covid-19 e piante. PRIMA DI TUTTO IL PROFITTO: «VIVAI APERTI. TANTO CI LAVORANO GLI ALBANESI»

Chi assicura a questi lavoratori che tutte le misure sono state prese e si stanno eseguendo con molta minuziosità? Quali e come si stanno facendo i controlli? Una battuta che raggriccia la pelle anche se “spiritosa”…
Aferdite Shani

 

di AFERDITE SHANI
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UNA BATTUTA di un commento su Facebook: “Vivai aperti. Tanto ci lavorano gli albanesi”, pur nella sua banalità nasconde tanta verità.

È oramai assodato che l’emergenza Coronavirus è (e sarà) una vera bomba anche per l’economia locale. Se e quanto riusciremo ad arginare i suoi effetti distruttivi, lo dovremo capire più avanti. Ora, necessità assoluta, prima di ogni altra cosa, e senza perdere tempo, è proteggere la vita delle persone e la loro salute.

Covid-19 è capitato proprio all’apertura della campagna di vendita 2020 del settore florovivaistico. È in queste settimane che i pistoiesi fanno il maggior volume d’affari, soprattutto con l’estero. Quindi, piazzali pieni, camion da caricare in fretta, sistemare, pulire e predisporre le vasetterie. Tutto velocemente perché chi si ferma è perduto! Ma la pandemia in atto in tutto il mondo ha reso il contesto alquanto difficile.

Di fatto però, gli addetti al vivaismo continueranno a lavorare. Il decreto Dpcm del 22 marzo, espressamente permette alle attività con Ateco 01 “Coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali” –  di cui la maggior parte delle aziende vivaistiche pistoiesi – di non fermarsi. Ma senza rigide misure di precauzione e protezione, quali saranno gli esiti?

È evidente che un settore come quello florovivaistico che ha mantenuto l’economia locale e regionale in tempi di crisi e non, e che è stimato a 700 milioni di fatturato, comprensivo di indotto (500 senza indotto), producendo il 35% delle piante ornamentali da esterno italiane e il 5% dell’Unione Europea, ha una certa valenza davanti alla politica e alle istituzioni.

La ha avuto in passato quando si esaminavano i danni dei prodotti chimici all’ambiente, o i regimi fiscali agevolanti rispetto ad altre imprese manifatturiere o quelle terziarie. A queste si è aggiunto il costo abbassato di manodopera e la spinta di molte micro e piccole imprese, per lo più immigrate, che offrono i famosi servizi in outsourcing a prezzo conveniente.

Infatti è dagli anni 80 che il settore è in forte crescita, ed è soprattutto negli anni 90 che acquisisce una struttura di produzione quasi industriale per quantità, velocità e qualità. La richiesta del mercato globale di ritirare i prodotti durante tutti e dodici mesi dell’anno, esigono manodopera e tanta disponibilità. Ed è così che si era creato l’ambiente perfetto per l’immigrazione, prima dal Marocco, e successivamente negli anni 90, caduti i muri, anche dall’Albania.

Oggi gli albanesi a Pistoia sono oltre 11mila, e le partite iva registrate come coltivazioni agricole di nazionalità albanese, 600 (dati 2012). Per un settore che contra di oltre 5.200 ettari di colture e 1.500 aziende specializzate, e che dà lavoro a oltre 5.500 addetti diretti, e se di questi ipotizziamo ora circa 3mila albanesi, ecco che la battuta infelice diventa attendibile.

Le aziende pistoiesi stanno in piedi anche (e non poco) grazie agli albanesi [foto Tesi Group]
Si è preso poco in considerazione, negli ultimi anni, l’apporto economico degli albanesi al settore, in termini di reddito, fatturato o numero di addetti. Si è lasciato più campo invece al susseguirsi di cronaca nera e di cronaca gialla, di incidenti, furti e danni (se si effettua una banale ricerca su Google: “operai albanesi vivaisti Pistoia” bisogna saltare la prima pagina per trovare informazioni minimamente adeguate a descriverne le realtà).

Oggi è imperativo interessarci alla salute e alla vita di queste persone e di queste famiglie. E la preoccupazione è endemica al settore e alla sua organizzazione del lavoro. Se a questo aggiungiamo il fatto che sembra si stia creando un caso Pistoia dove troviamo 215 casi positivi su una popolazione di circa 292mila, tale da portarla alla città più colpita in Toscana, allora meglio prevenire che curare!

Per cui, “se tanto ci lavorano gli albanesi”, agli albanesi chi assicura che tutte le misure sono state prese e si stanno eseguendo con molta minuziosità? Quali e come si stanno facendo i controlli?

Il tempo è il maestro migliore, ma è anche quello che non perdona. Non possiamo trovarci tra due o tre settimane con una nuova esplosione: albanesi nei vivai – infetti in massa di coronavirus?

Aferdite Shani
[redazione@linealibera.info]


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