covid-19 & italia al macello. CARI DEMOCRiTICI FILOTEDESCHI E TRADITORI DI CHI VI MANTIENE: «SEMEL IN ANnO LICET INSANIRE!»

Battute e metafore sul mondo della fine. «Quella mattina c’era compito di latino. E la professoressa Vannucchi ci aveva dato la versione in cui si racconta della vecchia che si presenta al re Tarquinio per vendergli i “libri sibillini”»

Non sono sovranista a occhi chiusi e non mi interessa essere più bravo o superiore rispetto agli altri: voglio solo vivere in un paese libero e rispettoso delle regole e della legalità, una nazione all’opposto dell’Italia di oggi. Se chiedo troppo, ditemelo e spiegatemi il perché, signori della filosofia europeista
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IN VENT’ANNI QUEST’ITALIA

I PADRON L’HAN DATA A BÀLIA!


Viva l’Europa: dobbiamo stare tutti vicini vicini. Ora senza più l’Inghilterra che ha tagliato la corda. Ma noi siamo sempre sotto…

 

VIVA LA NUOVA RESISTENZA
DEGLI UOMINI LIBERI!

 

NELL’INVERNO del 1960, terza media a Quarrata, nella vecchia canonica della chiesa di Santa Maria Assunta diretta da don Aldo Ciottoli, quando pioveva, la pioggia (eravamo sottotetto) ci cadeva sui banchi. E quando accendevamo la stufa di terracotta, il fumo ci faceva «aggozzare»: era, infatti, più quello che rientrava in aula che quello che scappava sul tetto.

In classe eravamo 14, misti. La nostra grande insegnante di lettere era la signora Marcella Morazzoni Vannucchi, figlia di un capitano disperso in Russia: perfetta e inflessibile come, anche lei, un ufficiale dell’esercito.

Venivamo falciati quasi ogni giorno, dato che eravamo in pochi: ma la caserma era così e nessuno fiatava. Allora non c’erano ministri come la Fedeli o l’Azzolina, pronta passare tutti ope legis! Tre classi, un bidello (il Giusti della Caserana), altre due mitiche falciatrici di giovani virgulti: la professoressa Agher Santoro, più dura del ferro (gente che sapeva e pretendeva: e che non spiegava leggendo sul libro come oggi!) e la professoressa Diana Borelli Fusi, un viso dolce, gioviale e sorridente e… denti a sciabola in bocca.

Quella mattina c’era compito di latino. E la professoressa Vannucchi ci aveva dato la versione in cui si racconta della strana vecchia che si presenta al re Tarquinio per vendergli i «libri sibillini» (da Aulo Gellio).

«Anus ad Tarquinium Superbum adiit novem libros ferens», una vecchia si presentò dinanzi a Tarquinio il Superbo con nove libri… Glieli voleva far comprare.

I profeti annunciano solo sventure, ma gli idioti vedono solo «Paesi del Bengodi»…

Una mia compagna, la Mila, dopo un po’ che si arrabattava senza venire a capo dell’enigma, chiese ad alta voce alla professoressa: «Signora, ma anus lo posso tradurre con ano?».

Di Pietro – l’ho scritto decine di volte – non ricordava il professore con cui si era laureato, mentre io ricordo ancora, con piacere o dolore o rabbia, certi particolari (e molti altri). È proprio vero he dio non ci ha fatto tutti uguali.

Il silenzio, già di tomba, si fece ancor più profondo che mai. Perfino il respiro del plotone dei soldatini si fermò: tutti intenti per sentire… l’oracolo.

E ho ancora negli occhi il viso della Marcella che accennò un pallidissimo sorriso senza scomporsi, e vaticinò: «Mah? Se lo ritieni opportuno…».

A domanda, nessuna risposta: ma lì eravamo a scuola, non in mezzo all’emergenza Covid-19. E il direttore d’orchestra era una professoressa con i fiocchi, non una Merkel o un Conte o un Gualtieri o degli olandesi negrieri e collaborazionisti dello Zio Hitler.

E non era neppure questione di vita o di morte, ma di una battuta, ancorché estremamente significativa: anus/vecchia, anus/buco del culo (da cui anche anello, per i più quadrupedi saputelli di oggi; diminutivo che significa, appunto, buchino di culo). La lingua è meravigliosa e, di solito, batte sempre dove il dente duole.

Tutto questo – guardate che razza di prodigio è l’analogia! – mi è schizzato alla memoria vedendo il filmato che ho messo in testa a questa nota divagante. Un video che dovrebbe illuminare la zucca agli italiani a prescindere da cosa votano e pensano in politica, solo per il fatto di ricordar loro di riflettere – razionalmente e non con la confusione dell’emotività insulsa dell’animale – su come l’Europa dei democritici e progressisti si comporta dinanzi alla fine del mondo cui sta andando incontro il Vecchio Continente. Vecchio di cervello, non d’altro.

Togli una consoNante…

Diego Fusaro parla di «semel in anno licet insanire», una volta all’anno (come a carnevale) è consentito uno strappo alla regola, un comportamento da insanus (= pazzo, scemo). A me verrebbe da dire altro, togliendo una N ad anno e alludendo – come i democratici radical Rolex permetterebbero a Crozza – al buco del culo, che fortunatamente esiste, sennò sai quanto sarebbe breve la nostra vita, una volta riempito tutto il tubo intestinale!

Insomma semel in ano licet insanire, ovvero per «una volta dovrebbe essere lecito pazziàre (a Napoli) nel buco di culo» ovviamente dell’Europa. E ovviamente piantandoci dentro, una volta e per sempre, senza rancore, ma con un senso inestimabile di sollievo e liberazione, l’asta di quella bandiera stellata che non ha mai fatto altro che tirarci calci negli stinchi, pretendere quattrini a bizzeffe, imporci anche la misura dei cetrioli e degli zucchetti solo per metterci in ginocchio.

Vorrei ricordare che, sotto il profilo storico, è stata la sinistra post-comunista degli Occhetti, delle ochette e dei Napolitani, dei nani e delle ballerine, a lavare la gloriosa Prima Repubblica del Benessere (pur corrotto, ma benessere: tangenti dal 3 al 5% e non dal 30 al 50% come dopo) con le mani pulite ma con un fiume di diarrea.

Non fatevi lavare i piedi dai tedeschi e dagli olandesi o lo faranno con l’acido e vi renderanno storpi e zoppi infilando, con il MES, le mani nei vostri conti correnti e depositi bancari

E che è stato questo delirio sinistrista e trionfale a spingerci nell’abisso solo per poterci fare abbassare la guardia e imporci il novo ordine mondiale dello schiavismo fondato sul sacrificio macelloso delle masse e sorretto, guidato e sorvegliato da nazisti di stato decisi a mantenere, in pochi, potere e profitto personale a danno dei più! E benedicat vos omnipotens Deus

Oggi, Giovedì Santo, 9 aprile 2020, non fatevi lavare i piedi da nessuno, specie dagli europeisti.

Lavateveli da soli e levatevi l’asta della bandiera stellata, che vi hanno infilato a chiacchiere e margarina tedesca, per poi piantarla a dovere fra le chiappe di schiavisti tedeschi e olandesi.

Viva la libertà, viva la vera democrazia!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
A favore di tutti i diritti umani che ci vengono tolti ogni giorno e contro l’oppressione della democrazia falsificata di sinistra

Considerate la vostra sCemenza:
fatti non foste a viver come schiavi
ma liberi. E d’Europa fate senza!



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