covid-19 & giornalisti. LE PUTTANATE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS FRA POLITICALLY CORRECT, CERVELLI ALL’AMMASSO E ARRESTI DOMICILIARI

Quanti miliardi di anni luce sono passati da quando, in Berlinguer ti voglio bene, alla Casa del Popolo si teneva «iccurturàle» dal titolo: «Pòle la donna pareggiare con l’òmo?». «Risposta: no!»

SETTE SPOSE PER SETTE FRATELLI

CIANCE A BIZZÈFFE E ZERO CERVELLI


Irene Soave: sa lei come insegnarci che… son brave!

 

Nobody removes from my brain what I believe
that Adam’s pole was the serpent of Eve,
and that the serpent standing on the branch
was not the Devil, but Adam’s French!

A me dalla testa nessuno mi leva
che il palo d’Adamo fosse il serpente di Eva
e che quel serpente che stava sul ramo
non era il demonio, ma il pipi di Adamo!

[Antico graffito nel cesso
del Liceo Forteguerri]

 


Mario Giordano. La Verità, 17 aprile 2020

 

I NOBEL per la letteratura – giornalisti e scrittori con le palle vere e non con delle pere cosce mezze mézze attaccate all’inguine – un tempo scrivevano opere d’arte come L’amore ai tempi del colera o Memoria delle mie puttane tristi; opere dinanzi alle quali perfino un qualsiasi imbecille sente il dovere di togliersi il cappello, di osservare un minuto di silenzio e di avvertire un brivido che si espande dal cranio (pur se quasi vuoto) fino alla punta dei piedi, perché sente accendersi la scintilla Dellamore e di altri demoni.

Vero è, però, che tra i tempi del colera e quelli del coronavirus è passato quasi mezzo secolo; e troppe, di cose, ne sono cambiate: i coglioni sono diventati, appunto, «pere cosce mezze mézze attaccate all’inguine» o, peggio, susine in marcescenza; i cervelli sono stati geneticamente modificati dal sessantotto[mi]simo profittatore e quadrupede; e il comunismo del Pci di quell’imbroglione di Napolitano si è adattato alla chiesa riforma[ggia]trice dell’ecumenismo filo-musulmano e politeista, con l’intrusione di San Mammona come elemosiniere principale, addetto alla raccolta del grano.

Cervelli in pappa e giornali, un tempo vere piramidi e obelischi di autorevolezza, ridotti a sciacquature di tazze da tè dopo ricciarelli di Siena andati a male con pasta di mandorle che gronda amigdalina, sostanza notoriamente velenosa perché ricca di cianuro. Ed è di questo che vorrei dare qualche esempio: magari, qualcuno non ancora del tutto cotto, potrà capire, afferrare e apprezzare.

La prima cosa bella – rubrica di la Repubblica web – è un brillantissimo articolo di una soave fanciullina, Irene Soave (un nome un programma, direbbe Aristotele: Irene è = a pace; soave si sa cosa significa, e potremmo spingerci fino alla «pace eterna»), che si interroga (e vorrebbe suscitare in noi una certa qual curiosità) sulla superiorità del sesso femminile rispetto a quello maschile nel guidare gli stati.

Questo potrebbe anche essere, se non si pretendesse di estendere 7 soli esempi di 7 sole virtù capitali (e non vizi come insegnerebbe Francesco con il suo umile [b]orgoglio) a livello di mappamondo.

Antonio Gramsci

Non mi pare che l’Irene abbia le physique du rôle della politologo-filosofa, quanto piuttosto il profilo di una ferragnina non bionda ma in color nero. Eppure il Corriere, Vangelo del Nord progressista, le dà credito e spazio nonostante che le vere fake news non siano le bombe tirate da gente come il bomba-Renzi, ma elementi costitutivi di quei calmanti, analgesici, antidolorifici (come I Promessi Sposi) che non piacevano punto a Antonio Gramsci: la gente, per lui, non si educa con lo zucchero e con il miele, ma con il realismo della carta vetrata. Spiacevole? Forse. Ma estremamente efficace. Funzionò anche nel 1917 a San Pietroburgo.

Le palle, a pere cosce mosce e mézze o a susine in marcescenza, ce le hanno anche i geni che professano di essere niccianamente aldilà del bene e del male. E mi riferisco, come secondo esempio, a un titolo di prima pagina di La Verità di oggi, 17 terzo  venerdì nero 2020, di un bisestile. Un titolo significativo, per chi sa l’italiano e non parla inglese come Renzi e/o Di Maio: «Vogliono fare un golpe con il deretano degli altri».

Il sessantotto di don Milani & C[omunisti] non ha lasciato scampo a nessuno, neppure agli strilloni come Mario Giordano: la melassa del politically correct ha rammollito pere e susine a tutti, indistintamente.

Giovanni Gentile

A parte il fatto che la sinistra che avanzava ha imposto a tutti l’inglese che non sa, tant’è che in ospedale – almeno in Toscana – si parla la lingua di Beppe Severgini, paggetto della regina Elisabetta, donna indubitabilmente con le palle, e di toro. A parte questo, nella vera scuola italiana, quella, cioè, di Giovanni Gentile e non dei Decreti Delegati di cacca «passa tu che passo anch’io» (fino a questa minestra riscaldata della Lucia Azzolina), l’insegnamento dell’italiano prevedeva, senza tanti giri di parole e diti in culo, anche la «proprietà di linguaggio»: una cosa va detta come va detta e non come si può o, tantomeno, si deve dire perché non sta bene dirla in altro modo.

Il deretano, oltre che essere una parola orrendamente straziata nella composizione da bon-tonisti, avverbio + sostantivo (deret + ano), non è certo meno intrinsecamente rozza e/o volgare, per quanto esprime, di «buco del culo» o più semplicemente culo senza tanti rigiri.

E se l’espressione è nata come «col culo degli altri» perché, Giordano, così tanta pruderie e così tanto impegno per dire-senza-dire ma costringendo gli altri a pensare comunque in maniera politicamente scorretta? Mi spiace, Mario, ma assomigli a quei preti che, in confessionale, dinanzi a un «ho commesso atti impuri», iniziano a voler sapere con le famose cinque W di 10 in amore: chi, come, quando, dove e perché. Una vera e propria… «insana puttanago» (pseudolatino, obviously!). Smetti di cazzeggiare e: o inizia a dire le cose come stanno oppure dàtti all’ippica. Sarebbe molto più dignitoso. La lingua non è scorretta di per sé: lo è quando se ne vuole far cogliere la scorrettezza senza indicarla direttamente.  Come fanno le «troie di paese» quando si scagliano contro le puttane (ricordi  le cagnette di De André contro la povera bocca di rosa?).

Il ministro Lucia Azzolina non sa una parola d’inglese e non sa usare un computer: ma è passata al concorso da Dirigente Scolastico. Brava!

Dulcis in fundo ovvero, il beghinismo mortale/morale di chi non ha faccia ma culo. I censori censurabili e censurandi: i giudici che giudicano ma non vogliono essere giudicati. I signori che fanno parte dell’ordine/disordine, di cui anch’io faccio parte, ma di cui non mi sento parte: i giornalisti.

Qualche tempo fa il direttore del Carlino di Bologna ricordava che la gente sputava su Mussolini, quando teneva comizi, con l’esclamazione «zurnalesta!», cioè giornalista; un qualcosa di riprovevole. E non è che la situazione sia poi così tanto cambiata.

Oggi ai «zurnalesti» si danno testate in viso, gli si fracassa il setto nasale, si minacciano quando stanno facendo il loro dovere in strada e altrove, gli si augura di morire di covid-19.

Carlo Bartoli, presidente dell’ordine, caro amico e persona che stimo e a cui voglio bene (quando lui era capo a Montecatini, io facevo la pagina di Quarrata-Agliana-Montale da Pistoia sul Tirreno) anche perché ha convinto l’ordine stesso ad aprirsi più di prima ai giornalisti sfruttati, si scandalizza e punta il dito contro chi se la prende con i colleghi che lavorano.

Mi spiace vederlo così in pena per problemi di questo genere, ma a volte vorrei chiedergli, in tutta amicizia e sincerità, se crede che, alla base di questa avversione per i giornalisti, il popolo dei lettori non abbia una qualche ragione più che motivata per tutta la diffidenza che nutre nei loro confronti.

Di zurnalesti ne conosciamo più di uno…

Perché personalmente non è la prima volta che vedo alcuni di questi «zurnalesti» affrontare sedute di commissioni disciplinari in cui non si esaminano i fatti denunciati usando la saggezza salomonica, ma solo la simpatia o l’antipatia per certe parentele ideologiche o razziali (ove si intendano i colori dello spettro e non della pelle).

Perché giornali e giornalisti, anche in Toscana, sono, a mio avviso, non fedeli cronisti, ma, fin troppo spesso, piazzisti di un sistema PoDere che regge, sostiene e propaga le idee di un vaccino che serve a sviluppare più l’acefalìa di gregge che una vera e santa coscienza critica.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritto di tutti i diritti naturali oggi negati

La lingua batte dove il dente duole:
ma chi intende ingannare non lo vuole!


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