), di giudici costituzionali che non richiamano nessuno all’ordine: non quello costituito, ma costituzionale. L’ultima presidentessa (o presidentA?), Marta Cartabia, invece di dare del birbantello a Giuseppi il Pio, scriva una bella lettera a Mattarella e lo riporti sulla retta via senza tanti salamelecchi di circostanza!

ASCOLTATE ATTENTAMENTE PAROLA PER PAROLA

VI DICE NIENTE QUESTA “CITAZIONE”…?

Tre volte, dicevo, ho subito censure:

la prima fu a cura di un gentile signore, esponente della Dc di ispirazione rossa, che cercò di stopparmi quando lavoravo a La Nazione. Pretendeva che mi imponessero di vederla in un solo modo, cioè come lui.

Fu una vera rottura di coglioni, ma né Alberto Ciullini né Valeriano Cecconi mi imposero alcunché. E la punta della lancia della repressione si spezzò contro la roccia. Guardate che non scherzo: nel mio archivio personale ho ancora la lettera del signor democratico della Dc!

Nun me tocca’, làssame sta’ ca è meglie… Je so’ ’o PaDretern!

la seconda venne (e, stavolta, ottenne successo) grazie al profondo rispetto democratico di uno dei capi-redattore centrali del Tirreno. Erano gli anni 90, confezionavo la pagina di Quarrata-Agliana-Montale, e una sera d’agosto rientrai a casa, a Montorio di Quarrata, (verso le 21) dopo aver finito tardi di passare la pagina.

Stavo cenando quando, una quarantina di minuti dopo, mi chiama la collega Monica Fontani, che era di turno: «C’è un problema sull’apertura… Mi dicono che non può passare quella che hai messo tu, perché darebbe troppa noia all’amministrazione Pci-Dc di Stefano Marini… Io non so come fare. Bisogna che tu torni in redazione e che tu faccia un’apertura diversa…».

La Monica era imbarazzatissima. Seguiva la Pistoiese e di politica, zero. Dovetti lasciare il boccone a mezzo e tornare a Pistoia, al circolo Pio X, ultimo piano, e riscrivere l’apertura. Questa cosa mi dette enorme fastidio: questa cosa è il «termometro della democrazia» del Pci-sinistra, cari lettori

la terza censura sulla libertà di opinione, l’ho subita, per ben due volte, grazie a certi campioni delle commissioni di disciplina dell’ordine dei giornalisti di Firenze: cioè – ma guarda! – proprio dai difensori istituzionali della libertà di opinione di cui all’art. 21 della Costituzione.

Questi due episodi sono un po’ più complessi, ma comunque semplici da illustrare a grandi linee ai sanissimi e purissimi democratici riformisti di Pistoia che, in queste ore, stanno massacrando Lorenzo Galligani.

Sarò estremamente chiaro, come sempre. Galligani ha fa fatto una cazzatissima e ne sta pagando le conseguenze. Ma non certo peggiore di tante altre vomiterìe intrecciate a ghirlanda con i fiorellini di serra e confezionate dal Pd di uomini impelagati nelle peggiori nefandezze della storia, nelle più dilaganti ruberie, nei peggiori inganni a danno del popolo, nelle truffe contro lo stato attraverso le continue rapine di Onlus e Coop dell’accoglienza.

Ma ancor più Galligani ha fatto la cazzata di seguire la prassi nota come «mettiti in ginocchio e para il culo». Si è messo, infatti, nella posizione, in cui i cinesi pongono i loro cittadini da sopprimere, sul prato verde dello stadio per poi sparargli nel cervelletto. E probabilmente anche il capogruppo FdI farà la fine di un qualsiasi Cin-Cian-Pai di Wuhan.

Ma il maleficio storico peggiore che c’è, ritengo che sia quell’invenzione del «pentirsi», che disonora il genere umano umiliando chi ha sbagliato con la pretesa di una genuflessione alle pie donne del cazzo politicamente corretto.  E che nessuno rompa, perché la satira parla anche così.

La destra non ride e non brilla per niente per ciò che fa: ma, men che mai, per essersi rieducata all’autodafé imposto dai radical-Rolex del correttismo. Dall’altra parte, però, la sinistra fa ancor più senso perché, dall’educare il popolo alla rivolta contro l’oppressione, è passata al rieducarlo alla schiavitù (Cei, Zuppi e Papa concordi), convincendolo che la vita è amore universale e fiori rosa, fiori di pesco o – come diceva la barzelletta – «zitto, Pierino, e puppa!».

Un corno! Anche d’Africa. Non è di fuori pensare che, nel più assoluto silenzio e anonimato, Lorenzo Galligani in queste ore stia passando il più brutto quarto d’ora della sua vita: solo, appestato e rincorso a sassate e bastonate come il famoso «capro espiatorio» degli ebrei. Ci vuole sempre uno che possa essere massacrato: o non lo dicono le sinistre a Salvini? Perché per loro non dovrebbe essere la stessa cosa? O loro sono di pura razza ariana e gli altri cacca?

Galligani sarà – ne sono certo – riempito di insulti a sfare (perlopiù anonimi, perché il popolo demokrat lavora così) e magari anche di pesanti minacce, perfino di morte. Ma – ripeto – non ce lo dirà mai nessuno, tanto meno lui. Se però a Galligani si fa questo, cosa dovrebbe essere fatto a chi, come certi piddini di chiara fama, confezionano fake news di giorno in giorno?

Eppure (prima o poi vedrete due episodi concreti di cui vi parlerò con dovizia di particolari in nome della libertà di stampa negata dagli stessi padroni dell’ordine dei giornalisti toscani) a chi è dalla parte del giusto, tutto è concesso e perdonato, a chi è dalla parte sbagliata, legnate e calci in culo.

Aldo Morelli. Il re d’Inghilterra non paga

Poi c’è anche un’altra cosa da aggiungere. Me l’ha suggerita un uomo del popolo, indubbiamente non fascista, indubbiamente di fede democratica, un amico, spesso anche rompipalle ma diretto e sincero, Salvatore Maiorano.

È la storia di Aldo Morelli, capitano di lungo corso del Pci-Pd, condannato in primo e secondo grado per offese al Maiorano e che si rifiuta di pagare quanto il giudice (in cui il Pd sempre confida senza riserve, come i cattolici in dio) gli ha imposto di versare alla persona offesa.

A questi uomini del Pd, benedetti dalla verità e dalla chiesa, cosa dovrebbero scrivere, a caratteri cubitali, i difensori del politicamente corretto?

A casa mia – ma potrei sbagliarmi e se mi sbaglio abbiate pazienza – tutto questo si chiamerebbe schifo. E a casa vostra come si chiama? «Scambiatevi il segno della pace»?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritti di Amleto: quant’è vile chi sta chéto

Il pisellino lussurioso del narcisismo

Se la politica venisse fatta non con “squassi di pugnette” su Facebook, ma solo sui veri organi d’informazione, forse godreste tutti meno perché non potreste certo manovrarvi a sproposito il pisellino lussurioso del narcisismo, ma non sareste neppure costretti a chiedere scusa ogni giorno a gente che non è meno cacca di voi! [dal famoso Primo Discorso Apocrifo dello Zio Stalin al Comitato Centrale del Pcus, ottobre 1947]


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