covid-19 & caos. TUTTO IL MONDO È PAESE E TUTTA LA SANITÀ TOSCANA SI CHIAMA ROSSI

Vediamo cos’hanno ora da strombazzare e reclamizzare gli uffici stampa di una Regione scoppiata in un servizio alla salute che ha fatto acqua da ogni parte. Riusciranno i nostri eroi della tastiera a farci bere la “magica pozione” che fa tornare fiorenti perfino le mummie del Museo Egizio di Torino? E chi ha difeso e difende l’indifendibile non dovrebbe essere messo sotto accusa?
Il sistema sanitario toscano, gonfiato con gli estrogeni della propaganda politica, nato vecchio con lo schema dell’intensità di cura, è schiantato per eccesso di doping. E ora?

TROPPE BALLE, PRESIDENTE:

TUTTE A DANNO DELLA GENTE!


E SE IL GOVERNO VOTA IL «MES», ASPETTATEVI TAGLI DAL 30 AL 40%
DI STIPENDI E PENSIONI
CON UNA BELLA PATRIMONIALE IN REGALO STILE GRECIA


Se puntiamo sull’istruzione siamo fritti! [Grazie a Adele Tasselli per la foto]

 

VIVA LA NUOVA RESISTENZA
DEGLI UOMINI LIBERI!

 

OGGI occorre raccontare tre cose recentissime. Tre uova di struzzo che rappresentano perfettamente il caos in cui versa la Toscana Felix di Enrico Rossi; un caos metodico che ha saputo realizzare in questi anni durante i quali ha dimezzato i posti letto, chiuso ospedali poi fatti andare in maceria come il Ceppo di Pistoia o il Pacini (il San Pacini, per l’aggiornato ufficio stampa di Morello Marchese – Usl Toscana Centro), mandato in pensione personale anziano o ritenuto in esubero e, in parole povere, assassinato il servizio sanitario per far piacere a Europa, Napolitano, Monti e succedanei fino al fake Conte2 dell’altro ieri.

E tutto questo – nonostante i pezzi incensatorii delle «veline di regime» blindate anche dall’Ordine dei Giornalisti – ci espone ora a ogni tipo di rischio e ingiuria: senza distinzione fra «cattivi fascisti del sovranismo» e «santi democratici del progressismo» mirante al “torniamo felicemente alle condizioni dell’800” o al tempo della Spagnola, di cui fu impestata anche la mia nonna materna cavandosela non si sa come.

SPACE BALLS
Episodio 1

Una contraddizione dietro l’altra

Mi ha scritto una ex-allieva, D.G.:

Allora, ho un quesito estremamente polemico (niente di nuovo). Io sabato pomeriggio devo entrare al lavoro in un posto nuovo, ma essendo stata a contatto con persone Covid, scelgo di fare l’esame sierologico per tutelare sia me che le persone con cui verrò a contatto.

Ieri pomeriggio chiamo Cup Solidale a *** chiedendo di poter fare l’esame a pagamento: mi dicono che sono bloccati e mi invitano ad andare sul sito web per avere più informazioni. Vado sul sito e trovo una schermatina come quella che si vede  nell’immagine.

Ieri sera al Tg5 delle 20 annunciano che i test, da effettuare come prevenzione sul territorio nazionale, sono solo l’esame sierologico e il tampone nasofaringeo.

Quindi, se il tampone lo fanno solo in casi con polmonite conclamata, è chiaro che il test sierologico, dato che le prenotazioni sono inaccessibili, quella gran mente di Rossi non vuole che venga fatto e mi impedisce di poterlo fare.

Domanda: è questa la perfetta sanità della Regione Toscana? O è un vero e proprio caos di disorganizzazione?

A chi dà la risposta giusta: tampone ed esame sierologico immediato e gratuito.

A chi sbaglia: soggiorno di due settimane in strutture non-Covid, ma con possibili transiti di infetti/infettanti non riconosciuti causa errore del primo tampone con risultato negativo.

SPACE BALLS
Episodio 2

Stamattina, tra le 12 e le 13, in Conad a Pistoia (non si dice volutamente quale delle due) persona matura in fila per la cassa dopo avere fatto la spesa.

Il signore è fortemente incazzato per il fatto che sua madre (residente a Pistoia), assai anziana, è stata destinata a passare due settimane all’ospedale di Pescia, struttura da tutti dichiarata efficientissimamente no-Covid.

Che avrà fatto l’anziana donna? Avrà sbagliato la risposta alla domanda di cui al paragrafo Space Balls Episodio 1?

Analizziamo bene la situazione: da Pistoia si prende una persona molto anziana, si infila in una ambulanza e si spedisce come un pacco a Pescia: 30 km di distanza.

Ospedale Pescia? Tutto a posto è sempre stato detto…

Familiari: fanculo. Coronavirus: fanculo. Problemi della gente che non può uscire: fanculo. Il figlio era giustamente imbestialito.

Anche troppo poco – dico – se si pensa che, per costruire il «gommone San Jacopo» se ne fecero di ogni specie e si lasciò al macero il Ceppo che era: 1. in città; 2. comodo da raggiungere per tutti senza dover prendere una diligenza del Copit per attraversare il deserto dei Tartari; 3. vicino ai negozi; 4. dotato di padiglioni ben separati e isolabili subito; 5. con due o trecento (o più) posti letto rispetto al San Jacopo – dove fra l’altro, all’inizio, per un errore di progettazione, l’impianto di areazione diffondeva, senza badare a spese, anche l’aria passata per il settore delle malattie infettive, isolato solo sulla carta. Evviva la ridistribuzione della ricchezza!

E qui occorre una «parentesi esplicativa» comprensibile anche alla “gatta idraulica” della mia ex-allieva Michela – idraulica perché ama salire sulla tavoletta e ispezionare il water da vicino.

Luca Cei, che si firmava Avv. senza esserlo, e Roberto Abati, il direttore più bravo del mondo che distribuiva regalie in posizioni organizzative ai propri dipendenti

Poiché scrivevamo che non era vero quello che «tromboviolinava» la signora Daniela Ponticelli dall’Izvestija dell’allora direttore generale Roberto Abati, il non-avvocato dottor Luca Cei (quello non-ancora-avvocato che regalò tutti i letti del Ceppo all’ospedale di Livorno) pregò gentilmente una delle commissioni di disciplina dell’ordine dei giornalisti, di farci tacere.

Risultato: censura per chi scrive, inviato subito al gulag come un qualsiasi Aleksandr Isaevič Solženicyn.

Una volta era la chiesa a pretendere abiure e rinnegamenti pubblici (Giordano Bruno, Galileo Galilei, Inquisizione, autodafé etc.). Da quando il clero vota compatto a sinistra, è il partito dei democratici-democrItici che ha preso il posto della chiesa e punisce chi racconta la verità che non deve essere detta in nome del bene del popolo.

Il collegio giudicante (Gianfrancesco Apollonio, presidente e istruttore; Giampaolo Marchini, segretario e Simona Poli, membro), mentre noi sostenevamo, dati alla mano, che quanto diceva la Ponticelli era solo “propaganda di regime”, adottò comunque il Codice Lenin: imbavagliare chi parla contro.

Ma oggi, questi tre signori, campioni di «eticismo giornalistico», cosa dovrebbero dire dinanzi al fatto che – c’è voluta la peste Covid! – i posti letto, come sostenevamo a Linee Future e Linea Libera, erano almeno un terzo meno al San Jacopo rispetto al Ceppo?

Sbagliamo e dobbiamo essere fucilati se oggi ci facciamo convinti che c’è contiguità tra Pd e certi piccoli orticelli di PoDere, coltivati a cipolle e zucche, ma estremamente utili a sostenere chi comanda spesso imbrogliando il cittadino?

SPACE BALLS
Episodio 3

Caos anche nella sanità di Lucca

Leggetevi questo file pdf che viene da Lucca. Non è una presa in giro, né un «monta qua, tu vedi Lucca; monta qua, la vedi tutta».

La città scoppia di Covid e ha bisogno di letti e di medici. Soprattutto anestesisti. E un consigliere comunale alza la voce sostenendo che non si possono tenere 6 anestesisti (personale indispensabile per la cura del Covid) a Barga in un reparto-nascite che non fa nascere neppure 1 bimbo al giorno. Se ho capito bene.

Vi lascio alla lettura e al vostro cervello: se ce la fate, capirete che tutto il mondo è paese e tutta la sanità toscana si chiama Rossi, cioè «nebbia e foschia nel padule di Bientina». Alias: caos, disorganizzazione, sottostima dei bisogni e sottostrutturazione a sovraccosto dei servivi. Se non ci arrivate, finirete con il farvi aiutare dal Covid.

YOGURT IL SAGGIO E L’ANELLO DELLA FORZA
TROVATO NELL’UOVO DI PASQUA

Giuseppi ha fatto la scorta…

L’11 febbraio scorso su Libero veniva data la notizia (mai smentita, perciò vera) che Giuseppi aveva fatto esplodere la spesa per il caffè servito a Palazzo Chigi.

Fino da allora, evidentemente, lui sapeva che sarebbe arrivato il momento del «chiuso per Covid».

Provate a andare in un supermercato e a chiedere di acquistare una caffettiera o un filtro per la Moka: è vietato. Scena vista per due volte alla Coop e alla Conad di Pistoia. Disperazione di chi non può farsi il caffè in casa né andarselo a prendere al bar.

Ma il Covid viene forse spedito dalla Cina nascosto come un clandestino nelle macchine da caffè, nei filtri delle Moke, nelle padelle e nelle pentole?

Una Moka è come un sigaro: non si rfiuta a nessuno

Che cazzo di logica è, scusate, far fumare a tutta randa la gente tabagista e impedirle di comprarsi una caffettiera se è caffeinomane? Queste cose succedono solo in Italia con il Pd o in Corea del Nord con Kim Jong-un.

PiDiozia d’Italia, prendetene coscienza: fate pena!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Lottiamo tutti per i diritti oggi negati

Il carrozzone va avanti da sé
con le regine, i suoi nani, i suoi re
per far paura a campagne e città
così il potere rimane a chi l’ha…
                         [Renato Zero apocrifo]


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